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SPY FINANZA/ E ora il mondo resta nelle mani della Fed

Pubblicazione:sabato 25 ottobre 2014

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

C’è poco da fare, i segnali che la Fed darà vita - in un modo o nell’altro - a un nuovo programma di stimolo, chiamiamolo Qe4, aumentano di giorno in giorno. Quello giunto ieri, poi, è particolarmente significativo, visto che arriva nientemeno che da Goldman Sachs, la regina dell’investment banking a Wall Street, la quale ha deciso di lanciarsi nell’acquisto selvaggio della bolla per antonomasia, ovvero le obbligazioni ad alto rendimento (quelle con yield alto ma correlato a un rating molto basso, cioè molto rischiose) che negli ultimi due mesi - come vi avevo già detto - avevano conosciuto una fuga di capitali proprio perché gli investitori temevano la fine del programma di stimolo e quindi agivano in modalità risk-off. Ma qualcosa è cambiato, come ci mostra il grafico a fondo pagina: dopo che il membro della Fed, James Bullard, ha lasciato di fatto la porta aperta al Qe4 se il mercato lanciasse segnali di crollo o l’economia reale non si fosse rafforzata abbastanza, ecco che gli high-yield bonds sono tornati la merce più appetita a Wall Street, tanto che Goldman ha cominciato a comprare con il badile, mentre Aberdeen addirittura ha cominciato a scaricare securities europee per comprare debito privato Usa, definito da un trader «l’affare che in questo momento ti grida in faccia di comprarlo».

Insomma, la fame per obbligazioni CCC sta crescendo di nuovo, tanto che un altro trader sintetizza così il momento attuale: «Un giorno il mercato sembra che sia addirittura chiuso e tu non riesci a vendere nulla, ma al mattino dopo ti svegli e puoi prezzare qualsiasi parte della curva». Insomma, la regola ormai è solo una: non c’è niente di cui aver paura, se non della Fed. Anche perché, come si leggeva nell’ultimo sondaggio tra gli investitori redatto da Bank of America, nessuno crede più a un’ipotesi di Quantitative easing da parte della Bce, quantomeno su larga scala come occorrerebbe per tamponare l’evaporazione di liquidità che il combinato tra “taper” della Fed e stimolo mirato della Banca centrale cinese sta già innescando.

Lo stato di salute dell’economia mondiale, parliamoci chiaro, necessita di un Qe perenne: il Brent è crollato del 25% da giugno, il decennale Usa paga un rendimento dell’1,96% e il Bund ha toccato il minimo storico dello 0,81%. Siamo nella stagnazione secolare, con il rischio di un nuovo 1937, ovvero un ritiro anticipato dello stimolo senza un paracadute. Anche perché Francia, Italia, Spagna, Olanda, Portogallo, Grecia e Bulgaria sono in deflazione conclamata e per i Paesi che hanno ratio di debito pesanti, come il nostro, il danno che potrebbe causare questa condizione è enorme.

A confermarlo il fatto che proprio ieri un falco come il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Jyrki Katainen, parlando del caso tedesco, abbia precisato che in tutti i paesi dell’Eurozona ci sono cali della crescita potenziale, inclusa la Germania: oggi a Berlino la crescita è all’1,5%, «troppo bassa», ha ammonito, invitando quindi il Paese a fare più investimenti. I paesi più forti e in surplus devono investire di più: un gran brutto segnale quando i rigoristi cominciano a chiedere più investimenti alla locomotiva (o ex tale) d’Europa.

 


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COMMENTI
25/10/2014 - Gufo (Giuseppe Crippa)

Gli USA salveranno il mondo con altro Qe o lo lasceranno al suo destino? Il fatto che Bottarelli non scommetta sulla seconda ipotesi NON mi lascia tranquillo che si avvererà la prima.