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FINANZA/ Il "finto" Def che serve a Renzi per vincere le elezioni

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

In un contesto in cui si stabilizzano 100.000 “precari” della scuola, e per incoraggiare la trasformazione di contratti un tempo chiamati “atipici” in contratti a tutele crescenti si aggravano i contributi sulle imprese (penalizzandone la competitività), non deve scandalizzare che si scovi qualche nuovo “precario”.

Il Governo ha puntato sulla “precarizzazione” del binomio Def-Pnr la cui vita durerà, più o meno, sino alla elezioni regionali per poi essere rifatto da cima a fondo al fine di produrre una documentazione che serva il vero obiettivo delle norme che lo hanno istituito: predisporre, all’inizio dell’autunno, il disegno di legge di stabilità.

Non dobbiamo dimenticare che il Def è nipote di quei documenti entrati in vigore con caratteristiche e tempistica differente in quasi tutti gli Stati dell’Unione europea negli anni Settanta. Lo scopo era ed è di fondare la preparazione dei bilanci di previsione degli Stati su una discussione parlamentare (e nell’opinione pubblica) sugli obiettivi e strumenti di finanza pubblica. La crisi internazionale dell’inizio degli anni Settanta, i cambi fluttuanti, l’aumento dei corsi delle materie prime fecero correttamente ritenere che i bilanci di previsione degli Stati sarebbero dovuti essere pluriennale e dovessero essere basati su una politica economica condivisa o almeno discussa in Parlamento e nell’opinione pubblica. Poco più di cinque anni fa venne deciso a livello europeo di coordinare tempistica e presentazione dei contenuti al fine di facilitare la convergenza delle politiche economiche degli Stati dell’Unione europea verso i comuni obiettivi sanciti nel Fiscal Compact.  

I Def-Pnr di numerosi Stati Ue presentati in queste settimane sono consultabili on line. Basta sfogliare la stampa straniera per constatare che nessuno è stato accompagnato dallo psicodramma che ha caratterizzato gli ultimi giorni della preparazione di quello italiano. Uno psicodramma voluto (con la buffa trovata finale del “tesoretto”) per tenera desta l’attenzione in vista delle imminenti elezioni regionali. Uno psicodramma che però costa caro - come pare abbiano detto alcuni Ministri al Presidente del Consiglio - perché aumenta l’incertezza di gran parte degli italiani.

Ma andiamo ai punti essenziali (tralasciando il “tesoretto” ampiamente analizzato su queste pagine). In primo luogo, il punto chiave del Def riguarda le previsioni degli andamenti dell’economia reale. Si legge che il Presidente del Consiglio abbia scritto di proprio pugno 0,7% per la crescita del Pil nel 2015, già quasi giunto al quinto mese dell’anno. I “gufi” dicono che si sarebbe infischiato delle elaborazioni (meno ottimistiche) del ministero dell’Economia e delle Finanza e dell’Istat.



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COMMENTI
13/04/2015 - GIORNALISTI INCAPACI (RUGGIERO DAMBRA)

quando la carta straccia fa insinuazioni, senza dare spiegazioni vere, solo per riempire pedazzi di giornali da vendere al popolo? il renzi vincera le elezioni perche gli altri partiti non esistano piu? il motivo e solo questo? se tutto quello che fa renzi non va bene niente come dicono tutti i partiti perche' non si vota adesso? hanno paura tutti e lo sai perche il renzi gli darebbe una scappolata, che sparirebbero della circolazione, sono diventati tutti scienziati della economia senza fondi? noi tutti italiani siamo un popolo di magnacci ladroni?