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VITTADINI/ Una Buona scuola anche se è privata

Sono attesi i decreti attuativi del pacchetto "La Buona Scuola" con cui il governo intende "riscrivere le regole" del sistema formativo. Ma la parità dov'è? GIORGIO VITTADINI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Questa settimana sono attesi i decreti attuativi del pacchetto "La Buona Scuola" con cui il governo intende "riscrivere le regole" del sistema formativo, come ha ribadito di recente il premier Matteo Renzi. Il progetto cerca di chiudere definitivamente l'annosa questione dei circa 123mila precari (obbligo imposto dall'Unione Europea), impiegando a questo scopo quasi tutti i fondi disponibili e lasciando ben poco ad altri obiettivi previsti nel piano, come la formazione degli insegnanti o l'innovazione tecnologica. 

La proposta tocca anche altri punti importanti, come la carriera dei docenti legata al merito ma, nel complesso, avrebbe potuto essere più coraggiosa. Non bisogna dimenticare infatti che dalla scuola dipende chi saranno gli adulti di domani e come porteranno avanti la vita del Paese. Studi internazionali certificano che una proposta formativa di qualità dipende da: un progetto chiaro, condiviso, controllato e modificato sugli esiti della verifica; insegnanti selezionati in base alle esigenze del progetto e non con criteri burocratici; dirigenti in grado di usare le risorse in modo flessibile e di acquisirne di nuove; famiglie e studenti che partecipano in modo attivo; un potere centrale che dialoga con le scuole fissando poche regole essenziali e controllando il raggiungimento degli obiettivi. 

Si tratta — alla radice — dei temi dell'autonomia, rimasti per lo più sulla carta a diciotto anni dalla legge 59 che sancì la trasformazione delle scuole in "istituzioni scolastiche dotate di autonomia gestionale e personalità giuridica". Nemmeno il secondo principio essenziale all'evoluzione del sistema formativo, quello della parità scolastica, ha fatto passi avanti dalla legge 62 voluta ormai quindici anni fa dall'allora ministro dell'Istruzione Luigi Berlinguer, legge che, benché rimasta senza copertura finanziaria, ha equiparato scuole statali e paritarie in un unico sistema pubblico.

Anche in tema di parità, studi comparati sui sistemi scolastici, insieme all'evidenza dei cambiamenti sociali in atto, mostrano come continuare a far coincidere "scuola pubblica" con "scuola gestita dallo Stato" sia ormai anacronistico e deleterio per il bene del servizio pubblico. Sistemi di scuole autonome e paritarie, di diritto pubblico e privato, sono concepiti ormai in tutti i paesi avanzati per favorire una competizione virtuosa tra scuole in funzione della qualità e per costruire un sistema che valorizzi forza ideale, creatività ed energie presenti nel tessuto sociale, secondo il principio di sussidiarietà. E' utile ricordare che in Italia le scuole paritarie sono promosse da ordini religiosi, ma anche da laici di diverse estrazioni culturali e che il finanziamento pubblico della scuola privata è previsto in quasi tutti i paesi dell'Unione europea garantendo l'accesso e l'iscrizione libera e gratuita per tutti gli studenti. 


COMMENTI
24/02/2015 - Sogno proibito? (Giuseppe Crippa)

Perché non sognare che lo Stato faccia in futuro un passo indietro e rinunci all’imposizione del valore legale ai titoli di studio? E’ una sciocchezza? Non pareva così neppure a Luigi Einaudi, che scrisse: "Vanità dei titoli di studio" in: Scritti di sociologia e politica in onore di Luigi Sturzo (1947) e "Per l’abolizione del valore legale del titolo di studio", in: Scuola e Libertà (1955).

 
24/02/2015 - I mulini a vento (nicola mastronardi)

Una riforma senza coraggio, perché solo la parità giuridica senza la parità economica è un inganno, quello che bisogna migliorare è il sistema scuola nella quasi sua totalità, vedi, come dice giustamente lei, in quasi tutti gli altri paesi della comunità europea dove c'è libertà di scelta e libertà di educazione la scuola funziona meglio che nel nostro paese, ma toccando questo tasto in Italia si va a toccare un sistema corporativo protetto dai sindacati. La vera riforma è abbattere il monopolio dello stato, ma questa è una rivoluzione contro i mulini a vento. Infatti Renzi è riformista con Marchionne e conservatore rispetto agli apparati dello stato, infatti l'art 18 vale solo nel privato e non nella pubblica amministrazione. Chi dovrebbe battere un colpo, come diceva giustamente ieri il prof. Roberto Pasolini in un suo articolo, sono i politici che durante la campagna elettorale hanno fatto della scuola paritaria un loro manifesto politico, ma bisogna far capire al popolo che questo non è un interesse per pochi ma è un interesse per il nostro paese e per il suo futuro.

 
24/02/2015 - commento (francesco taddei)

il signor vittadini omette di dire che anche con i magici voucher non tutte le famiglie possono pagare la parte non coperta. e rimangono scuole per pochi. o libero e gratuito accesso per tutti (servizio pubblico oggi solo statale) o tante balle.