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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Goldman Sachs & Renzi preparano l'arrivo della troika

E' arrivata la troika. Ma non quella ufficiale di Bce, Commissione Ue e FMI, è arrivata quella vera, quella cattiva. Si dia un'cchiata all'ultimo report di Goldman Sachs. MAURO BOTTARELLI

Matteo Renzi (LaPresse)Matteo Renzi (LaPresse)

E' arrivata la troika. Ma non quella ufficiale di Bce, Commissione Ue e FMI, è arrivata quella vera, quella cattiva. Ne dava notizia ieri MilanoFinanza, il quale sottolineava che dopo quello di giugno che ha condotto inaspettatamente alla Brexit, adesso tocca all'Italia fare i conti con un referendum che alla fine di novembre ci porterà alle urne per cambiare parte della Costituzione e che potrebbe avere ricadute economiche importanti. 

Gli investitori stranieri, infatti, hanno gli occhi puntati su quello che potrebbe accadere, tanto più che l'esito delle votazione molto probabilmente deciderà il futuro del sistema bancario italiano. Chi lo dice? Goldman Sachs, la quale ha redatto sul tema un lavoro di ricerca corposo che vede la possibilità del No, ad oggi, al 40%. Non è preponderante, scrivono gli economisti della banca d'affari americana, ma soggetta a una vasta area di indecisi che a ridosso del referendum faranno la differenza, così come accaduto nel Regno Unito. 

E come per il Brexit, anche in caso di vittoria del No ecco che la prospettiva di cavallette e piaghe d'Egitto prende forma. Per Goldman, infatti, ci sarebbe un duplice effetto: da un lato il timing è fondamentale, visto che il referendum avrà luogo con ogni probabilità a fine novembre (domenica 20 o 27), in concomitanza con il difficile e complicato aumento di capitale di MPS. Operazione che, stando agli economisti, non si concluderà prima, perché gli investitori vogliono aspettare per capire come voterà l'Italia.

Se Renzi vincesse, allora potrebbe salvare molto più facilmente la banca senese. Se non vincesse, nessuno rischierebbe di scendere in campo per un aumento di capitale oneroso in un quadro politico generale incerto, anche nel caso che il premier Renzi restasse fino allo scadere naturale del mandato, nel 2018. E il mancato aumento di MPS, a cascata, si ripercuoterebbe su tutto il sistema bancario italiano e su altri rafforzamenti di capitale. 

E' vero? Assolutamente no, ma state certi che il report di Goldman Sachs verrà utilizzato d'ora in poi come una clava dal fronte del Sì, il quale però si guarderà bene dal dirvi altro sul sistema bancario. Ma ve lo dico io, tranquilli. E' infatti di martedì la notizia in base alla quale siamo in presenza di un nuovo semestre in rosso per la Popolare di Vicenza. L'istituto veneto, passato sotto il controllo del Fondo Atlante a seguito dell'aumento di capitale da 1,5 miliardi, ha riportato nei primi 6 mesi dell'anno una perdita di 795 milioni di euro complice la rottura con Cattolica Assicurazioni e accantonamenti vari. Evviva, i primi 795 milioni messi a disposizione da banche private e Stato, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, sono allegramente finiti giù per lo sciacquone.