RISULTATI ESTERO ELEZIONI EUROPEE 2019: LA DIRETTA/ Boom dei Verdi ovunque: 69 seggi

- Dario D'Angelo

In Gran Bretagna ha trionfato il Brexit Party, partito fortemente anti Ue: le parole del suo leader Farage

Il Parlamento Europeo
Il Parlamento Europeo (LaPresse, 2019)

Man mano che arrivano i primi risultati definitivi e si cominciano a “incasellare” i diversi posti nel nuovo Parlamento Europeo che verrà (sono 751 i seggi totali), a colpire negli Stati del centro e nord del continente è l’impetuosa avanzata dei Verdi, che pure in Italia hanno ottenuto un risultato non disprezzabile se rapportato a quello di altri partiti minori. Infatti se in Francia i movimenti “green” e di ispirazione ambientalista hanno conquistato a sorpresa il terzo posto dietro le corazzate di Le Pen e Macron, favoriti alla vigilia, in Germania l’exploit è stato ancora più fragoroso, surclassando una Spd oramai in crisi. In questo modo i Verdi, se venissero confermate queste stime, riuscirebbero a conquistare 69 seggi grazie soprattutto ai voti arrivati non solo da Germania e Francia ma pure da quella Gran Bretagna dove a trionfare sono stati gli euro-scettici riuniti nel Brexit Party di Nigel Farage. (agg. di R. G. Flore)

ELEZIONI EUROPEE 2019: COME SI VOTA – DIRETTA ITALIA – RISULTATI IN ITALIAFAKE NEWS – SONDAGGI – LA SATIRA: I FRIZZI DEL WEB

IL TRIONFO DI NIGEL FARAGE IN UK

Trionfo del Brexit Party di Nigel Farage in Gran Bretagna. Si tratta di un risultato decisamente clamoroso e paradossale visto che il partito britannico che ha ottenuto il 31.6% delle preferenze dei votanti, è decisamente, giusto per dire un eufemismo, pro-uscita dall’Unione Europea. Se ancora vi fossero dei dubbi, quindi, i cittadini di Londra e dintorni hanno fatto chiaramente capire quale sia il loro entusiasmo nei confronti dell’Ue, e di conseguenza sembrerebbe ormai inutile indire un secondo referendum, come ventilato da molti politici, (anche dall’ex premier May negli ultimi giorni), proprio sul tema dell’uscita. Nigel Farage si è detto disposto a “lavorare con chiunque” per ottenere l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna, e nel contempo ha chiesto che il suo partito possa entrare a far parte della squadra che sta lavorando con Bruxelles per l’uscita. «Penso che o i partiti Conservatore e laburista ci portano verso la Brexit o devono essere sostituiti – ha aggiunto – è semplice. Questo voto dice di rimettere la Brexit sul tavolo senza accordi. E io voglio che noi, come Partito della Brexit, veniamo coinvolti in questo». Grazie ai 29 seggi ottenuti, il Brexit Party, altro paradosso, risulta essere il primo gruppo nel nuovo parlamento europeo al pari della Cdu/Csu in Germania. «Se la Gran Bretagna non lascia l’Ue il 31 ottobre – ha concluso Farage (ritenuto anche uno dei possibili prossimi premier) – questi risultati verranno ripetuti alle elezioni generali. La storia è stata fatta. Questo è solo l’inizio». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

RISULTATI ESTERO ELEZIONI EUROPEE 2019: LA DIRETTA

L’ultima rilevazione del voto in Germania conferma l’andamento annunciato sin dai primissimi spogli. Vince il partito di Angela Merkel, i Cristiano democratico con il 28,7% dei voti, ma con una perdita secca del 7%. La notizia più importante è che i tedeschi si sono svegliati “verdi”: il loro partito è secondo con il 20,7% seguito dai socialisti democratici con il 15,6% anche loro in perdita, ma il risultato non dovrebbe mettere in crisi la coalizione di governo fra questi e Cdu. Altro risultato significativo il il quasi 11% (10,8%) dell’Alternativa per ala Germania, partito euroscettico. Entrano invece per un pelo in parlamento rispettivamente con il 5,4% e il 5,2 la Sinistra, partito radicale appunto di sinistra, e i liberali. In sostanza il quadro è La Cdu di Angela Merkel in testa ma in netto calo, con i democristiani mai così deboli nella cattolica Baviera, i Verdi secondo partito con i consensi raddoppiati, i populisti di destra dell’Afd in crescita ma senza il boom che i sondaggi lasciavano immaginare, l’Spd in caduta. (agg. Paolo Vites)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LE PEN SFIDA BRUXELLES

