Omicidio Sharon Verzeni: il 30enne indagato per il delitto, Moussa Sangare, verso il giudizio immediato su richiesta del pm nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura sulla morte della giovane, uccisa la notte tra il 20 e il 30 luglio scorsi a Terno d’Isola (Bergamo) mentre passeggiava per le vie cittadine.
Reo confesso, Moussa Sangare si avvicina quindi al banco degli imputati con l’accusa di omicidio volontario appesantita da una costellazione di aggravanti che aprono all’orizzonte ergastolo in caso di condanna. Nel ventaglio di contestazioni avanzate dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, riporta Ansa, figurano i futili motivi, la premeditazione e la condizione di minorata difesa della vittima.
Omicidio Sharon Verzeni: perché si contesta l’aggravante della minorata difesa
Moussa Sangare è accusato quindi di omicidio volontario pluriaggravato. Dopo aver intercettato per strada la 33enne Sharon Verzeni, a lui totalmente sconosciuta, l’avrebbe accoltellata a morte e sarebbe fuggito in sella alla sua bicicletta dileguandosi nel buio della notte.
Il quadro delle circostanze aggravanti che incombe sulla sua posizione di indagato è pesantissimo e per lui si apre lo scenario di un processo velocizzato dall’istanza di giudizio immediato del pm. La contestazione della minorata difesa deriva dall’orario notturno in cui ha agito e dal fatto che, secondo la ricostruzione investigativa, il teatro del delitto in quel momento sarebbe stato deserto, ma non è tutto. La donna non avrebbe avuto la piena possibilità di reagire perché colta di sorpresa dal suo assassino mentre stava ascoltando musica con le cuffiette “e guardava le stelle in cielo” (come avrebbe detto lo stesso reo confesso). Subito dopo essere stata colpita, Sharon Verzeni avrebbe pronunciato la seguente frase: “Perché, perché?“, rivolgendosi al killer. Prima di aggredirla, Moussa Sangare avrebbe minacciato altri due giovani e avrebbe detto agli investigatori di essere “uscito di casa con l’ossessione di accoltellare qualcuno“.