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Politica

SCISSIONE PDL/ Vista dalle colombe: Fitto & co. hanno rifiutato l'accordo tra noi e Silvio

Cosa è accaduto davvero nelle ultime ore del Pdl? Come si è arrivati alla scissione? RAFFAELLO VIGNALI spiega come i falchi e i lealisti hanno avuto l'ultima parola su Berlusconi

Raffaele Fitto e Angelino Alfano (Infophoto)Raffaele Fitto e Angelino Alfano (Infophoto)

"Fino all'ultimo lo sforzo è stato quello di tenere insieme tutti, poi a rompere sono stati loro" (i lealisti e i falchi, ndr). Raffaello Vignali, deputato Pdl, racconta a ilsussidiario.net i retroscena della trattativa che ha portato alla rottura tra Berlusconi e Alfano.
Il partito non è arrivato intero al Consiglio nazionale previsto per oggi. La giornata politica si è chiusa con le parole di Angelino Alfano: "Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia", ha spiegato il vicepremier, perché "non è più il partito del '94". Ma chi è stato, davvero, a rompere?
"C'era la lettera di Berlusconi ai deputati e senatori, quella di cui tutti i siti riportano stralci" spiega Vignali "ma verso le 18.30 noi abbiamo fatto con Berlusconi un ultimo tentativo per salvare il partito. Gli abbiamo presentato una ipotesi di documento al quale lui era in linea di principio favorevole e chiesto di convocare un nuovo Ufficio di Presidenza per ratificarlo e presentarlo al Consiglio Nazionale. Ma falchi o lealisti, perché sono la stessa cosa, hanno detto no, assolutamente no. Vorrei che questo fosse chiaro: hanno detto no alla convocazione e al documento scritto insieme a Berlusconi. A quel punto l'unità non era più possibile".

Onorevole Vignali, cosa diceva quel documento?
Prevedeva due cose. La prima era la prosecuzione del governo Letta dopo la decadenza di Berlusconi. La seconda, di designare, con diritto di veto reciproco in modo che i nomi andassero bene a tutti, tre coordinatori della nuova Forza Italia. A questa proposta i falchi hanno detto no.

Dialogo impossibile, dunque.
I falchi/lealisti hanno sempre tirato a rompere. Penso però che in questo modo abbiamo fatto un danno soprattutto a Berlusconi.

Alfano ha detto di voler continuare a sostenere Berlusconi. "Siamo amici del presidente Berlusconi a cui ribadiamo amicizia e sostegno". Cosa significa?
Innanzitutto, tengo a precisare che noi vogliamo fare il centrodestra. Essere amici di Berlusconi vuol dire che sulla decadenza sosterremo la sua battaglia, e che intendiamo sostenere gli impegni presi con gli elettori, dalle tasse alla riforma della giustizia.

Domani (oggi, ndr) c'è il Consiglio nazionale. Cosa farete?
Non andiamo. Non partecipiamo perché non aderiamo a Forza Italia. Partirà subito la costituzione dei nuovi gruppi parlamentari, che - come ha detto Alfano - si chiameranno Nuovo Centrodestra.

Berlusconi è convinto che Alfano voglia fare il grande centro…
Assolutamente no. Noi non vogliamo il grande centro, che sarebbe poi in relatà solo un centrino, un'ammucchiata al centro. Non vogliamo l'ennesimo centrino, vogliamo un nuovo centrodestra italiano, che continui a far riferimento al Partito popolare europeo.

Quanti siete?
Siamo 31 senatori e 27 deputati. Tutti i ministri sono con noi. C'è poi dadire che i nostri numeri crescono, perché il 2 ottobre i senatori erano 23. Molti poi a livello locale.

Il leader?