Clamorosa ma neanche tanto perché in molti se la aspettavano, vittoria del partito di Marine Le Pen in Francia, il Fronte Nazionale, che diventa primo partito a livello nazionale con il 23,5 % dei voti, superando, seppur di poco, Macron e i suoi alleati che si fermano al 22,5%. Accoppiata alla Lega di Salvini, i due partiti sovranisti per eccellenza fanno il loro ingresso trionfale al Parlamento europeo raddoppiando i seggi, da 37 a 74. Guardando nel dettaglio però va detto che il Fronte Nazionale alle ultime elezioni nazionali aveva ottenuto il 24% dei voti, dunque nessuna crescita, anzi una leggera perdita. Anche in Francia come in altri paesi europei la vera sorpresa sono i Verdi, che qui si attestano al 13%. I Repubblicani di Sarkozy ottengono un modesto 8,2% mentre addirittura i socialisti rischiano l’estinzione e rimangono fuori del parlamento europeo com meno del 5%, percentuale necessaria per superare lo sbarramento di ingresso. La France insoumise è un movimento politico francese di sinistra radicale, lanciato il 10 febbraio 2016 per promuovere la candidatura di Jean-Luc Mélenchon supera di pochissimo la soglia con il 6,35. (agg. di Paolo Vites)

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ELEZIONI EUROPEE 2019, IN UK ESULTA IL BREXIT PARTY

Risultati elezioni europee 2019 estero, in Gran Bretagna registriamo il trionfo del Brexit Party di Nigel Farage con il 33% Rispettati i sondaggi delle ultime settimane: i sostenitori di un’uscita dall’Unione Europea con un no deal guadagnano il primo posto, seguiti dal partito liberal-democratico (21%) e dai laburisti (14%). Seguono i Verdi al 12% e i Tory al 8%. Ecco la ripartizione dei 70 seggi previsti per il Regno Unito: 29 seggi al Brexit Party, 21 seggi ai LibDem, 10 seggi ai Labour, 7 seggi ai Verdi e 4 seggi ai Tory. Intervenuto ai microfoni di Sky News, Nigel Farage ha esultato: «Si tratta di una grande vittoria per il Brexit Party, una notte terribile per i Tory. Si è trattato di una sveglia da parte degli elettori britannici, di un messaggio chiaro che mi auguro che Westminster raccolga», chiedendo un posto al tavolo dei negoziati con Bruxelles per l’uscita di Londra dall’Ue. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

ELEZIONI EUROPEE 2019, DALL’UNGHERIA ALLA FRANCIA

Nuovi aggiornamenti sui risultati delle elezioni europee 2019 all’estero, tra conferme e sorprese. In Ungheria nessuno choc: Viktor Orban, leader di Fidesz, ha ottenuto il 52 per cento dei consensi, seguito dalla Coalizione democratica di sinistra, che si è fermata al 16 per cento. Orban può dunque contare su 13 dei 21 seggi previsti in Europarlamento per l’Ungheria, con il primo ministro che ha subito rilanciato «un cambiamento nell’arena pubblica europea a favore di quei partiti che vorrebbero fermare le migrazioni». Un altro partito sovranista ad aver raccolto un risultato degno di nota è il Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia, che ha superato En Marche del presidente Emmanuel Macron: secondo quanto riporta la stampa transalpina, rispettivamente toccheranno 22-24 e 21-23 seggi. Seguono i Verdi con 12-13 seggi, i Republicains con 8-9, Socialisti/Place Publique e France Insoumise con 6-7 eurodeputati ciascuno. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN GRAN BRETAGNA

