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Politica

SCENARIO/ Bersani molli il "golpista" Di Pietro e segua il laburista Togliatti

Dopo la batosta elettorale il Pd di Bersani e D’Alema deve finalmente scegliere tra piazza e istituzioni, tra la linea di Napolitano e quella di Di Pietro. Il commento di UGO FINETTI VOTA IL SONDAGGIO

A. Di Pietro e P. Bersani (Imagoeconomica)A. Di Pietro e P. Bersani (Imagoeconomica)

Paradossalmente, proprio nella sconfitta, il Pd di Bersani e D’Alema si trova ad essere determinante. Il contenuto dei prossimi tre anni di governo ed il disegno del futuro scenario elettorale dipendono in buona parte dalla scelta che il Pd farà. In sostanza: o Giorgio Napolitano o Antonio Di Pietro. Da tempo il Presidente della Repubblica, pur nel rispetto del proprio ruolo costituzionale, sollecita un’evoluzione del bipolarismo in un quadro di alternanza non traumatica senza reciproche demonizzazioni.

Sul piano istituzionale il Quirinale opera per lo svelenimento dei rapporti tra magistratura, mass media e potere politico e sul piano politico-culturale con diverse “esternazioni” - dal messaggio di fine anno alla lettera alla vedova di Craxi - persegue la speranza che in Italia cresca una sinistra togliattianamente “tranquilla” in un quadro laburista-progressista non solo senza estremismi, ma nemica dell’estremismo soprattutto in un momento di recrudescenza del terrorismo.

Al contrario dell’ex pm milanese, Gerardo D’Ambrosio, Napolitano sembra scartare l’ipotesi secondo cui il terrorista di oggi possa essere un “pazzo” e si preoccupa che non aumenti l’“acqua sporca” in cui gli sia più facile nuotare. Se invece il Pd si accoda a Di Pietro e legge l’astensionismo e la perdita del ruolo di guida in importanti Regioni del Nord e del Sud come il risultato di un “colpo di stato” e di una “manipolazione”, finisce per seguire chi considera persa la “via democratica” e attribuisce un valore salvifico solo alla “via” se non antidemocratica comunque straordinaria ed extraparlamentare.

Avremo allora un Pd avvitato con l’Italia dei Valori e che aspetta l’“arrivo dei nostri” per via massmediatica e giudiziaria: Berlusconi avrebbe manipolato la “democrazia formale” e come espressione della mafia e della P2 attua la distruzione della democrazia sulla base di un consenso populista-plebisciatario in nome della mafia attraverso stragi e corruzione. L’unico modo per fermare Berlusconi è quello di suscitare moti di piazza, inchieste giornalistiche e arresti giudiziari.

Sulla strada di Napolitano il Pd deve invece rompere con Di Pietro dando vita ad un raggruppamento che punta alla conquista di consensi al centro e lasciando - come fece Mitterrand nella Francia degli anni ’80 - l’elettorato dell’estrema sinistra di fronte alla scelta: o il voto inutile che fa vincere la destra o il voto regalato alla sinistra riformista senza contropartite. Scegliere la strada della sinistra competitiva nel contrastare Berlusconi che contende e raccoglie consensi al centro - come è logico nelle competizioni bipolari - significa rinunciare al bullismo. Considerare l’avversario un interlocutore significa rinunciare ad indicarlo come “pericolo per la democrazia”. Si tratta di uscire da un’opposizione che vive l’Italia come un cartone animato dove dominerebbe un “regime” che blocca, ad esempio, l’informazione. Proprio una recente ricerca dell’Osservatorio di Pavia dimostra che la Tv pubblica italiana - la Rai - è l’unica Tv pubblica di tutta Europa a dare tanto spazio: alla politica, alla opposizione e alle divisioni tra i partiti di maggioranza e all’interno del partito di maggioranza relativa.

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COMMENTI
06/04/2010 - molli il golpista ? (ennio rossi)

Non penso che Bersani debba mollare Di Pietro. Tutti e due si devono integrare cercando di modificare le loro asperità. Per prendere i voti del centro il PD deve smettere di essere il paladino di quelle iniziative contrarie ai valori etici della vita, che sono in alcun modo negoziabili. Queste iniziative le deve lasciare ai nostalgici del PC.

 
06/04/2010 - Illusioni (Alberto Pennati)

Non ritengo Bersani un politico in grado di essere leader e quindi non lo ritengo neppure capace di fare un salto di qualità sia per il suo partito che per la sinistra. E neppure credo che il pd al suo interno abbia una persona di elevata statura morale che sia in grado di fare un passo del genere; preferiscono tenersi buoni i magistrati, ex e non (la spada di Damocle può sempre tagliare qualche testa). D'altra parte chi è cresciuto con idee che hanno ritenuto ed ancora ritengono stati totalitari esempi e miti che gustificano anche il massacro degli avversari, non credo sia in grado di cambiare rotta. Al contrario, sono disposti a recitare parti anche di terzo piano, purchè si abbatta con ogni mezzo l'odiato Berlusconi (oggi, e domani?).