SONDAGGI/ “Il 55% ha deciso chi votare, ecco cosa faranno astenuti e cattolici”

- int. Enzo Risso

Secondo i sondaggi di Enzo Risso (Ipsos) lo scontro sarà tra “conservatori” e “antifascisti”. Con molti distinguo in mezzo. Ecco i temi decisivi

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(LaPresse)

La parola ai sondaggi. A 37 giorni dalle elezioni del 25 settembre, il centrodestra è in vantaggio di 16 punti percentuali sul centrosinistra: 4648% contro il 29,5% di Pd e alleati, secondo Enzo Risso, docente di teoria e analisi delle audience nell’Università La Sapienza di Roma e direttore scientifico di Ipsos.

L’elettorato è stratificato e percorso da identità e opzioni che si incontrano e si sovrappongono in modo complesso. I temi decisivi, secondo Risso, saranno “immigrazione, sicurezza, tasse, lavoro e carovita”. E il 36% di astenuti cronici? Decideranno all’ultimo momento. Ecco come.

Partiamo subito dalle intenzioni di voto. Quanto vale, secondo i suoi sondaggi, il duo Calenda-Renzi?

La somma dei voti li colloca tra il 3,9 e il 4,5%.

Pd e alleati?

Il Pd è al 23%, con gli alleati – Sinistra italiana, +Europa, verdi, Di Maio – arriva al 29,5%.

Il centrodestra e i partiti che lo compongono?

La coalizione è tra il 46 e il 48%. FdI è tra il 22-23%, Lega 14-15%, FI 7-8%.

M5s?

Tra il 10 e l’11%.

È una strana campagna elettorale. Forse siamo ancora nella fase vacanziera; il ritorno al lavoro inciderà sulle intenzioni di voto?

Storicamente le campagne si giocano sempre in due fasi. Una è quella in cui le persone hanno già deciso che cosa votare e da che parte schierarsi.

E quando arriva?

Ci siamo già: il 55% degli italiani sa già cosa votare. Poi abbiamo la seconda e ultima fase, che coincide con gli ultimi 15 giorni, nei quali quella quota di persone solitamente distratte dalla politica, o interessate ad altro, cominciano chiedersi cosa votare. Questa fase sarà più breve e coinciderà con l’ultima settimana.

Allora dove sta la differenza con il passato?

Ad essere sui generis sono sempre i due mesi che precedono il voto. Abbiamo bruciato la durata della prima tappa.

In un suo recente articolo sul Domani ha parlato di “patchwork della sinistra”, descrivendolo mediante una serie di -ismi. Quale -ismo definisce di più la sinistra?

Sicuramente l’antifascismo, seguito dall’antirazzismo, quest’ultimo 83% a sinistra e 41% a destra. Stiamo attenti: anche a destra ci sono antirazzisti e antifascisti, qui parliamo di caratteristiche identitarie.

Sondaggi alla mano, che cosa distingue il centrodestra?

La sensibilità contro la pressione fiscale: 50% a destra contro il 37% a sinistra.

L’autonomia è di destra o di sinistra?

È un tema diventato negli anni sempre più legato al centrodestra, anche se ha la sua origine nella decentralizzazione, storicamente più di sinistra. Quest’ultima però non la testiamo più, l’autonomia sì. Il 30% degli italiani è favorevole.

L’autonomia ha subito cambiamenti?

Negli ultimi anni è diventata sempre più autonomia regionale e meno comunale.

La green economy?

Il tema si è depoliticizzato e coinvolge gli elettori di entrambi gli schieramenti, però è ritenuto più identitario a sinistra, 31% contro 11%.

L’europeismo?

Marca maggiormente l’elettorato di centrosinistra.

Fino a ieri sembrava che nessuno volesse toccare né il Covid né la guerra in Ucraina. Poi il Pd ha candidato Andrea Crisanti. Che cosa cambierà nei sondaggi?

Il tema Covid sarà sicuramente importante, perché su di esso si giocano le nuove vaccinazioni e le nuove chiusure: visione aperturista legata al centrodestra contro visione più protettiva legata al centrosinistra. Nel centrodestra manca ancora un candidato per poter fare raffronti.

Aver gestito per primo questo tema può aumentare i consensi del Pd?

No, riflette poco più che un posizionamento delle forze, da una parte e dall’altra.

Parlando di quelli che definisce agglomerati politico-identitari o “sciami”, lei ha scritto che il primo gruppo è costituito dai “conservatori”.

È pari al 19,2% del corpo elettorale complessivo. Sottolineo che non parliamo di intenzioni di voto, ma appunto di agglomerati identitari.

Non eravamo un paese di centristi?

Oggi sono il 13,4%, si definiscono moderati o “democristiani” puri.

Allora chi sono i conservatori?

Conservatore è una persona a cui non piace la sinistra, vuole meno tasse, è più tradizionalista nella visione della famiglia, non è attirato dalle libertà di quarta generazione (i “nuovi diritti”, ndr) è infastidito da aborto ed eutanasia.

Stando ai sondaggi, chi viene dopo i conservatori?

Gli antifascisti: 17,2%. Sono seguiti dai delusi dalla politica, 16%.

Prendiamo il cosiddetto voto cattolico. Se essere cattolico significa seguire ciò che dicono la Chiesa e il Papa, cosa dicono i numeri?

I cattolici “praticanti”, così definiti in base alla frequenza alla messa, sono circa il 22% degli italiani. Questo 22% si divide con poche differenze tra partiti di centrodestra, Pd e M5s. In linea generale però c’è una polarizzazione tra due dimensioni.

Quali?

Una, più ancorata al messaggio tradizionale della Chiesa, basato su famiglia tradizionale e rifiuto dei nuovi diritti. L’altra, più aperta verso gli immigrati, l’inclusione, il volontariato.

A che cosa si deve questa polarizzazione?

Nei tempi più recenti al pensiero del papa, che ha spinto molto verso migranti, poveri, divorziati, famiglie di fatto, in nome dell’accoglienza.

Secondo i suoi sondaggi, quale partito attualmente ha più cattolici praticanti tra i propri elettori?

Prevalgono nel centrodestra, i loro voti sono contesi tra FdI e Lega.

Ha seguito lo scambio di lettere tra Salvini e Avvenire sul video-manifesto della Lega, “Credo”?

Dal mio punto di vista la parola “credo” non è appannaggio solo della Chiesa. Quindi sia i partiti di centrodestra che quelli di centrosinistra sono liberi di usarla. In America credono nella libertà: è un credo laico in una libertà laica.

Ma secondo lei un simile dibattito, che peraltro ha le sue radici nell’accusa di vecchia data al leader della Lega di strumentalizzare politicamente la fede, sposta consensi tra i cattolici?

No, non sposta consensi cattolici né a favore della Lega né a sfavore. Lo slogan propone agli elettori l’idea di un partito che vuole offrire una sua  visione del futuro per il Paese e che è convinto di quello che propone. Uno slogan deciso che si contrappone al “Pronti” della Meloni.

Quali sono i temi su cui si decide la vittoria il 25 settembre?

Immigrazione, sicurezza, tasse, lavoro e carovita.

Stando sempre sui sondaggi, una considerazione finale sul fatidico 36% di astenuti. Sono ancora impermeabili a quello che sta succedendo?

Quella quota di persone deciderà all’ultimo momento e lo farà sulla base delle sensazioni di “pancia” e in relazione ai problemi che saranno per loro in quella fase preminenti. Presumibilmente i temi di sicurezza e carovita.

(Federico Ferraù)

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