Le elezioni europee 2019 sono state particolari per la Gran Bretagna, visto che il Paese non avrebbe dovuto partecipare alle consultazioni, ma essere già fuori dall’Ue, cosa che non è ancora avvenuta. Tanto che Theresa May ha annunciato le sue dimissioni proprio per non essere riuscita a raggiungere un accordo accettato dal Parlamento di Londra. Secondo le proiezioni del voto del Regno Unito, i partiti favorevoli a una hard Brexit avrebbero ottenuto il 35,7%, contro il 24,3% dei “tradizionali” laburisti/conservatori. C’è da dire che ben il 38,5% delle preferenze andrebbe ad altri partiti, ma sembra essere confermata, tra chi si è recato a votare in queste europee, la voglia di mandare un messaggio chiaro sulla volontà di lasciare l’Unione europea. Tra l’altro, considerando che i liberali prenderebbero quasi il 20% dei voti, né conservatori né i laburisti arriverebbero al secondo posto alle spalle della compagine di Farage. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, TSIPRAS ANNUNCIA VOTO ANTICIPATO

Le elezioni europee 2019 stanno entrano nel vivo ora che cominciano ad arrivare i primi risultati. EuropeElects ha riassunto in una mappa dell’Europa politica quali sono i partiti (a livello europeo) che hanno preso più voti nei vari paesi. La cartina è prevalentemente azzurra, segno della vittoria del Ppe, in particolare nei paesi centro-orientali, dalla Germania, fino a scendere in Grecia. Italia e Francia sono invece colorate di nero, visto che a ottenere più voti sarebbero Salvini e Le Pen. In rosso, colore del Pse, troviamo Spagna, Portogallo e Svezia. La Gran Bretagna ha un suo colore distintivo, quello del partito pro Brexit di Farage. Intanto, queste elezioni europee stanno avendo effetto sulle singole situazioni nazionali. Alexis Tsipras, infatti, ha annunciato che si terranno a fine giugno delle elezioni anticipate. Le proiezioni dicono infatti che Syriza avrebbe meno del 24% dei voti contro il 33,3% di Nea Demokratia.

ELEZIONI EUROPEE 2019, IL BUON RISULTATO DEI VERDI

Le proiezioni relative ai risultati delle elezioni europee 2019 fornite dal Parlamento europeo evidenziano una buona performance dei Verdi, che potrebbero ottenere lo stesso numeri di seggi dell’Alleanza europea dei popoli e delle nazioni, quella dove confluiscono Salvini, Le Pen e altri “sovranisti”. I Verdi sembra stiano ottenendo un buon risultato in particolare in Germania, dove con il 20,3% dei voti sarebbero il secondo partito alle spalle di Cdu/Csu (20,3%). In particolare tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, i Verdi sarebbero stati scelti nel 34% dei casi. Al buon risultato dei Verdi a livello europeo contribuirebbero anche i seggi conquistati in Portogallo. Pan avrebbe infatti una percentuale di voti compresa tra il 4,7% e il 7,3%. E nessuno dei sondaggi aveva previsto la possibilità entrata di loro eletti nel Parlamento europeo. Buono anche il risultato dei Verdi in Francia, terza forza con il 12%. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN PORTOGALLO

Ancora mezz’ora e poi chiuderanno le urne italiane di queste elezioni europee, mentre la situazione nei vari paesi europei è ancora molto variegata: si alternano spogli e dati reali da un lato e proiezioni dall’altro. Come nel caso del Portogallo, dove le proiezioni vedono in testa il Partito Socialista con il 30,9-34,9% (8-9 seggi), seguito dal Partito Social Democratico, dato al 21,8-25,8% (6-7 seggi). Segue il Blocco di Sinistra (Be) 8,5-11,5% (2-3 seggi), e il quarto partito di sinistra, la Coalizione Democratica Unitaria con il 5,3- 8,3% (1-2 seggi). L’astensione per è ai massimi europei: si collocherebbe tra il 67 e il 70,5%. In Portogallo attualmente governa il Ps, insieme a due partiti di estrema sinistra, il Bloco de Esquerda e il Partito Comunista Portoghese (Pcp). L’alleanza difende l’uscita dall’euro, ma è anche la coalizione che ha risanato le finanze e rimesso il paese nella carreggiata della crescita.  Dall’altra parte dell’Europa, Viktor Orbán con il suo Fidesz appare proiettato verso il 56% dei consensi, con almeno 4 punti in più rispetto alle ultime europee. A pezzi la sinistra ungherese. La vittoria Orbán potrebbe però non essere sufficiente per spostare a destra il Ppe, che al momento prefigura la propria alleanza con i socialisti (S&D) e Macron, mantenendo in questo modo le leve di controllo nelle mani degli europeisti. L’assetto europeo continentale appare comunque “minacciato” non solo da destra, ma anche da sinistra. (aggiornamento di Federico Ferraù)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN FINLANDIA

