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BERLUSCONI CONDANNATO/ Sansonetti: con questa sentenza i giudici vanno al potere

Pubblicazione:martedì 25 giugno 2013

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Piero Sansonetti, grande giornalista di scuola comunista, vecchio e indomito libertario, non ha dubbi nel commentare la sentenza che condanna Silvio Berlusconi a sette anni di carcere e all'interdizione perpetua ai pubblici uffici: “E' una sentenza politica che non ha quasi precedenti. E mi sento di dire che, dagli anni Cinquanta a oggi, c'è effettivamente un rischio concreto di fascismo in questo Paese”.

 

Addirittura, Sansonetti?

Con una sentenza di questo tipo la magistratura milanese ha voluto ribadire il suo potere “totale e incontrastato”. In un certo senso, il carattere di questa sentenza mi ricorda anche i comunicati delle Brigate Rosse, proprio quando parlavano di potere “totale e incontrastato”. Il tribunale è addirittura andato più in là di quello che aveva chiesto il pubblico ministero, Ilda Bocassini. Se non è un segnale questo, non so proprio più come interpretare i fatti che accadono.

 

Il suo giudizio sembra molto drastico.

Lo è in effetti, ma al momento non riesco a fare altri commenti rispetto a tutto quello che è successo, a quello che ho seguito, alle conoscenze che ho del processo e di tutta questa vicenda. Sette anni di condanna alla reclusione equivalgono alla condanna per un omicidio, anzi la pena è superiore a quella prevista per un omicidio preterintenzionale. Quanto all'interdizione perpetua ai pubblici uffici, rimango sempre del parere che su questo punto è il voto popolare che deve decidere, che cosa c'entra la magistratura?

 

Che motivo esisterebbe per aver scelto una strada di questo tipo da parte della magistratura?


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COMMENTI
27/06/2013 - Vuote formule propagandistiche (Franco Labella)

Se la signora Dell'Isola si riferisce a Sansonetti come autore delle vuote formule propagandistiche sono assolutamente d'accordo. Se avessi inteso male il destinatario e cioè l'autore delle vuote formule propagandistiche sarebbe il caso che la commentarice fosse pure lei meno "elusiva" :-))) Anche perché i nostri sono commenti ad un articolo, non saggi di carattere generale ed avulsi dal contesto che li genera.

 
27/06/2013 - Non c'è pace senza giustizia (assunta dell'isola)

"Non c'è pace senza giustizia ,non c'è giustizia senza perdono "GIOVANNI PAOLO II E' un ideale alto di giustizia a cui tutti i giovani che si accingono ad esercitare una funzione così impegnativa e delicata dovrebbero essere educati . Per ciò che attiene alla responsabilità civile dei giudici ,nel nostro paese essa è indiretta e regolata dalla legge Vassalli ,che prevede la c.d.clausola di salvaguardia : in venticinque anni di applicazione della Legge Vassalli vi sono state solo quattro condanne di magistrati ! Atteso che la stessa Corte di Giustizia europea ha giudicando incompatibile con il diritto europeo la normativa italiana, che limita la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave , avviando una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia , è evidente che in Italia esiste il problema "giustizia " al di là dei processi di Berlusconi , delle "generalizzazioni non motivate" , delle argomentazioni di Sansonetti; esso incombe sul futuro della nostra democrazia e non può essere eluso, ricorrendo a semplici formule propagandistiche ,vuote di contenuti .

 
26/06/2013 - I giudici parziali vengono puniti (Franco Labella)

Non si può non essere d'accordo con l'assunto generale presente nel commento della signora Dell'isola. Solo che nel caso di cui discutiamo non si capisce su quali elementi si ipotizza la parzialità del collegio giudicante di Milano. Vorrei ricordare che di giudici parziali si può sicuramente parlare quando essi vengono condannati in sede penale. Il primo caso che mi sovviene, quello del giudice Vittorio Metta è ahimè il caso di un giudice, evidentemente non terzo, condannato in via definitiva per aver emesso una sentenza in favore proprio del condannato di cui stiamo commentando le vicende. Non ricordo, però, di aver letto commenti o articoli di Sansonetti sulla vicenda che sto citando. Dopo di che chiudo invitando ad evitare le generalizzazioni non motivate. Anche perchè siamo solo al primo grado di giudizio e la presunzione di innocenza vale per tutti. Ancor più per i giudici di Milano che Sansonetti, nell'intervista, dipinge persino come eversori visto che nelle citazioni del grande giornalista la sentenza si evocano i comunicati delle Brigate Rosse. E fra le "argomentazioni" inconcludenti di Sansonetti c'è persino la constatazione che la pena comminata per le vicende di Arcore pare (non ho consultato il codice e mi fido)sia essere superiore a quella prevista per l'omicidio preterintenzionale. Qualcuno vuole avvisare il grande giornalisti che le norme penali i giudici le applicano ma non le hanno certamente approvate?

