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RENZI-DRAGHI/ Così si prepara un nuovo 2011

Ieri si è saputo di un incontro tra Matteo Renzi e Mario Draghi. Il capo del governo ha anche visto Giorgio Napolitano. Ecco cosa potrebbe succedere. ALESSANDRO MANGIA

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ieri si è saputo di un incontro tra Matteo Renzi e il presidente della Bce Mario Draghi. Un faccia a faccia che si è probabilmente reso necessario dopo la piccata risposta del premier al Financial Times ("il nostro paese non ha bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa fare") seguita alle parole di Draghi di settimana scorsa. Il banchiere centrale aveva esortato l'Italia a "condividere la sovranità anche per quanto riguarda le riforme strutturali", dando anche una valutazione molto severa, all'indirizzo del nostro paese, sulla capacità di fare davvero le riforme che servono. A Bruxelles sono preoccupati e non lo nascondono, al punto che sono circolate voci su una procedura, già pronta nel cassetto, contro l'eventuale infrazione da parte italiana delle regole Ue. Ed è certo che anche di questo Renzi ha parlato, nell'incontro svoltosi a Castel Porziano, con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Insomma, ce n'è abbastanza per evocare lo spettro della lettera del 2011 con la quale iniziò la crisi che da lì a tre mesi avrebbe scalzato da Palazzo Chigi Silvio Berlusconi. Ecco l'opinione del costituzionalista Alessandro Mangia.

Professore, "sovranità" è la parola del momento. Che cosa sta accadendo?
Era chiaro da qualche settimana che la previsione sul Pil (+0,8 per cento a fine 2014) contenuta nel Documento di economia e finanza era irrealizzabile e puntualmente è stata smentita. Quello che invece non è ancora chiaro è che ormai la legge di stabilità e i conti pubblici non sono più un affare tra governo e parlamento. Lo sono soltanto da un punto di vista formale. 

Perché il Def dobbiamo mandarlo a Bruxelles, che attiva le procedure di monitoraggio e controllo dei conti pubblici.
Il Def è la base per la bozza di legge di stabilità da presentare entro il 15 ottobre. Su quella base arrivano puntualmente le raccomandazioni della Commissione o l'allerta della Bce e su quella base si deve procedere, da parte dell'autorità politica nazionale, ad approvare un ddl di stabilità conforme ai vincoli comunitari. Adesso siamo in una fase preliminare alla presentazione del Def e al ddl stabilità. Ma è chiaro che se questi documenti non sono in linea con le aspettative di Bruxelles, ripartono le procedure di infrazione.

Le parole di Renzi a proposito di Draghi ("sono d'accordo con lui dalla A alla Z") sanno di retromarcia, o quanto meno di allineamento a Francoforte. Ieri Renzi ne ha certamente parlato anche con Napolitano. Abbiamo le mani legate?
Stante il rafforzamento dei meccanismi di controllo preventivo sui deficit pubblici che è si è avuto negli ultimi anni, un grande margine di manovra non c'è. A meno di iniziative clamorose che non mi sembra siano all'orizzonte. Viene semplicemente a galla ciò che si sapeva. Come ha bene rilevato Antonio Polito nel suo editoriale di ieri sul Corriere, oggi la misura della sovranità di una nazione è data dall'ammontare del suo debito pubblico e dal tasso di interesse che i mercati richiedono per finanziare questo debito.

Siamo ancora un paese sovrano?


COMMENTI
14/08/2014 - Vin O Sel autoinviato dalla Lapponia (selvino beccari)

Effettivamente la sorpresa che il debito dello Stato possa trasformarsi nel debito dei cittadini colpisce e inorridisce solo chi, come il politologo intervistato, ha sempre sostenuto la privatizzazione degli utili e la socializzazione dei debiti. È questo il volto tardo novecento del marxismo che, falliti i piani quinquennali dopo il fallimento del piano di coltivazione delle terre incolte, ha pensato bene che la via maestra di distruzione del sistema capitalistico fosse ...il suo indebitamento e che questo proprio dall'interno del sistema, abbandonate le velleità extraparlamentari, poteva essere meglio perseguito. Anche questa è una delle ragioni del passaggio da un marxismo rigoroso ad uno di declinazione libertaria. Quello che sorprende, e che anzi non dovrebbe sorprendere perché esprime il segno dello sbandamento assoluto, è che a fronte di questa situazione si abbia come obiettivo quello di demolire chi si oppone strenuamente alla perdita di identità dello Stato e quindi all'annacquamento del potere dei suoi cittadini. Sconfiggere il riformismo resta la missione prima dei marxisti figli della seconda internazionale.