In attesa dei primi dati definitivi, arrivano altri exit poll dall’estero per le elezioni europee 2019. In Finlandia i conservatori del National Coalition Party sarebbero in testa con il 20,9 per cento, seguiti dai socialdemocratici al 16,7 per cento. Ad appena un mese dalle elezioni politiche, perderebbero così il primato. Al 14,4 i Verdi, seguono il Partito di Centro. Ma indietro sono i Veri Finlandesi alleati della Lega di Matteo Salvini, che sono al 13,1 per cento. Sarebbero in calo di 4 punti rispetto alle elezioni politiche di aprile con cui erano stati consacrati come secondo partito. Peggio dovrebbe andare agli alleati M5s: in Polonia la formazione populista Kukiz 15 non dovrebbe superare la soglia di sbarramento del 5 per cento. Lo scrive Europe Elects tenendo conto appunto degli exit poll. Tutto come previsto invece in Ungheria. Fidesz, il partito euroscettico di Viktor Orban, vola oltre la maggioranza assoluta al 56 per cento. In calo invece il partito di estrema destra fermo al 9 per cento. Il partito socialista Mszp-P è invece stabile al 10 per cento. (agg. di S. Palazzo)

ELEZIONI EUROPEE 2019, FRANCIA: RASSEMBLEMENT NATIONAL DI LE PEN PRIMO PARTITO

In attesa dei risultati delle elezioni europee 2019 definitivi stanno arrivando diversi exit poll e sondaggi sulla situazione di alcuni paesi membri importanti. Per esempio, in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen avrebbe il 23,2% dei voti, contro il 21,9% de La Republique en Marche. I verdi sono dati al 12,8%, contro l’8,3% de Les Republicains e il 6,7% dei socialisti. Al 6,7% troviamo anche La France insoumise. Per quanto riguarda la Spagna, invece, in testa ci sarebbe il Psoe, con il 28,4%. Molto staccati i Popolari con il 17,3%. Ciudadanos risulterebbe la terza forza con il 16%, davanti alla coalizione formata da Podemos e Izquierda Unida, che arriverebbe al 12,4%. Vox, la formazione di destra che nelle ultime consultazioni era emersa con prepotenza, avrebbe il 6,5% dei voti. Secondo le prime proiezioni del Parlamento europeo, il Ppe dovrebbe ottenere il numero più alto di seggi. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, IN GERMANIA AVANZANO I VERDI

Arrivano importanti indicazioni dall’estero sulle Elezioni Europee 2019. In Germania è avanti la Cdu-Csu di Angela Merkel, in Austria è avanti il Partito popolare del cancelliere Kurz, mentre il centrodestra di Mitsoakis avrebbe sconfitto la sinistra del premier Tsipras in Grecia. A Cipro invece la vittoria dovrebbe andare al partito conservatore Disy, membro del Ppe. Ma concentriamoci sulla Germania: l’Unione Cdu-Csu di Angela Merkel si conferma il primo partito con il 27,5 per cento, ma perde il 7,8. L’Spd otterrebbe il 15,6, perdendo addirittura l’11,9. Questo il crollo più significativo, visto che un sondaggio della Bild li dava appaiati ai Verdi. Loro invece fanno il boom: salgono al 20,5 per cento, con un balzo del 9,8 per cento. E quindi così diventano primo partito. L’AfD guadagna 3,4 punti percentuali ma è al 10,5. Crescono, ma meno di quanto si pensava nei sondaggi, che li davano al 13%. Secondo i dati degli exit poll di Ard, i Verdi potrebbero arrivare addirittura al 22 per cento. Per quanto riguarda le altre liste, la Linke sarebbe al 5,5 per cento, in calo dell’1,9. Stessa percentuale per i liberali della Fdp, che però calano dello 0,6 per cento. (agg. di S. Palazzo)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN AUSTRIA E A CIPRO

