GEO-FINANZA/ 2019, tre buone notizie per il Pil italiano

Nel 2019 la crescita dell’economia italiana dipenderà principalmente dalla ripresa dell’export. E sembra poterci essere ottimismo sul tema

01.01.2019 - Carlo Pelanda
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Nel 2019 la crescita dell’economia italiana, poiché non stimolata da investimenti interni, dipenderà principalmente dalla ripresa dell’export. Ma negli ultimi mesi la domanda globale ha registrato un calo a causa di diverse turbolenze: peggioreranno o si ridurranno? L’America vuole ridurre il proprio deficit commerciale minacciando dazi alle nazioni esportatrici per indurle ad aprire di più il loro mercato interno all’export statunitense, in particolare la Cina, ma anche l’Ue. Inoltre, sta utilizzando lo strumento delle sanzioni economiche come arma per limitare l’espansione di potenze considerate ostili, per esempio Russia e Iran, con un metodo che colpisce chiunque esporti in quelle nazioni.

Le relazioni commerciali tra Ue e Pechino sono minacciate dal crescente contrasto della penetrazione di aziende cinesi, controllate dal regime, per scopi di furto tecnologico e di influenza politica. Gli europei, comunque, tentano di limitare la frizione con la Cina per evitare ritorsioni, ma l’America preme, invece, affinché l’aumentino, per esempio la richiesta di bandire le cinesi Zte e Huawei sospettate di cyber-spionaggio. In sintesi, il conflitto tra America e Cina è il principale destabilizzatore potenziale del mercato globale.

Gli analisti tendono al pessimismo. Chi scrive, invece, ritiene – in base a recenti segnali – che le due potenze decideranno di “settorializzare” il loro conflitto. Lo minimizzeranno a livello di dazi per evitare situazioni di grave danno per ambedue e lo continueranno su altri fronti. Un altro fattore destabilizzante potrebbe essere un rialzo troppo rapido dei tassi del dollaro, che metterebbe in crisi nazioni e aziende indebitate in quella moneta, ma segnali recenti indicano che sarà moderato nel 2019.

Critica è anche la relazione tra Ue e America, perché la seconda vuole un trattato commerciale simmetrico che la prima ha difficoltà ad accettare perché la rinuncia al protezionismo, particolarmente in agricoltura, produrrebbe rivolte. Ma c’è un dialogo euroamericano in corso ed è improbabile un conflitto. In sintesi, il mondo resterà turbolento, ma non al punto da ridurre l’export italiano.

I trattati commerciali dell’Ue con il Canada e il Giappone, riducendo i costi dell’export per le piccole imprese, danno all’Italia un enorme vantaggio. Infatti, Roma, invece di euro-divergere, dovrebbe premere sull’Ue per farne altri nel mondo, avendo questa e non la sola Italia la scala geo-economica per ottenerli.

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