LEGGE ELETTORALE, CONSULTA BOCCIA REFERENDUM/ Toti: “Si torna alla Prima Repubblica”

- Niccolò Magnani

Legge elettorale, consulta boccia referendum: il commento stizzito del presidente della regione Liguria, Giovanni Toti

Salvini e Calderoli
Salvini e Calderoli, Lega in Senato (LaPresse)

Proseguono le reazioni politiche a seguito della bocciatura della Corte Costituzionale, del referendum sulla Legge elettorale voluto dalla Lega. In generale, il Centrodestra appare deluso da questa decisione, come si capisce dalle parole del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Uscendo allo scoperto nelle scorse ore, ha spiegato: «Gli elettori avrebbero finalmente potuto scegliere i propri parlamentari, le alleanze, il Governo del Paese prima del voto. Ora il rischio è che la maggioranza parlamentare voti una legge proporzionale, che ci riporterà alla Prima Repubblica, consentendo ai partiti di accordarsi dopo il voto, alle spalle dei cittadini, mandando a Roma una serie di raccomandati senza nessuna esperienza sul territorio». Secondo Giovanni Toti non è eccessivamente manipolatorio in referendum, come stabilito dalla Consulta, ma «le manovre di palazzo per non far votare e decidere i cittadini. Ma ormai va tutto al contrario!». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LEGGE ELETTORALE, CONSULTA BOCCIA REFERENDUM

Poco dopo le ore 18 la Consulta scioglie le riserve: la sentenza della Corte Costituzionale ha appena bocciato il referendum sulla legge elettorale che dunque non si terrà in Primavera come invece richiedeva la Lega. Il Rosatellum Bis non potrà dunque essere “trasformato” in maggioritario puro (se avesse vinto il Sì al referendum, ndr) per volere dei giudici della Consulta che così hanno emesso sentenza, facendo saltare su tutte le ire il leader Matteo Salvini. La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito perché «eccessivamente manipolativo»; non solo, la Consulta ha definito inammissibile anche il conflitto tra poteri proposto da 5 degli 8 Consiglio Regionali che avevano promosso e lanciato il referendum, per la ragione che «a norma oggetto del conflitto avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilità del referendum». Come immediati effetti, il Governo Pd-M5s prosegue sulla strada del proporzionale con ancora più forza e con il “sostegno” della Corte Costituzionale: Di Maio spiega così «Seguiamo la strada del proporzionale affinché tutti i cittadini italiani siano effettivamente rappresentati in Parlamento». Mentre il M5s punta dritto sul Germanicum, a rimanere scottato è l’ex Ministro Salvini «È una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5 Stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica».

BOCCIATO O AMMESSO? LEGA SPERA SU QUESITO

Da diverse ore presso la Corte Costituzionale è in corso la Camera di Consiglio in merito all’ammissibilità o meno del referendum sulla legge elettorale promosso dalla Lega: primo vero giudizio importante per la Consulta diretta dalla neo-presidente Marta Cartabia, l’esito della sentenza è atteso in giornata con il Carroccio che spera di poter ottenere un via libera, anche osservando come la maggioranza di Governo sia spaccata al suo interno sui temi di Autostrade e prescrizione. La speranza della Lega è quella di “scardinare” il Conte-bis facendo leva sulle varie frizioni interne che potrebbero non portare alla piena approvazione della nuova legge elettorale del Germanicum: tutto però passa dal si o no della Consulta sul Rosatellum “maggioritario” e anche per questo motivo che il giudizio della Corte si sta prendendo più tempo di quanto previsto alla vigilia. Il principale motivo di bocciatura potrebbe essere la non immediata applicabilità della nuova legge anche se su questo Calderoli ha subito legato il tema del referendum sulla legge elettorale a quello sul taglio dei parlamentari: secondo il professor Giovanni Guzzetta e il collega Mario Bertolissi (promotori del quesito referendario), raggiunti da Il Dubbio, «Questa volta ci sono 3 aspetti nuovi: il primo è che il referendum si interseca con una riforma costituzionale, poi c’è una legge delega per modificare i collegi elettorali che può essere utilizzata per ridisegnarli se il referendum passerà. Il terzo aspetto è che potrebbe essere l’ultima volta che si propone un referendum elettorale».

