Lite Travaglio-Mieli: “Figliuolo? Un rider di Deliveroo!”/ “No, è stato un gigante”

- Alessandro Nidi

Lite in tv tra i giornalisti Marco Travaglio e Paolo Mieli sul commissario Figliuolo. Per il direttore de “Il Fatto Quotidiano” “ha fatto un casino”, per l’editorialista del “Corriere” no

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Mieli e Travaglio (Otto e Mezzo, 2021)

Dura lite tra Marco Travaglio e Paolo Mieli nel corso della trasmissione di La 7 “Otto e Mezzo”, condotta da Lilli Gruber. Lo scontro fra i due giornalisti è nato in seguito all’attacco frontale mosso dal direttore de “Il Fatto Quotidiano” nei confronti del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, nonostante il suo lavoro sia operato dalla maggior parte degli italiani, al pari di quello eseguito dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha scelto proprio la figura del generale per rimpiazzare Domenico Arcuri nella gestione della campagna di vaccinazione contro il Coronavirus nel nostro Paese.

Travaglio ha in particolare sottolineato che Figliuolo “si è inventato gli open day per i ragazzi per smaltire le dosi di AstraZeneca che languivano nei frigoriferi e Governo e CTS hanno la responsabilità di aver tardato a fermarli. Dato il casino, Figliuolo è stato degradato a rider di Deliveroo: sembra uno che fa le consegne dei vaccini, invece è il responsabile della campagna vaccinale!”. Dichiarazioni indubbiamente forti, che non sono andate giù all’editorialista de “Il Corriere della Sera”, il quale ha rammentato al collega come fosse la situazione prima dell’arrivo di Figliuolo.

LITE TRAVAGLIO-MIELI: “ADESSO NON RISPONDI, EH?”

Paolo Mieli ha risposto per le rime a Marco Travaglio, affermando che Figliuolo ha preso una baracca con tratti opachi o poco chiari, che andava bene perché eravamo a inizio campagna vaccinale, mentre il generale è riuscito a portare i vaccini a numeri impensabili. Sul potere politico e sul mix delle vaccinazioni, invece, “ho delle esitazioni. Appare evidente che si sono trovati nel pasticcio AstraZeneca e nell’onda emotiva della 18enne morta, ma questo non c’entra niente con Figliuolo, che è stato un gigante. Chiedere le sua dimissioni è una cosa ironica, è per non chiedere quelle di Draghi!”. Travaglio ha ripreso la parola, difendendo l’operato di Arcuri e ricordando come a gennaio l’Italia fosse davanti alla Germania per numero di dosi vaccinali inoculate, ma Mieli ha sentenziato: “Quando è arrivato Draghi ha trovato che Conte e Arcuri avevano ordinato e acquistato mascherine per 763 settimane, 14 anni e mezzo, di qui al 2035. Non dico che siano ladri, però un giorno si dovranno fare i conti. Cose strane ce ne sono state, ammetti che sono troppe?”. Travaglio non ha replicato e Mieli, a quel punto, ha infierito: “Eh, però non rispondi!”.







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