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Economia e Finanza

SPY AMERICA/ Janet, Hillary e Carly (Fiorina): quel pasticciaccio di Fed e Casa Bianca

La Fed ha attribuito lo stallo sui tassi all'instabilità economica globale: ma molte tracce portano alla crescente incertezza politica Usa. Dialogo fra LUCA PASSONI e ANTONIO QUAGLIO

Hillary Clinton (Infophoto)Hillary Clinton (Infophoto)

Luca, alla vigilia del Fomc hai scritto su queste pagine che tutto - sul piano fondamentale e razionale - suggeriva alla Fed di alzare i tassi. Ma hai lasciato chiaramente intendere che non saresti rimasto sorpreso se Janet Yellen avesse “passato”.

Antonio, da operatore sui mercati avrei preferito essere smentito sugli argomenti. Invece ho letto il comunicato del Fomc e non ho trovato contraddette le premesse mie e di molti altri: tenere fermi i tassi non è stata una scelta motivata, ma una “non scelta” contorta. Infatti, molti commentatori si sono arrampicati sulle preoccupazioni della Fed per l’economia cinese o per quella europea. Ma è proprio la Fed a ricordare nel suo statement che i suoi obiettivi statutari sono la piena occupazione e il controllo della dinamica dei prezzi negli Usa, non altri. Che ne sia stata o no pienamente consapevole, la Fed è rimasta behind the curve.

Dietro la curva: un passo indietro rispetto agli sviluppi del ciclo economico. Non è la prima volta che la banca centrale americana perde la battuta su tassi e liquidità…

Esatto. L’ultima volta è avvenuto con Alan Greenspan a fine anni ’90 e oggi c’è un importante consenso sul fatto che fu una scelta sbagliata. Secondo molti osservatori fu il primo passo verso il crac del 2008: da cui stiamo appena uscendo.

Giovedì mattina quando il Fomc era già aperto e stava per decidere, dal Financial Times sono giunti due appelli perentori a tenere i tassi fermi. Uno l’ha lanciato il Ceo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein; l’altro Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Bill Clinton e candidato al vertice Fed, poi ritirato a favore della Yellen.

Soprattutto in una fase come quella corrente è inevitabile che la Fed decida sotto pressione. È indubitabile che da Wall Street sia partita una forte azione di lobbying pro zero-rates. Però non generalizzerei: l’industria dei servizi finanziari (banche ordinarie, assicurazioni, ecc.) non lavora bene con i tassi a zero. Per fare profitti ha bisogno di tassi più alti. Più in generale l’economia e i mercati finanziari operano con difficoltà in situazione di incertezza. E infatti le Borse hanno festeggiato molto poco l’inerzia della Fed, che continua a non dare nuovi punti di riferimento ai mercati. Al netto di questa volatilità indotta, le prospettive dell’azionario, per esempio, non sono negative.

E le grandi corporation industriali che punti di vista hanno?

Molti dei giganti della Silicon Valley sono oggi ricchissimi di cassa, i bassi tassi di interesse per chi detiene attivi e non debiti sono paragonabili a una tassa occulta (se i tassi di interesse reali sono negativi, il potere di acquisto della ricchezza accumulata cala). Guardando al solo aspetto tassi, anche queste aziende non beneficiano del permanere di bassi tassi di interesse.

E la Silicon Valley non vota democratico

Beh, non mi stupisce che nelle file repubblicane la candidatura emergente contro Donald Trump sia quella di Carly Fiorina. Come Ceo di Hewlett Packard ha dato risultati discutibili, ma certo rappresenta alla perfezione il big business californiano.  

Summers ha parlato per conto dell’amministrazione Obama? Ha esercitato sulla Yellen - democratica e nominata da Obama - una moral suasion per lasciare ancora un po’ le briglie allentate all’economia all’inizio del lungo anno delle presidenziali? 


COMMENTI
20/09/2015 - Siete d'accordo soltanto voi due (Giuseppe Crippa)

Questo interessante dialogo, che mi piacerebbe si ripetesse in futuro, presenta alcuni punti di convergenza tra i due protagonisti che non so quanto sino condivisibili dai lettori… per esempio che l’establishment della Silicon Valley voti repubblicano quando il comportamento di molte società o istituzioni (vedi Microsoft, Facebook o Mozilla) è chiaramente obamiano o che Draghi – a suo tempo manager di Goldman Sachs International - pensi unicamente agli interessi dell’Europa quando suggerisce alla Yellen esattamente la stessa cosa indicata dal CEO di Goldman Sachs.