Non in tutti i Paesi dell’Unione Europea si vota ancora fino alle 23 come in Italia: per Austria e Cipro le urne stanno per chiudersi e i primis exit poll giungono attraverso la raccolta di dati Europe Elects. Per quanto riguarda i risultati dall’estero a pochi chilometri dal nostro Paese, significativa è la prova de premier austriaco Kurz: dopo i ben noti scandali di queste ultime settimane del suo Governo, il suo partito fa il “boom” e prenderebbe secondo i Sora-Arge-Hajek Poll il 34,5% dei voti, seguito dal Spo-Pse al 23,5% mentre solo terzi risultano gli alleati di Salvini del Fpoe-Enf (tavoli dallo scandalo Strache, ndr) con il 17,5%. I Grune-EFA concludono al 13,5%, mentre il Neos affiliato all’Alde non andrebbe oltre l’8%, meglio comunque della sinistra austriaco di Kpo che raccoglie l’1% dei consensi. Per il piccolo Stato di Cipro invece, gli exit poll di Prime indicano il Disy (alleato al Ppe) tra il 28 e il 32% mentre l’Akel (Sinistra) ad un altissimo 26-30% dei consensi: i DIKO affiliati al Pse prenderebbero tra il 13 e il 15,5% mentre il Kosp alleato dell’Alde e di Macron non avrebbero oltre il 2-4%. (agg. di Niccolò Magnani)

ELEZIONI EUROPEE 2019, ALTA AFFLUENZA IN GERMANIA

Le votazioni per le elezioni europee 2019 all’estero sono in alcuni casi in corso o si sono già concluse. A Malta, per esempio, si è votato ieri e dai sondaggi sembra che il partito laburista possa agevolmente superare il 50% dei consensi. In Belgio, invece, è già cominciato lo spoglio dei voti e vengono pian piano comunicati quelli relativi alle elezioni locali (politiche e regionali). I primi voti scrutinati sembrano essere favorevoli alla destra di Vlaams Belang, mentre i conservatori di New Flemish Alliance parrebbero più indietro. Intanto, oltre che in Francia, sembra esserci grossa partecipazione al voto delle europee anche in Germania. Alle 14:00, infatti, l’affluenza è stata pari al 29,4%, quando cinque anni fa era stata pari al 25,6%. Sarà interessante capire se questa maggior partecipazione dei tedeschi favorirà uno dei partiti in corsa nel principale Paese dell’Unione europea. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, AFFLUENZA NEI TERRITORI OLTREMARE

Le elezioni europee 2019 vedono la partecipazione al voto anche dei territori d’oltremare francesi. Rispetto a cinque anni fa sembra esserci anche una maggior affluenza degli elettori. In Martinica, alle 17:00 locali, si è recato alle urne il 10% degli aventi diritto, contro l’8% del 2014. A Guadalupa, sempre alle 17:00 locali, l’affluenza è stata pari al 12,1% contro il 7,42% di cinque anni fa. Nella Guyana francese, sempre alle 17:00, il dato è stato pari al 10,79% contro il 7,28% del 2014. In Polinesia, alle 12:00 locali, l’affluenza è stata pari all’8,92% contro il 5,53% di cinque anni fa. Dunque la maggior partecipazione al voto dei francesi alle europee sembra essere un fenomeno che coinvolge anche dei territori che sono molto lontani da Bruxelles. Sarà interessante vedere se questo trend proseguirà anche nelle prossime ore e soprattutto se si rivelerà favorevole a qualche formazione politica, come talvolta accade quando l’affluenza è più alta delle previsioni. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, AFFLUENZA IN FRANCIA

