RIPRESA?/ Tasse, Iva e Pil: la verità che il governo deve dire

- int. Mario Baldassarri

Che sia finita la recessione tecnica non vuol dire nulla. Tutti aspettano le europee. Ma rischiamo poi di svegliarci in un incubo

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Giuseppe Conte e Giovanni Tria (Lapresse)

Dopo il via libera di Camera e Senato sul Def 2019 e l’annuncio della Banca d’Italia che la recessione tecnica è finita e che il Pil è in ripresina (+0,1%), dall’Istat, a conferma di un quadro economico ancora molto debole e incerto, sono arrivati i dati sulla fiducia. Ad aprile scendono ancora l’indice del clima di fiducia dei consumatori, per il terzo mese di fila e al livello più basso da agosto 2017, e quello delle imprese. Per quanto riguarda i consumatori, si registra un deterioramento di tutte le componenti: clima economico, clima personale e clima corrente registrano le flessioni più marcate, mentre una diminuzione più contenuta si registra per il clima futuro. Quanto alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in quasi tutti i settori, ma con intensità diverse: lieve nella manifattura, più consistente nei servizi e nel commercio al dettaglio. Unica eccezione positiva, le costruzioni. Come interpretare questi dati? Dobbiamo davvero aspettarci, come ribadito dal ministro Tria, un secondo semestre più vivace? E a questo punto, non diventa troppo impegnativa la sfida che dovrà affrontare il governo con la Legge di bilancio 2020? Lo abbiamo chiesto a Mario Baldassarri, presidente del centro studi EconomiaReale.

Secondo Bankitalia, la recessione tecnica è finita. Che cosa vuol dire?

Assolutamente nulla. La recessione tecnica significa solo due trimestri sotto zero di crescita e quindi, se nel primo trimestre 2019 facciamo un +0,1%, la recessione tecnica è, appunto, tecnicamente finita, ma non cambia nulla in termini di condizioni e prospettive.

Il governo, però, si aspetta un secondo semestre più vivace…

Poteva scriverlo nel Def, allora… Perché non l’ha fatto?

Secondo lei?

Perché non c’è. Da dove verrebbe questo secondo semestre più vivace?

I dati sulla produzione industriale hanno mandato segnali incoraggianti. Può dipendere da questo?

I dati positivi sulla produzione industriale sono stati alimentati dall’accumulo di scorte. Anche questo è un fatto tecnico. Avendo rallentato la produzione precedente, si erano ridotte anche le scorte e quindi le imprese dopo un po’ devono tornare a rifornire i magazzini. Piuttosto bisognerà vedere cosa succederà alla produzione industriale di marzo e aprile. E cioè si dovrà vedere se quello era un fenomeno dovuto solo all’aggiustamento tecnico delle scorte o se era invece una vera ripresa della produzione mirata alle vendite.

Gli ultimi dati sulla fiducia, rilasciati dall’Istat, segnano ancora un calo. Come vanno interpretati?

Che le famiglie e le imprese sono più sagge dei numeretti congiunturali. Le famiglie fanno valutazioni in base a quanto si trovano in tasca da spendere e le imprese con quella che è la domanda dei loro prodotti. Su entrambi i fronti purtroppo non ci sono prospettive incoraggianti.

Mattarella, intanto, ha firmato il decreto sblocca cantieri. Può essere un buon driver per la crescita?

Del tutto irrilevante.

Perché?

Sotto il titolo nulla. E’ stato chiamato come titolo sblocca cantieri, poi bisognerà vedere quanti cantieri si sbloccano e quando. Per adesso non si sono ancora sbloccati i cantieri della Tav. E la Torino-Lione vale mille rotonde.

Camera e Senato hanno dato il via libera al Def. In base alle parole del ministro Tria, le clausole di salvaguardia verranno sterilizzate con la Legge di bilancio 2020, si procederà con la flat tax, non ci sarà manovra correttiva, non ci sarà la patrimoniale e verranno rispettati gli impegni assunti con la Ue. Non le sembra un obiettivo irrealistico, alla luce dell’attuale tasso di crescita dell’economia italiana?

