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UNIONI GAY/ Giovanardi: Berlusconi favorevole? No, la Costituzione non ammette questi matrimoni

CARLO GIOVANARDI ci parla del suo disegno di legge in cui contempla l’ipotesi, per due persone dello stesso sesso che convivano, di vedersi riconosciuti una serie di diritti  

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L’impressione di una apertura di Silvio Berlusconi ai matrimoni gay durante una trasmissione radiofonica ha messo in subbuglio il mondo cattolico legato al Cavaliere. E' lecito "rimangiarsi" quanto sostenuto sino a poche ore prima per inseguire (forse) un mugno di voti in più? E su un tema scottante e per nulla secondario come quello del matrimonio gay, per di più. Berlusconi era ospite di Radio Rtl 102.5 quando l’intervistatore, dopo avergli fatto presente che, in Italia, le coppie di fatto superano ormai i matrimoni, gli ha chiesto se fosse disponibile ad un’equiparazione. L’ex premier ha fatto cenno di sì con la testa, spiegando che occorrerà la maggioranza parlamentare per poter modificare il Codice civile. Carlo Giovanardi, senatore del Pdl, ci tiene a spiegare a ilSussidiario.net perché le parole di Berlusconi non vadano interpretate come la volontà di parificare matrimonio e unioni omosessuali. «Le assicuro che Berlusconi è contrario». Sta di fatto che le sue affermazioni suonano piuttosto ambigue. «Ma no – continua il senatore -, Berlusconi ha semplicemente fatto riferimento ad un disegno di legge che ho presentato circa sei mesi fa, firmato da moltissimi senatori e la cui struttura tecnica è merito dell’ordine dei notai: i “Contratti di convivenza e solidarietà”». In sostanza, lo scopo del ddl sarebbe quello di porre rimedio a tutte le tematiche relative alle coppie di fatto: «affronta la disciplina sull’affitto o sulla successione dell’appartamento in cui chi sottoscrive il contratto convive, la possibilità di visitare il partner in caso di malattia o il diritto all’eredità da parte del superstite per la quota non vincolata dalle leggi vigenti sul diritto di successione; abbiamo previsto, attraverso una modifica al codice civile, che tale contratto riguardi qualsiasi forma di convivenza come, ad esempio, quelle tra fratello e sorella, tra due vedove superstiti, tra un prete e la sua perpetua. Tale convivenza non è legata, quindi, a vincoli affettivi, benché non li escluda; si riferisce prevalentemente a quelle persone che, per solidarietà, si trovano a vivere sotto lo stesso tesso». Non si pone, secondo Giovanardi il problema dell’apertura al matrimonio gay. Il testo da lui sottoscritto, e al quale avrebbe fatto riferimento Berlusconi, non fornirebbe un precedente alla modifica della legislazione sulla famiglia.