È un autentico boom di voti quello che proviene dalla Francia: per le Europee, solo alle ore 12 aveva già votato il 19,26%, ben 4 punti in più rispetto alle ultime Elezioni Ue del 2014 (alla stessa ora aveva votato il 15,70%). Se però si guardano i dati delle precedenti Elezioni, i risultati parziali di oggi aumentano ancora di più la sorpresa: i francesi alle urne Europee nel 2009 furono il 14,81% e nel 2004 solo il 13,65%. In poche parole, dal 1979 il dato di affluenza in Francia non era mai stato registrato così alto come per il 26 maggio 2019: «Questo tasso di partecipazione a mezzogiorno è vicino al primo turno delle elezioni parlamentari del 2017 (il 19,24% per una partecipazione finale di quasi il 49%», ha spiegato a Le Figaro il direttore del dipartimento Politica e opinione dell’Istituto di Sondaggio Harris Interactive, Jean-Daniel Levy. Appena dopo mezzogiorno ha votato nel suo seggio di Touquet a Pas-de-Calais, nel nord del Paese anche il Presidente Emmanuel Macron insieme all’insperabile Premier Dame Brigitte. (agg. di Niccolò Magnani)

I VOTI IN GERMANIA PER LE ELEZIONI EUROPEE 2019

Sono tante le nazioni in cui si sta votando in queste ore per le elezioni europee 2019, fra cui la Germania. Si tratta del paese dove verranno eletti più eurodeputati in assoluto nell’insieme degli stati membri, leggasi 96, e di conseguenza una delle nazioni di maggior peso all’interno del parlamento europeo. Secondo quanto si evince da un sondaggio Emnid pubblicato dal quotidiano Bild, uno dei più importanti dell’intera Germania, i socialdemocratici potrebbero ottenere gli stessi voti dei Verdi. Viene infatti segnalato come l’SPD sia in crescita di almeno un punto percentuale e dovrebbe assestarsi attorno ai valori del 16/17%. I Verdi, invece, scenderebbero di contro, perdendo un punto percentuale e “pareggiando” appunto la quota dei socialdemocratici. Il partito più forte della nazione tedesca resta comunque quello dei democristiani dell’Unione Cdu-Csu, che dovrebbe ottenere ben il 29% dei consensi, quasi un elettore su tre. Gradino più basso del podio per l’Afd, che dovrebbe ricevere il 13% dei voti totali, mentre a completare la top 5 troviamo la Linke e il Fdp, sempre fermi al 9%. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELEZIONI EUROPEE 2019, DIRETTA: AFFLUENZA IN FRANCIA

Arrivano i primi dati sull’affluenza alle elezioni europee 2019. Dalla loro analisi emergono tendenze contrastanti. In Bulgaria, ad esempio, è in calo rispetto al 2014: dal 7.62 per cento si è scesi al 6.88, tenendo conto come riferimento le ore 10. Passiamo a Cipro, dove invece si è passati dal 18 per cento del 2014 al 19 di oggi, alle ore 12. In Romania invece la crescita è sostanziale: cinque anni fa l’affluenza alle 13 locali era al 12.54 per cento, ora siamo al 19.76. Una crescita sostanziale, potrebbe essere la più alta della sua storia. In Estonia i numeri sono più alti: dal 25.33 per cento del 2014 si è arrivati al 29.1 di quest’anno, secondo i dati diffusi dal Comitato Elettorale Nazionale. Crescita anche in Danimarca, dove si passa dal 9 all’11 per cento. Per quanto riguarda la Francia, i dati confermano la crescita graduale dell’affluenza: siamo al 19.26 per cento rispetto al 15.7 di cinque anni fa. (agg. di Silvana Palazzo)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LE STATISTICHE SULL’AFFLUENZA

Dal 1979, anno delle prime elezioni per il Parlamento europeo, l’affluenza è stata in continuo calo, segno di una disaffezione per un sistema in cui sempre meno gente. crede. Si è passati infatti dal 61,9% del 1979, al 58,4 del 1989; dal 49,5% del 1999 al 42,6 del 2014. Quest’anno l’affluenza potrebbe essere ancora più bassa. La colpa del calo di affluenza secondo alcuni esperti è data dal progressivo scomparire per ragioni anagrafiche della generazione che vide la nascita dell’Unione europea sostenendola attivamente con entusiasmo: “Secondo commentatori, lo scomparire progressivo della generazione che ha combattuto la seconda guerra mondiale fa sì che ci siano sempre meno persone che considerano un dovere andare a votare”, ritiene il caporedattore di Europe Elects, Euan Healey. Le ultime generazioni invece sanno scarsamente di cosa si tratta e soprattutto la vedono come una istituzione lontana dalla realtà, senza reali poteri, occupata da burocrati a cui interessano le poltrone e i propri affari. Nel 2014, l’affluenza maggiore è stata registrata in Belgio (89,64%) e Lussemburgo (85,55%). L’affluenza alle urne più bassa si è avuta nella Repubblica ceca (18,20%) e in Slovacchia (13,05%). Va detto che in diversi paesi votare è obbligatorio: Belgio, Bulgaria, Bulgaria, Cipro, Grecia e Lussemburgo prevedono tutti l’obbligatorietà della partecipazione. (agg. di P. Vites)

