BORSE & MERCATI/ Se anche la paura dell’inflazione può diventare investimento

- Stefano Masa

Si temono gli effetti di un aumento dell’inflazione, specie negli Usa. Ma c’è anche la possibilità di trasformare questo timore in opportunità di guadagno

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(LaPresse)

Della resilienza o dell’essere resilienti. Si tratta di una caratteristica sconosciuta a molti fino a poco tempo fa. Oggi, invece, troviamo pressoché ovunque il termine o il suo collegato modo di approcciarsi alle difficoltà quotidiane. Basta semplicemente ricordare il recente intervento italiano al fine di poter rilanciare la nostra economia nel post-pandemia: Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Trovare un modo di affrontare le avversità è sempre stato in dote all’essere vivente e, come Charles Darwin insegna, adattarsi al cambiamento è buona cosa rispetto all’impiego della forza e dell’intelligenza. Osservando la recente cronaca finanziaria si apprende di una presenza ingombrante sul destino dei mercati finanziari internazionali: l’inflazione. Un fattore economico – quest’ultima – che viene associato di frequente a uno stato di “timore”, di “paura” fino a rappresentarsi come uno “spettro”: una banale ricerca confermerà tali binomi a commento dell’eventuale discesa del mercato.

In questo delicato contesto uno dei principali osservati speciali sono gli Stati Uniti. Il recente dato diffuso sull’andamento dei prezzi al consumo (a luglio +5,4%) attesta uno dei valori più alti dal 2008. 

Sulla base di questa rilevazione, in molti sono ormai certi nel poter pronosticare una sostanziale modifica alla politica monetaria finora adottata dalla Fed. Nonostante la banca centrale statunitense cerchi di temporeggiare, il timing per un suo intervento (mediante tapering) appare prossimo: a fine anno o inizio 2022? Difficile individuare il momento, ma i presupposti ci sono. 

Dovendo essere resilienti, e trovato pertanto l’elemento di attuale difficoltà, giunge immediata e automatica la pronta reazione. Anziché ricercare i motivi alla base di questo “malessere”, ma mutando l’atteggiamento, abbiamo analizzato come poter ricavare beneficio da questo potenziale “disagio”. Una domanda su tutte: è possibile sfruttare la debolezza in essere? Ebbene sì. Il mercato offre strumenti che possono godere di tale non rosea aspettativa. 

Per meglio finalizzare questa ipotesi, e soffermando il focus alla sola inflazione Usa, abbiamo consultato le serie storiche presenti sul sito del dipartimento del lavoro americano (U.S. Bureau of Labor Statistics). 

L’insieme dei dati estratti mostra – come ovvio – una linea in costante crescita quale somma delle singole variazioni percentuali (rif. rilevazioni mensili). Spontanea sovviene la curiosità nel voler calcolare la rivalutazione finora compiuta: +11,76% in questi ultimi anni (dal 2017 a luglio scorso). 

Ovviamente la finanza di tipo operativo è sempre alla continua ricerca di mezzi attraverso i quali poter trasferire la ricchezza tra gli individui: c’è chi compra e c’è chi vende. C’è chi guadagna e c’è chi perde. Tutto molto chiaro. E anche in questa situazione, tale semplicità di azione, si traduce in opportunità di investimento mediante la creazione e l’utilizzo di specifici strumenti finanziari che traggono beneficio dall’aumento dell’inflazione.

Nella fattispecie di questo nostro approfondimento, cavalcare i prezzi al consumo Usa, è possibile farlo grazie ai TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities) ovvero titoli di Stato del tesoro americano che riconoscono un premio (in questo caso la protezione dall’inflazione) a tutti i possessori. Nulla di nuovo (anche in Italia ci sono simili soluzioni), ma l’importante è poterlo sapere e magari sfruttarne le potenzialità. 

Individuato l’oggetto dell’auspicato “paracadute” abbiamo poi soffermato l’attenzione su un percorribile benchmark che meglio rappresenta questo neonato disagio: il Bloomberg Barclays Capital US Government Inflation-Linked Bond ossia l’indice che misura il rendimento del mercato statunitense dei Treasury Inflation Protected Securities (TIPS).

Ammaliati dal suo andamento (chi non lo sarebbe) abbiamo immediatamente ricavato la performance conseguita a partire dal 2017 fino a oggi: +28,15%. Guardando questi numeri, l’inflazione non è proprio così male. 

Come ovvio, in questa nostra sede, abbiamo volutamente estremizzare il concetto di poter trarre vantaggio anche in contesti non favorevoli: è indubbio come un’elevata inflazione sia deleteria per i consumi e quindi per l’economia di un Paese. Parallelamente, però, è pur vero e doveroso riportare all’attenzione di chi legge le possibili sfaccettature presenti e potenzialmente impiegabili.

La resilienza è implicita nella finanza e rappresenta un tratto distintivo (e obbligatorio) per i cosiddetti operatori. Un tradizionale investitore sarà capace di essere resiliente sui mercati finanziari? I dubbi sono molti. 

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