 
26/06/2013 - Berlusconi condannato (assunta dell'isola)

L'esercizio della giustizia ,intesa come virtù che assicura il trattamento leale, morale e imparziale di tutte le persone ,è certamente fondata sulla conoscenza delle leggi (l'ABC del diritto ) ma anche e, soprattutto , sulla qualità civile e morale di chi ,nell'esercizio delle sue funzioni ,è tenuto ad applicarle in piena autonomia . Non si può disconoscere che la magistratura italiana è parte integrante del sistema paese e ,come tale , ne è specchio fedele . Il nostro sistema giudiziario si caratterizza per disfunzioni ,lungaggini di ogni tipo , privilegi di casta riconosciuti ai giudici ,i quali non rispondono dei loro eventuali comportamenti inadeguati o squilibrati ; esso non è esente da inefficienze e da influenze di ogni genere ,da eccessi di burocrazia e di potere che ne fanno uno dei tanti carrozzoni statali ,che ,dall'unità d'Italia ad oggi ,nessun governo ha mai potuto riformare e modernizzare . Usare i paraocchi ,rispetto a tale realtà ,può tacitare le nostre coscienze o soddisfare il nostro desiderio inconscio di sicurezze , ma non aiuta a promuovere le vitali riforme di un sistema giudiziario che risulta al 156° posto su 180 nella classifica mondiale dell'efficienza . Se è indiscutibile il principio dell'indipendenza della magistratura altrettanto inconfutabile è la pretesa della dimostrazione dell'imparzialità e della trasparenza dei giudici nel rispetto assoluto dei principi costituzionali .

 
25/06/2013 - Tutto il potere ai soviet di Sansonetti II (Franco Labella)

Così potremmo farci un’idea se ad Arcore e dintorni si è scritto solo un “romanzo d’appendice” o se, viceversa, sono stati commessi dei reati. Se poi Sansonetti volesse pure fare un commento se nel “romanzo d’appendice” è previsto che un certo numero di signorine riceva più di uno stipendio medio per ragionevole “beneficenza” o “munificenza” ci aiuterebbe a capire il senso delle sue valutazioni. Se da grande giornalista o da semplice orecchiante dei codici. Perché i processi in Italia si fanno con quelli. Nell’Unione Sovietica dei suoi sogni giovanili non si andava troppo per il sottile con i codici. Perciò Sansonetti sembra averne nostalgia… Il commentatore Cionini va pure oltre scrivendo che "logica e buon senso avrebbero suggerito di stemperare" la sentenza. I giudici che stemperano sono giudici politicizzati. Ma a Sansonetti e Cionini non fanno specie proprio quei giudici che pronunciano sentenze "politiche"? Grande è la confusione sotto il cielo... E non per ripetermi: ma non farebbe bene ai Sansonetti e ai Cionini se la scuola fornisse almeno l'ABC del diritto a tutti i cittadini? Almeno così i gli articoli ed i commenti sarebbero motivati... O no? Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
25/06/2013 - Tutto il potere ai soviet di Sansonetti I (Franco Labella)

Sarà anche un grande giornalista ma come ho già scritto in passato sembra essere un pessimo studente di Giurisprudenza. Uno che commenta senza avere presente nè i codici nè il quadro giuridico d'insieme. Vorrei invitare Sansonetti insieme al commentatore 75enne intimorito dalla "protervia" delle giudici "comuniste" a dare una lettura al codice penale ed anche a leggere qualche cronaca giudiziaria di processi qualsiasi per considerare quella che i miei studenti sanno essere la "terzietà" del giudice. Perché dobbiamo metterci d'accordo: se il giudice accoglie la richiesta del PM è succube, se non l'accoglie e la modifica in peius è "comunista". Se invece assolve è un giudice giusto come giusto sarebbe, secondo Sansonetti dare al popolo il potere di trasformare le elezioni nel lavacro dei reati. Insomma tutto il potere ai soviet come ai bei tempi in cui Sansonetti dirigeva o scriveva sull'Unità. E poi dice che i "comunisti" non esistono più... Non vorrei che, come altre volte i miei salmi finissero in gloria ma il commentatore 75enne e Sansonetti temo abbiano un dato in comune non per colpa loro: un'incultura giuridica di base che trasforma una legittima opinione, se fosse articolata e motivata, in una presa di posizione ideologica. Visto che Sansonetti sembrerebbe prediligere i "processi" popolari sarebbe utile invece che provare a vietare pubblicare le intercettazioni acquisite al processo Ruby. Magari potrebbe farlo, meritoriamente, il Sussidiario a puntate.

 
25/06/2013 - Timore (Vittorio Cionini)

Ha ragione Sansonetti, c'é una sorta di affermazione di potere in una sentenza che logica e buon senso avrebbero suggerito di stemperare. Dò ragione a Sansonetti anche sui timori di deriva autoritaria. Sto per compiere 75 anni e confesso che per la prima volta in vita mia mi accorgo di scrivere questo commento con qualche esitazione. Vittorio Cionini

 
25/06/2013 - Berlusconi condannato (assunta dell'isola)

La sentenza segna il passaggio dallo stato di diritto ,fondato sull'inviolabilità delle leggi, alla barbarie del libero arbitrio e delle mafie che sovvertono le istituzioni ,proclamando il loro potere assoluto . E' una sentenza che svilisce la stessa magistratura ,rendendola poco credibile agli occhi di quanti giudicano i fatti alla luce della ragionevolezza e dell' intelligenza ,valutano il peso delle testimonianze e l' enormità di una condanna che oltraggia quanti, ancora oggi in Italia ,hanno la forza di credere nel valore della giustizia e della libertà politica . Le parole di Sansonetti raccontano una verità che pochi uomini della sinistra hanno il coraggio di rendere manifesta ,intimiditi da un potere incontrollato che ,fin dai tempi di mani pulite , viene esercitato facendo tintinnar di manette