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ATTACCO A NAPOLITANO/ Sapelli: un gioco di potere orchestrato dal Corriere

Secondo GIULIO SAPELLI non viviamo di fatto in un presidenzialismo, ma quanto sta accadendo dimostra che il Quirinale sta assumendo un peso sempre crescente nelle decisioni che contano

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non è tanto l'iniziativa di Napolitano, che nella calda estate del 2011 già sondava Mario Monti per un cambio al vertice del governo quattro mesi prima della caduta di Berlusconi, a sorprendere un fine analista come il professor Giulio Sapelli: no, ricevere personaggi come l'ex commissario europeo, con cui tra l'altro aveva lavorato insieme nei palazzi di Bruxelles, era per Napolitano una cosa piuttosto normale, che non dovrebbe scandalizzare. Piuttosto, il professore è sorpreso dalla grande attenzione che il Corriere della Sera ha scelto di riservare al presidente della Repubblica, che pure in tempi non sospetti aveva sostenuto e spalleggiato nelle sue iniziative politiche per scansare Berlusconi: "In via Solferino hanno scelto un cambio di strategia, mettendo in moto dinamiche inevitabili in tempi come quelli attuali, quando la crisi economica è peggiore di quella del 2011. Dinamiche che vogliono innescare cambiamenti o riassestamenti di blocchi di potere, in un contesto sociale davvero difficilissimo".

 

Professor Sapelli, che idea s'è fatto sulla vicenda portata alla luce da Alan Friedman? Un presidente della Repubblica che lavora dietro le quinte...

Guardi, che Napolitano chiami Monti, che quest'ultimo incontri prima De Benedetti e poi Prodi, non mi sembra un grande problema. Piuttosto, mi sono chiesto come mai oggi la notizia sia uscita in contemporanea sul Financial Times e sul Corriere della Sera, con due tagli completamente diversi: il primo ha trattato la vicenda in maniera molto asciutta, accompagnando la notizia con un grafico sull'ascesa e il declino di Monti, mentre il quotidiano di via Solferino ha preso di mira Napolitano.

 

Che risposta s'è dato?

 Mi pare evidente che questi due giornali sono espressione di gruppi differenti: il Financial Times è legato al mondo economico-finanziario anglo-americano, da cui viene lo stesso Friedman, mentre il Corriere, con la scelta di accendere i riflettori sul Quirinale, si sta riposizionando. Un tempo, infatti, spalleggiava Napolitano e le sue scelte, mentre ora non si capisce bene a quale gruppo di potere faccia riferimento. Sono piuttosto sconcertato.

 

Perché?

 Perché evidentemente via Solferino ha scelto di abbandonare il sostegno ai gruppi di potere filotedeschi e filofrancesi, cui Napolitano e Monti sono sempre stati legati, e ha deciso di combattere una battaglia tutta interna al nostro Paese, i cui contorni non sono ancora ben definiti. Il fatto che Napolitano abbia scelto di replicare con una lettera a De Bortoli per dire che non c'è stato nel 2011 nessun complotto non fa altro che confermare questa cosa: è un braccio di ferro tutto italiano. Da un lato il Corriere, dall'altro Napolitano e Monti, il cui legame fortissimo è tra l'altro confermato dal fatto che in tanti anni il presidente ha scelto di andare più volte all'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi, mai a quello di università statali.

 

Non solo lo stesso Monti, ma anche De Benedetti e Prodi hanno confermato che nell'estate del 2011 Napolitano si stava muovendo: è solo una coincidenza?


COMMENTI
11/02/2014 - gruppi di potere (luisella martin)

La Costituzione prevede questi gruppi di potere? Il popolo non può decidere le proprie sorti solo attraverso le elezioni? E il potere dei giornali qual é? Solo quello di registrare in silenzio il potere degli altri gruppi di potere?

 
11/02/2014 - complotto? (ottavio di stanislao)

Purtroppo nel dibattito politico manca una seria analisi sugli esiti del ventennio trascorso con la dannosità dello pseudo-bipolarismo italiano. Si continua a solleticare il tifo delle opposte tifoserie riproponendo lo stesso schema da venti anni senza dire la verità agli italiani. La crisi attuale è il prodotto di questa impostazione di partire dagli schieramenti e non da proposte di governo serie ed efficaci, ma necessariamente impopolari, per provare ad avviare un percorso di ripresa. Altro che complotto! Nel 2011 Berlusconi fu costretto al passo indietro per le contraddizioni esplose all'interno del suo schieramento (espulsione di Fini dal PDL, indisponibilità della Lega alla riforma previdenziale, contrasto con Tremonti). Schieramento che ora si vorrebbe riproporre con l'aggiunta dell'UDC. Per fortuna l'iniziativa tempestiva del presidente Napolitano limitò i danni derivanti dall'irresponsabilità della politica.