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FINANZA/ E ora sono gli Usa a temere il crac, altro che Portogallo

Pubblicazione:giovedì 7 aprile 2011

Foto Ansa Foto Ansa

A cinque minuti dall’inizio delle contrattazioni a Wall Street, ieri l’oro toccava il record di 1460,50 dollari l’oncia e l’argento flirtava con il punto di resistenza dei 40 dollari l’oncia, precisamente a 39,61. Brutti segnali, proprio brutti: anche perché solo un mercato artificiale vede le Borse salire dell’1% e contemporaneamente l’argento dell’1,09% e l’oro dello 0,55%: in America lo sanno e i segnali per una resa dei conti ci sono tutti.

Il 24 marzo scorso Warren Buffett, come vi ho riportato, dava non per impensabile la fine dell’euro: bene, il giorno seguente, dichiarò che «se mi chiedete se il dollaro manterrà il suo attuale potere d’acquisto da qui a 5, 10 o 20 anni, vi dico chiaramente di no». L’era del soft power è finita. Si sa che Buffett è il terzo uomo più ricco del mondo, un guru di Wall Street, ma soprattutto azionista di Moody’s, la stessa società di rating che in due giorni ha declassato prima il debito sovrano portoghese e poi sette banche lusitane nella speranza di affogare il Paese, destabilizzare l’Europa intera e permettere a Tim Geithner di piazzare i suoi 1,5 trilioni di T-bills.

Nonostante questa campagna di primavera, l’euro saliva e continuava a salire: pazzesco, quota 1,42 sembra ormai un mantra, un qualcosa di inspiegabile se non attraverso una teoria che potrebbe essere ritenuta folle. Ovvero, gli Usa sono di fatto in default. Non a caso, lo stesso Buffett ha progressivamente abbandonato gli investimenti a lungo termine in dollari preferendo assets più facilmente liquidabili. Oltre a questo, ha diversificato i suoi investimenti prevedendo che, malgrado la Fed lo neghi, il governo degli Stati Uniti dovrà inflazionare il dollaro per ridurre i propri debiti e aumentare le esportazioni: detto fatto, Buffett si è messo anche a investire in aziende che potranno avvantaggiarsi da questi politica forzata.

Ma cosa bolle nel pentolone degli Usa? Stando a quanto dichiarato da Bill Gross, fondatore di Pimco, il principale fondo obbligazionario del mondo, pare che il debito pubblico statunitense abbia un’extra debito “reale ma non riportato” pari a qualcosa come 75 trilioni di dollari (diverse volte il Pil americano). Alla fine, a parere di Gross, il default giungerà per un sommarsi di diverse concause: inflazione, deprezzamento delle valute, tassi d’interesse reali bassi e negativi. Insomma, i tanto amati 1,5 trilioni di T-bills di Tim Geithner diverranno sempre meno appetiti e appetibili fino ad arrivare a una situazione da zampe all’aria: o si taglia drasticamente la spesa, compresi i programmi sanitari, oppure i capolavori della Fed da Alan Greenspan in poi stanno per presentare il conto, esattamente come quel capolavoro di subprime “democratici” che sono i municipal bonds, con decine di città americane sull’orlo del fallimento o salvate in extremis dalle banche europee a prezzi non certo di saldo.


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COMMENTI
07/04/2011 - un male della democrazia (Fabrizio Terruzzi)

Sembra un male della democrazia quello di alimentare aspettative crescenti, addirittura lo spreco, e di non saper imporre sacrifici, buon senso e comportamenti virtuosi. Di conseguenza buona parte delle democrazie sono indebitate a livelli record e sull’orlo della bancarotta, quasi a livello dei paesi più sottosviluppati e poveri. E così in un mondo in cui si pensa che le principali risorse non rinnovabili si esauriranno nel giro di non molti decenni, l’unica ricetta che gli economisti e i politici hanno elaborato per uscire dalla crisi è quella di raccomandare o incentivare a “consumare di più”. Come in passato e come sempre, ma a questo punto, c’è da chiedersi, fino a quando? Le loro menti non possono arrivare a pensare che la crisi può essere anche un’opportunità per riallocare in modo più sensato le risorse nazionali, per cui, tanto per fare un esempio, scelgono di parcheggiare in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori dell’auto in attesa che questa stessa industria possa riassorbirli, anziché pensare di ridimensionare questo settore in favore di altri meno avidi di risorse e di cui c’è un sostanziale maggiore bisogno (ambiente, salute, cura degli anziani, sviluppo della socialità, ricerca scientifica, ecc.). L’auto possiamo cambiarla ogni sei anni anziché ogni quattro! Quello di cui c’è necessità oggi non è di un maggiore benessere bensì di una maggiore sicurezza del futuro.

 
07/04/2011 - Due domande all'ottimo Bottarelli. (Francesco Giuseppe Pianori)

1. Che cosa se ne fa Buffet di tutti i soldi che ha e che manovra? 2. Se tutti sono debitori, chi è il creditore? Grazie

RISPOSTA:

Caro Pianori, se conoscessi il portafoglio d'investimento di Buffett, giuro che lo direi a lei e a tutti gli altri lettori de ilsussidiario.net! Scherzi a parte, sta scaricando gli investimenti in dollari sul medio termine e credo stia puntando su quote monetarie, di commodities (oro e argento) e di rami d'azienda facilmente liquidiabili o che conta beneficeranno di inversioni di tendenza nelle politiche economiche e monetarie di breve-medio termine negli Usa. Niente T-bills, suppongo. Per quanto riguardo i creditori, nel caso degli Usa i principali sono la Cina e il Giappone, detentori storici di debito statunitense e ora decisi a cambiare rotta: la prima per diversificare e dar vita a una guerra commerciale-valutaria con Washington che insiste per la rivalutazione dello yuan, il secondo perché dovrà rimpatriare asset per finanziare la ricostruzione (inoltre, il debito giapponese è detenuto al 95% dai giapponesi stessi, i quali però ora sconteranno il calo dello yen e quindi non riterranno più conveniente tenersi obbligazioni che pagano rendimenti ridicoli, non avendo più in cambio una valuta forte). L'Europa vende il proprio debito a Stati, fondi obbligazionari come Pimco e banche: le stesse che si fanno salvare con i soldi delle stesse nazioni di cui comprano il debito!È un mondo di pazzi, mi creda. Cordialmente (Mauro Bottarelli)

 
07/04/2011 - spostare spesa e entrate (francesco taddei)

tagliare la sanità? ma se gli americani non ce l'hanno! e i progetti di Obama sono stati cassati dal congresso repubblicano! perchè non iniziano a venderci qualche portaerei a noi europei, invece di aspettare che lo faccia la cina?

 
07/04/2011 - 10 e Lode! (J B)

Complimenti, bell'articolo.