“Stato d’emergenza? Democrazia sospesa!”/ Comitato Rodotà: “Conte, è abuso di potere”

- Niccolò Magnani

Osservatorio del Comitato Rodotà contro il Governo sulla proroga dello stato d’emergenza “inaccettabile sospensione della democrazia e possibile abuso di potere”

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Sergio Mattarella con Giuseppe Conte (LaPresse)

Il mondo accademico e giuridico, non solo quello politico, si interroga da giorni sulla possibilità e necessità che lo stato d’emergenza per la situazione Covid-19 – in scadenza il 31 luglio 2020 – possa essere prorogato dal Governo Conte fino a fine anno: dopo le critiche politiche sulla “blindatura” che Palazzo Chigi vorrebbe attuare sul proprio Presidente del Consiglio allungando i mesi per nuovi Dpcm e decisioni senza il voto del Parlamento, la parola viene presa oggi dall’Osservatorio Permanente sulla Legalità Costituzionale, istituito presso il Comitato Popolare Difesa Beni Pubblici e Comuni Stefano Rodotà.

Dopo che Conte nei giorni scorsi ha fatto intuire che potrebbe profilarsi nella prossima settimana un Cdm per la proroga dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre 2020 (sarà poi necessario un voto in Parlamento successivo entro la fine di luglio per la ratifica, ndr) il Comitato Rodotà scrive un durissima lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Laddove ciò si verificasse ci troveremmo di fronte a uno strappo gravissimo dell’ordine costituzionale, a causa del quale la democrazia di un Paese viene di fatto congelata per un anno intero, ad arbitrio del Potere Esecutivo oggi ancor più in assenza di qualunque presupposto giustificativo».

Non convince la motivazione data dal Governo, ovvero l’esigenza «di tenere sotto controllo il virus, per la presenza di alcuni contagi in territorio italiano» e per questo il Comitato arriva alla missiva per il Quirinale in modo che qualcosa possa essere modificato nell’impianto ormai spedito del piano di Palazzo Chigi. Secondo l’Osservatorio non vi sarebbero le necessità di azione tempestiva e immediata davanti ad eventi catastrofici e calamitosi, «sproporzionato ed illegittimo il ricorso a questi strumenti di eccezione».

COMITATO RODOTÀ “STATO D’EMERGENZA È ABUSO DI POTERE”

È ancora il Comitato dedicato al noto giurista scomparso il 2017 a lanciare accuse mirate contro l’azione del Governo Conte: «La sola presenza di sparuti focolai, peraltro circoscritti in alcune zone del Paese e ad oggi perfettamente gestibili dal Servizio Sanitario, non costituisce requisito sufficiente a introdurre un regime di eccezione che consenta di derogare alla dialettica democratica di uno Stato di Diritto». Ma anche i focolai esteri secondo l’Osservatorio non possono bastare per introdurre un nuovo stato d’emergenza di altri 6 mesi: «ci troviamo di fronte a una inaccettabile distorsione di norme che sono nate per la tutela dei cittadini e che vengono invece distorte al fine di blindare il potere esecutivo e legittimare atti normativi, spesso privi di forza di legge, che possono incidere profondamente sui diritti garantiti dalla Costituzione e dalla CEDU».

Nella durissima lettera pervenuta a Mattarella, il Comitato Rodotà aggiunge la considerazione nel merito delle varie libertà violate, da quella di circolazione alla fede religiosa, dal diritto sullo studio all’iniziativa economica fino ovviamente alla libertà personale messa a rischio con il lockdown. «L’esistenza di una situazione di emergenza, pur rimessa alla valutazione discrezionale dei singoli Stati, deve palesarsi in un evento concretamente verificatosi, che coinvolga l’intera nazione e non comporti l’adozione di misure restrittive a tempo indeterminato e ciò non è dato riscontrare nella odierna situazione sanitaria italiana», ribadisce ancora l’Osservatorio non prima di concludere con un attacco diretto al Premier Conte e alla maggioranza di Governo.

«Qualora lo “stato di emergenza” venisse prorogato nella attuale situazione, in carenza di qualsivoglia presupposto, ci troveremmo di fronte a un abuso di potere contro il quale il Comitato Rodotà farà di tutto per resistere in ogni forma compatibile con i principi del costituzionalismo liberale. Non si può infatti celare al popolo l’esistenza di un “diritto /dovere di resistenza all’oppressione ogni qual volta i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione», conclude la lettera inviata dal Capo dello Stato.

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