Riforma pensioni/ Ghiselli: da Governo nessuna risposta su esodati

- Lorenzo Torrisi

Roberto Ghiselli commenta l’ultimo incontro tra Governo e sindacati sul tema della riforma pensioni. Ci sono stati passi avanti, ma mancano alcune risposte

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RIFORMA PENSIONI, MISURE PER 200 MLN IN MANOVRA

Il nuovo incontro tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni viene ritenuto “utile” da Roberto Ghiselli. Come riporta Radiocor, il Segretario confederale della Cgil spiega che l’esecutivo ha confermato “la proroga di un anno di Opzione donna e Ape sociale, con l’allargamento della platea a chi non percepisce la Naspi, così come la risoluzione dell’annoso problema della piena copertura previdenziale per il part time verticale, che spesso riguarda lavoratrici donne”. C’è poi l’intenzione di abbassare la soglia “attualmente prevista da 1000 a 500 dipendenti per il contratto di espansione” e di “mantenere fino a 7 anni l’isopensione, valutando la possibilità di introdurre la Naspi per il primo periodo di uscita”. Il Governo è anche pronto a estendere l’Ape social e Quota 41 ai “lavoratori fragili”, anche se occorre definire con precisione chi farebbe parte di questa categoria. Non c’è stata invece alcuna risposta “su esodati ed estensione della quattordicesima ai titolari di pensione inferiore ai 1500 euro”.

RIFORMA PENSIONI, MISURE PER 200 MLN IN MANOVRA

Non manca molto alla presentazione della Legge di bilancio e posto che non ci sarà una vera e propria riforma pensioni, da delineare l’anno prossimo per sostituire Quota 100, il Governo starebbe pensando, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, ad alcune misure in tema previdenziale che dovrebbero costare 200 milioni di euro nel 2021, 500 milioni nel 2022 e 640 milioni nel 2023. Oltre alla proroga di Opzione donna e Ape social, l’esecutivo starebbe valutando di introdurre una nuova isopensione della durata di sette anni, insieme all’estensione del contratto di espansione per favorire la staffetta generazionale e i prepensionamenti nelle aziende. Secondo il quotidiano di Confindustria, tra le misure in manovra potrebbe esserci anche “una nuova salvaguardia per i cosiddetti lavoratori esodati (la nona, per 4.500/6.000 soggetti), anche se non è da escludere che questa finestra di anticipo valida fino al gennaio 2022 possa poi essere recuperata nelle prossime settimane con un emendamento parlamentare.

PROROGA APE SOCIAL E OPZIONE DONNA

Al secondo tavolo di confronto tra Governo e sindacati l’obiettivo primario è la proroga nella prossima riforma pensioni per Opzione Donna e Ape Social, ma sul superamento della Quota 100 che si affollano le discussioni tra le parti. Secondo quanto riportato da Repubblica, tra gli altri punti sul tavolo anche un piano per sterilizzare il calo del Pil nel calcolo degli assegni pensionistici futuri: in Manovra, avrebbe confermato ancora la Ministra Catalfo, dovrebbe rientrare sicuramente l’Ape Sociale e l’Opzione Donna anche per il 2021 ma si punta anche ad altri elementi a breve discussi nel tavolo con i leader sindacali Cgil, Cisl e Uil «avvio del part time verticale per l’accesso alla pensione; ampliamento del contratto di espansione; semestre di assenso per l’accesso alla previdenza complementare», riportano le fonti di Rep al Ministero del Lavoro. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, VERSO ESTENSIONE DI QUOTA 41

Oggi Governo e sindacati tornano a incontrarsi per parlare di riforma pensioni e, secondo quanto scrive Il Messaggero, si dovrebbe parlare della possibilità di espandere Quota 41, in particolare per quelle categorie ritenute “fragili”, come malati oncologici e immunodepressi, che sono più a rischio contagio Covid. Il quotidiano romano spiega anche che “tra le misure sulle quali si sta ragionando c’è anche l’estensione ai lavoratori delle imprese con meno di mille dipendenti dei contratti di solidarietà espansiva per accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, creando opportunità occupazionali per i giovani”. Inoltre si vorrebbe favorire l’utilizzo dell’isopensione aumentando il periodo della Naspi e rendendo pertanto meno oneroso il costo della misura per le imprese che devono di fatto farsi carico di questa forma di prepensionamento. Non si dovrebbe invece ancora parlare di post-Quota 100. Del resto per inserire le misure pensionistiche in Legge di bilancio non c’è ancora molto tempo a disposizione e occorre dunque concentrarsi su di esse.

ATTESA PER SENTENZA SU PENSIONI D’ORO

Come ricorda Mauro Suttora nel suo blog sull’Huffington Post, per il 20 ottobre è attesa la sentenza della Corte Costituzionale riguardo il taglio degli assegni più elevanti introdotto tra le misure di riforma pensioni del Governo Conte-1. Un provvedimento contro cui sono stati presentati diversi ricorsi arrivati, tramite la giustizia ordinaria, fino alla Consulta. Intanto Elisabetta Serafin, Segretario generale del Senato, ha  proposto un appello per bloccare i rimborsi agli ex senatori dopo che la Commissione contenziosa di palazzo Madama ha bocciato la norma sul taglio dei vitalizi. In casa M5s, invece, Dino Giarrusso, con un post su Facebook, ricorda che è stato deciso di aumentare l’importo degli assegni di invalidità. “Attraverso un nuovo provvedimento, abbiamo appena aumentato l’assegno mensile di tutti coloro che vivono in condizioni di invalidità totale a partire dai 18 anni di età, portandolo da 285€ a 650€ (a seconda, ovviamente, del livello reddituale del cittadino)”, evidenzia l’eurodeputato pentastellato.

RIFORMA PENSIONI, L’INSUCCESSO DI QUOTA 100

In un recente articolo pubblicato su Econopoly, sezione del sito del Sole 24 Ore, Maurizio Sgroi ricorda che i sostenitori di Quota 100 promuovevano questa misura di riforma pensioni anche con l’obiettivo di aumentare l’occupazione giovanile, in base al presupposto che mandando in pensione gli anziani si sarebbero creati nuovi posti di lavoro per i più giovani. Uno studio della Banca d’Italia pubblicato a fine settembre, firmato Francesca Carta, Francesco D’Amuri e Till von Wachter, evidenzia però che “un aumento del 10% dei lavoratori anziani implica un aumento dell’occupazione dei lavoratori giovani e di mezza età rispettivamente dell’1,8 per cento e dell’1,3 per cento”. Ci sono poi altre considerazioni interessanti in questo working paper.

IL LEGAME TRA LAVORATORI ANZIANI E OCCUPAZIONE GIOVANILE

Nelle conclusioni gli autori scrivono: “Riteniamo che un aumento esogeno dell’occupazione dei lavoratori più anziani conduca ad un aumento dell’occupazione anche in altre classi di età”, grazie a un incremento dei posti “sia a tempo determinato che a tempo indeterminato per i lavoratori più giovani (15-34), sia di un aumento delle posizioni permanenti per la mezza età (35-54)”. In un altro passaggio si legge: “Troviamo una forte associazione positiva tra variazione nell’occupazione degli over 55 e l’occupazione dei giovani (15-34 anni) e dei lavoratori di mezza età (35-54 anni)”, in particolare più contratti a tempo determinato per i 15-34enni e a tempo indeterminato per i 35-54enni con una maggiore permanenza a lavoro degli over55. Secondo Sgroi, occorrerebbe parlare anche di questo “la prossima volta che parliamo di pensioni anticipate”.

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