ELEZIONI EUROPEE 2019, GLI SCENARI ALL’ESTERO

Urne aperte per le elezioni europee 2019 anche all’estero. Oggi a votare sono la maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Oltre all’Italia, ci sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia a Ungheria. Giovedì hanno votato Regno Unito e Olanda, venerdì Irlanda e Repubblica Ceca, mentre ieri è stata la volta di Lettonia, Malta e Slovacchia. Quello di oggi è un giorno decisivo per l’Europa. L’unica certezza al momento è quella di un Parlamento di Strasburgo frammentato: per la prima volta dal 1979 popolari (Ppe) e socialisti (Pse) non avranno la maggioranza dei seggi. Serviranno invece coalizioni ampie per governare l’Europa. L’esito più probabile è che il Parlamento verrà guidato da una larga coalizione (Ppe, Pse, Alde e Verdi) da opporre all’avanzata sovranista. Resterebbero completamente isolate l’Italia gialloverde, Ungheria e Polonia. Lo scenario che fa paura è invece quello dell’ondata nera: l’estrema destra dei sovranisti, nazionalisti e illiberali. C’è poi la speranza progressista, una colazione di centrosinistra che parta dal premier greco Tsipras e abbracci socialisti, democratici, liberali e Verdi per arrivare a Macron. (agg. di Silvana Palazzo)

RISULTATI ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN GERMANIA

Se c’è un Paese cui l’Italia guarda consapevole che i suoi destini – e quelli di tutta Europa – sono in qualche modo legati, questa è certamente la Germania e i risultati che si verificheranno in questa tornata elettorale.. Le elezioni Europee 2019 che si svolgeranno oggi 26 maggio rappresentano anche l’ultimo appuntamento di Angela Merkel alla guida della CDU. La cancelliera ha già passato il testimone a AKK, acronimo ben più facile da ricordare di Annegret Kramp-Karrenbauer, eletta lo scorso dicembre nuovo segretario del partito che negli ultimi anni ha dettato l’agenda tedesca e dunque anche europea. La situazione, però, per gli europeisti non è così idilliaca neanche nella Germania locomotiva del Vecchio Continente. Il centrodestra formato dall’Unione cristiano democratica (CDU) e l’Unione cristiano sociale (CSU) correranno insieme ancora una volta ma dovranno tentare di invertire una tendenza che negli ultimi appuntamenti li ha visti in forte arretramento rispetto ai partiti populisti di estrema destra Alternative für Deutschland – alleato in Italia con Matteo Salvini – su tutti. Secondo gli ultimi sondaggi, in ogni caso Merkel e soci dovrebbero ottenere la maggioranza dei voti fermandosi poco al di sotto del 30%. Il secondo partito di Germania non dovrebbe più essere, come da tradizione, quello dei socialisti dello SPD, crollati al loro minimo storico intorno al 16%, ma i Verdi che hanno visto crescere il loro consenso fino al 19% oltre che per una certa autorevolezza sui temi ambientali per la loro coerenza in fatto di europeismo e integrazione.