Questa è la quadratura del cerchio. Perché sull’ultimo aspetto – verranno rispettati gli impegni con Bruxelles – basta fare un po’ di conti: se non si aumenta l’Iva e si introduce la flat tax, si ha un deficit che va verso il 4% l’anno prossimo e questo non rispetta certo gli impegni presi con l’Unione Europea.

Come potrà uscirne il governo?

E’ ora di smetterla di parlare per titoli e per impegni demagogici. Quando un governo assume un impegno, deve dire quanto costa e dove prende i soldi. Qualunque sia l’impegno, anche la flat tax. Vogliono farla? Ci dicano come, quanto costa e dove reperiscono le coperture adeguate. Senza questi elementi, è pura propaganda. Tant’è che il 99% di questi annunci arriva via Twitter, non attraverso disegni di legge.

L’indeterminatezza del governo dipende anche dal fatto che sulla crescita e sulle ricette economiche i due alleati di governo, M5s e Lega, hanno idee diverse, a volte inconciliabili?

Magari avessero visioni diverse sulla crescita, sullo sviluppo e sul rilancio dell’economia… Il problema è che non si capisce quale sia la visione né dell’uno né dell’altro.

Le richieste del reddito di cittadinanza risultano nettamente inferiori a quanto previsto dal governo. Ma su questa misura soprattutto il M5s ha giocato gran parte delle chance per il rilancio…

Questa è una falsità assoluta. Comunque vada, il Rdc è un sussidio, che forse dopo due o tre anni darà la speranza che qualcuno forse troverà un lavoro. Per ora è un sussidio, distribuito più o meno a pioggia e soggetto ai mille trucchi di chi lavora in nero.

Con questi chiari di luna lo spread tornerà presto a farci ballare?

Quando i mercati finanziari si renderanno conto che siamo fuori da ogni vincolo di bilancio serio, probabilmente si chiederanno se, come e a che prezzo comprare i nostri titoli di Stato. Già adesso lo spread è a 250, il che vuol dire il doppio dell’anno scorso, il doppio della Spagna e 120 punti in più rispetto al Portogallo. Tra l’altro, la cosa buffa è che i titoli del Portogallo hanno un rating BBB- e quelli italiani BBB. Quindi, teoricamente, i nostri titoli di Stato starebbero meglio di quelli portoghesi. Guarda caso, però, che chi compra i titoli al Portogallo chiede 130 e all’Italia 250.

Secondo lei, guardando il cruscotto degli indicatori economici, la crescita italiana sarà ancora vicina allo zero?

Questo è abbastanza certo ed è stato scritto dal governo nel Def. L’andamento tendenziale parla di una crescita pari a +0,1%, l’andamento programmatico previsto dal governo è +0,2%. Quindi l’effetto che il governo ha dato alle sue misure di politica economica è pari a +0,1%, cioè nulla. Ma il tema vero non è più neanche il 2019.

Qual è?

E’ il 2020. E qui devo registrare la grande incoerenza del Def.

Su che punto?

Si dice che la crescita l’anno prossimo sarà dello 0,8%. Ma se l’Iva aumenta di 23 miliardi, la crescita rimane a zero, anzi forse va pure sotto zero; se l’Iva non aumenta, forse il +0,8% si potrà fare, ma il deficit arriverà al 3,5% e, se aggiungiamo la flat tax, anche oltre il 4%.

Tutto, allora, si giocherà con la Legge di bilancio del prossimo settembre? Non sarà un bel rompicapo per il governo?

A mio avviso, non sanno dove mettere le mani. Sono tutti ad aspettare i risultati elettorali del 26 maggio e sono sei mesi che aspettiamo di scavallare quella scadenza. E’ come un gas soporifero, dal quale rischiamo di svegliarci di fronte alla realtà economica e finanziaria del Paese. E speriamo che non sia un incubo.

(Marco Biscella)

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