ATTESA PER SENTENZA CONSULTA SUL ROSATELLUM BIS

Dopo lo slittamento da ieri ad oggi, è atteso in giornata la decisione della Consulta circa il referendum sulla legge elettorale richiesto dalla Lega tramite l’utilizzo previsto dalla legge dell’iter tramite almeno 5 Regioni: sono state ben 8 quelle guidate dal Centrodestra che hanno chiesto ufficialmente alla Corte Costituzionale di abolire la parte proporzionale dell’attuale legge elettorale – il Rosatellum Bis – per approntare un sistema di voto puramente maggioritario. Già ieri però, con lo slittamento della sentenza in Consulta, la sensazione nei vari retroscena dal Parlamento dava come residue le speranze della Lega di ottenere il via libera per un referendum in Primavera a riguardo del sistema maggioritario: per questo motivo Salvini, impegnato nella campagna elettorale per le Regionali 2020, aveva già sentenziato «Mi aspetto che gli italiani possano scegliere, possano votare, che non venga loro sottratto questo strumento di democrazia che è il referendum. Perché la legge elettorale non può essere chiusa in due stanze fra tre partitini che vogliono tornare al proporzionale per salvare la poltrona. Mi auguro che la consulta dia la parola al popolo». Franceschini ai suoi durante il “conclave” Pd nell’abbazia fuori Rieti negli scorsi giorni aveva confidato «Corte Costituzionale non ammetterà il referendum proposto dalla Lega per trasformare il Rosatellum in una legge elettorale fortemente maggioritaria» (secondo retroscena del Giornale, ndr); il procedere spedito dell’iter per la nuova legge elettorale “Germanicum”, un proporzionale puro, non concederebbe spazio per un possibile voto anticipato con la vecchia legge del Rosatellum e così anche la richiesta della Lega potrebbe “esaurirsi”. È chiaro però che se quest’oggi la Consulta dovesse esprimersi a sorpresa con un esito “positivo” sulla richiesta di Salvini e Calderoli, allora anche il Governo dovrebbe virare il suo “Germanicum” con qualche correttivo di tipo maggioritario (e qui tornerebbe in auge il sistema Mattarellum, per l’appunto un misto proporzionale-maggioritario messo a punto negli anni Novanta dall’attuale Presidente della Repubblica).

IL QUESITO DEL REFERENDUM SULLA LEGGE ELETTORALE

La Lega per poter arrivare alla richiesta di un referendum sul Rosatellum bis, come detto, ha fatto ricorso alle Regioni guidate dal Centrodestra “al posto” delle 500mila firme di norma richieste par poter presentare richiesta di un referendum: Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria e Basilicata hanno invece richiesto alla Corte Costituzionale il quesito seguente, «abolire il metodo proporzionale nell’attribuzione dei seggi in collegi plurinominali nel sistema elettorale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica». Lo stratega Roberto Calderoli, nel presentare la richiesta, punta dritto a raggiungere un sistema di legge elettorale maggioritario a turno unico, assai simile a quello vigente da sempre in Regno Unito: eliminazione dei cinque ottavi di parlamentari eletti con sistema proporzionale, sostituiti invece dal sistema che nei collegi farebbe eleggere chi prende anche un solo voto in più degli altri candidati. Il destino della Legislatura passa anche da questo voto, specie perché la “compattezza” del Governo sulla legge elettorale non segue in maniera altrettanto efficace su tutti gli altri punti dell’azione di Governo, come visto ieri su concessioni Autostrade e legge prescrizione: Italia Viva spinge contraria a Pd e M5s e il Centrodestra prova a spingere anche su questo per poter arrivare ad una possibile conclusione anticipata della stessa legislatura. Se poi Salvini & Co. dovesse anche trionfare in Emilia Romagna, le vicende attorno alla legge elettorale per votare in Primavera tornerebbero di strettissima attualità.

GOVERNO VS LEGA SULLA LEGGE ELETTORALE

A livello politico, la sentenza della Consulta sul referendum verso il maggioritario triangola con altri due punti essenziali: in primis, il secondo referendum richiesto da una settantina di parlamentari del Centrodestra (e anche alcuni del Pd) circa la legge del taglio dei parlamentari. Non tutti sono d’accordo con la riforma voluta e approvata dal M5s (con voto quasi unanime anche da Lega e Pd, ndr) che taglierà Camera e Senato dalla prossima legislatura: l’idea dunque del Centrodestra è stata quella di presentare un referendum alla Consulta, ben sapendo che l’eventuale esito alle urne sarà una vittoria schiacciante per chi vuole il taglio dei parlamentari. Ma attenzione, l’intento dello “stratega” della Lega, il senatore Calderoli, è ben altro: portare i due referendum insieme nella prossima Primavera in modo da “costringere” anche tutti quei cittadini che spingono per il taglio dei parlamentari a presentarsi alle urne, con effetto “trascinamento”, arrivare ad un voto più solido circa il maggioritario, sistema elettorale “gradito” secondo i sondaggi da buona parte dell’elettorato. Da ultimo, e forse è il caso più importante e interessante, il “legame” che intercorre tra il referendum voluto dalla Lega e oggi in “sentenza” della Consulta e la stessa legge elettorale incardinata in Parlamento: la corsa voluta dal Pd e M5s sulla presentazione del “Germanicum” (o Brescellum) volge proprio a depotenziare gli eventuali effetti della decisione della Corte di oggi. Il Parlamento infatti vuole avere la priorità di legiferare rispetto alla Consulta (e ai cittadini alle urne) e avere la chiara intenzione nei prossimi mesi di eliminare il Rosatellum bis e sostituirlo con il nuovo sistema totalmente proporzionale del Germanicum. Un dato che conferma questo “andazzo” è la richiesta fatta da Giorgetti (n.2 della Lega) direttamente al Quirinale di un ritorno al Mattarellum, come via di “mezzo” visto l’esito forse negativo della Consulta e soprattutto la presenza ormai quasi certa del Germanicum come prossima legge elettorale, se non cambia qualcosa di “clamoroso” con indicazione diretta dal Colle.

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