RISULTATI ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN FRANCIA

In Francia la situazione politica in queste elezioni Europee 2019 del 26 maggio non è meno delicata. Emmanuel Macron si trova davanti ad una prova decisiva per la sua presidenza. Un tagliando che, alla luce del movimento dei gilet gialli, rappresenta quasi una prova del nove per capire cosa pensano i francesi del loro presidente. Secondo alcuni istituti di sondaggio, le Europee saranno l’occasione in cui Marine Le Pen coronerà il sogno di diventare il primo partito francese. Il suo Rassemblement National, figlio del Front National fondato dal papà Jean-Marie, viene dato tra il 22 e il 22,5%, ovvero la stessa percentuale di cui viene accreditato La Republique en Marche! di Emmanuel Macron. Una differenza minima, all’interno del margine d’errore, che dunque non consente di dire chi piazzerà il colpo di reni decisivo sotto lo striscione del traguardo. Gli altri partiti? Quello di centrodestra tradizionale, “Les Republicains”, dopo gli scandali che hanno travolto Fillon è ancora alla ricerca di un condottiero capace di trascinare il suo schieramento sopra le secche del 13-14%. Per quanto riguarda la sinistra, Jean-Luc Mélenchon è ormai riuscito ad intestarsi il ruolo di guida di quella parte, dal momento che il suo partito viene dato ad una percentuale compresa tra l’8 e il 9,5% mentre il Partito Socialista dopo l’esperienza Hollande all’Eliseo rischia l’estinzione: la soglia di sbarramento per eleggere uno dei 74 eurodeputati è al 5% mentre il centrosinistra francese viene dato dai sondaggi tra il 4,5 e il 6%.

RISULTATI ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SITUAZIONE IN SPAGNA

Sarà la Spagna nello spoglio delle Elezioni Europee 2019 di questa sera l’unico Paese membro capace di sopravvivere all’ondata euroscettica? Secondo gli ultimi sondaggi prima del voto gli iberici rischiano di essere una delle poche “penisole felici” europeiste. Il favorito di questa consultazione, Pedro Sanchez, dovrebbe ripetere il successo delle elezioni politiche dello scorso 28 aprile riuscendo a raggiungere con il suo PSOE il 30% e ad eleggere dunque 17 deputati. In seconda posizione, i conservatori del Partito Popolare post-Rajoy dovrebbero tenere botta e attestarsi intorno al 19%, eleggendo a Strasburgo 10 propri rappresentanti. Terzo gradino del podio per Ciudadanos, la formazione centrista guidata da Rivera che potrebbe rendersi protagonista di un vero e proprio exploit approfittando dei molti nostalgici del Partito Popolare che vedono nel partito dei “cittadini” una possibile nuova casa politica. Da monitorare anche il risultato che riuscirà ad ottenere Pablo Iglesias: “Podemos”, dopo le Elezioni Europee, è infatti intenzionato a formare un governo di centrosinistra proprio con il centrosinistra di Sanchez. Ma i suoi elettori sono d’accordo? Occhio poi a Vox, il partito nazionalista di estrema destra euroscettico che potrebbe realizzare un boom di consensi entrando per la prima volta nell’Europarlamento forte del suo 7,5% che gli garantirebbe 2 parlamentari.

ELEZIONI EUROPEE 2019, I RISULTATI DI UNGHERIA E POLONIA

Per diversi motivi l’andamento delle elezioni europee 2019 in Ungheria e Polonia rappresenta un forte motivo d’interesse per la politica e italiana ma in generale per tutta l’Unione Europea. Intanto sarà importante capire la proporzione del successo – sulla carta scontato – di Viktor Orban. Il suo Fidesz per il momento ha giocato a carte coperte sulle sue future alleanze: l’intenzione è quello di capire che tipo di risultati otterranno i partiti euroscettici e poi di valutare se la possibilità di restare all’interno del Partito Popolare Europeo dopo la sospensione dei mesi scorsi sussiste o se invece un’alleanza con Salvini è fattibile al netto della presenza sgradita ad Orban di Marine Le Pen. Destino simile in Polonia per il partito Diritto e Giustizia (PiS) di Jarosław Kaczyński. Secondo gli ultimi sondaggi, il PiS dovrebbe aggiudicarsi circa 22 seggi per l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti in Europa (ECR/ACRE), escludendo che si formi un nuovo gruppo euroscettico più grande. Questo schieramento è molto corteggiato da Salvini e potrebbe far parte del nuovo fronte con lo stesso Orban. Voti e strategie politiche si intrecciano, al punto che bisognerà attendere prima l’esito del voto per capire da che parte vogliono andare i partiti in Europa.



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