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Politica

BERLUSCONI/ La sfida di Napolitano alla "rivoluzione" dei giudici

Cosa c'è davvero sullo sfondo dell'offensiva politica scatenata da Berlusconi contro il governo da lui sostenuto? Ovvero: perché Napolitano non ha graziato B.? ALESSANDRO MANGIA

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Ero convinto anch’io che le dimissioni di massa minacciate dal Pdl fossero sostanzialmente un bluff per attirare l’attenzione su una situazione che stava correndo verso un esito già scritto da tempo.  Ho avuto torto, se si lascia da parte il fatto che a dimettersi saranno i ministri – come annunciato - e non i parlamentari. Resto comunque convinto che ogni discorso sulle trattative tra Pdl e presidenza della Repubblica per garantire una qualche forma di immunità fosse un discorso sballato. Così come sballate sarebbero state queste trattative se davvero – come sembra plausibile – ci sono state.

Che si possa pensare che il capo dello Stato possa garantire l'immunità di una persona già condannata in giudizio denota una concezione singolare del ruolo della presidenza della Repubblica: che non è neanche una concezione da repubblica presidenziale – come pure qualcuno oggi sostiene parlando di Re Giorgio – ma è puro Sudamerica. E se in Sudamerica la prendono male, pensino al caso Battisti.

Pensare che, vista la situazione, il capo dello Stato possa esercitare una "moral suasion" sulla magistratura (per future imputazioni e futuri provvedimenti restrittivi della libertà personale) e sulle formazioni politiche che in Giunta hanno ritenuto la perfetta costituzionalità della legge Severino, significa davvero immaginarsi un capo dello Stato onnipotente, che de albo facit nigrum.

Non amo certe prese di posizione della presidenza della Repubblica negli ultimi anni. Ritengo che siano passati secoli dalla figura di presidente che ho imparato a conoscere ai tempi della Prima Repubblica. So di vivere ed operare in un sistema diverso. Però sono anche consapevole che, di fronte al vuoto pneumatico del sistema politico, la dilatazione di ruolo della presidenza della Repubblica è stato un fatto naturale, che non è stato cercato, ma che è quasi sempre cascato addosso a chi sedeva al Quirinale. E che il Quirinale ha più di una volta sopportato.

Quel che è certo, comunque, è che il presidente della Repubblica non è in grado di annullare le sentenze come ai tempi della monarchia d'ancien régime. Se così fosse, la minaccia del Pdl di abbandonare gli Stati Generali avrebbe un senso. Purtroppo il presidente della Repubblica ha a sua disposizione un potere di grazia che può esercitare a certe condizioni e una tantum. E che avrebbe senso esercitare se la condanna di un leader politico di primo piano fosse un fatto che si ritiene essere destinato ad essere episodico. Insomma, qualcosa sembra che tu abbia combinato, tu sostieni che non è vero e sei perseguitato da una magistratura avvelenata dal demone dell'ideologia, in fondo devi farti solo nove mesi di servizio sociale, se me lo chiedi in un certo modo e gli altri partiti non strillano troppo, io la grazia te la posso anche dare, così la piantiamo tutti e ci dedichiamo alle cose serie. Ammesso che ci riusciamo.