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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Sapelli: gli Usa "scaricano" Renzi e condannano l'Italia

Molti si aspettavano che Renzi chiedesse la rinegoziazione dei parametri europei. GIULIO SAPELLI ci spiega perché non c’è stata, chiamando in causa l’atteggiamento degli Usa

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

La situazione internazionale determina sempre le relazioni tra nazioni. È un concetto a cui non si fa più riferimento, tanto siamo piegati sul racconto di una politica sempre più vista dal buco della serratura e tesa a distrarre non solo le masse, ma anche ciò che rimane dell’establishment, dai problemi essenziali. Si veda la questione Renzi-Merkel. Dopo la visita in Francia, con un Hollande a metà tra filo-nordamericanesimo e filo-germanesimo, coloro che ancora credono nella politica non solo come spettacolo, ma come unione di spettacolo e contenuti, erano certi che Renzi avrebbe riproposto con continuità il leit motiv della sua azione. Ossia la rinegoziazione, con prudenza e con moderazione, ma con decisione, come aveva annunciato, dei parametri europei: in primis la questione della necessità di sforare - come si dice oggi - il tetto non solo del 2,6%, ma altresì quello del 3% del deficit. E poi avrebbe certamente fatto cenno a una questione che lo stesso Monti - ed è tutto dire - aveva sollevato a suo tempo: ossia la non contabilizzazione nel deficit delle spese fatte per investimenti e - disse poi anche Letta- dirette a promuovere la coesione sociale. Rivoluzione in atto!

Renzi non ha fatto nulla di tutto questo e ha dichiarato che non solo rispetterà il 3%, ma anche il 2,6%, e tutto farà sul fronte interno diligentemente per portarci verso i traguardi deflazionistici. Certo le misure sull’Irpef sono importanti come segnale, ma ancora insufficienti, sebbene vadano appoggiate fortemente anche perché si associano a quelle sull’Irap. Ma sol così facendo - anche con la giusta spending rieview diretta ad abbattere gli spazi rent seeking - certo si può fare un pezzo di strada, ma non si può percorrere lo stretto sentiero che porterebbe alla crescita. La crescita, con i vincoli attuali europei, non è possibile per le nazioni che non hanno il surplus commerciale come quello tedesco.

Addirittura la Commissione europea - che non è ancora completamente controllata dal blocco teutonico nordico - ha richiamato la Germania su questa questione, invitandola a sviluppare di più il mercato interno e a promuovere maggiormente le sue importazioni, così da dare un po’ di respiro, con l’ampliamento della sua domanda effettiva interna, e non con quella esterna, alle economie degli altri paesi europei, nazioni del Sud Europa in primis. Il problema è che le coperture non si troveranno senza sforare i tetti europei. A meno che non si voglia tagliare la spesa pubblica per la coesione sociale e per il sostegno alla produzione, che esiste, eccome, e che costituisce l’essenza sia del modello sociale europeo, sia della produttività totale (infrastrutture, servizi tecnologici, ecc). Infatti o si esce dai parametri succitati - non dall’Europa - o si esce dal sistema sociale europeo: bisogna scegliere.