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SHOAH/ Nemmeno la Giornata della memoria può sostituire la nostra libertà

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Ebrei arrestati nel ghetto di Varsavia  Ebrei arrestati nel ghetto di Varsavia

Non è facile fare i conti col male che segna la storia degli uomini. Tanto più il male è grande e tanto più sembra incomprensibile, assurdo, angosciante. Di fronte a interi popoli condotti al macello, semplicemente perché ritenuti indegni di abitare la terra, la mente e il cuore entrano in subbuglio; non ci sono categorie intellettuali - forse nemmeno quella di “male assoluto” - capaci di esprimere certe tragedie. Ma una cosa possiamo e dobbiamo fare sempre: ricordare; non permettere che l’oblio cada sulla sofferenza inaudita che alcuni nostri simili hanno subito per colpa di altri simili, né permettere che questa sofferenza possa diventare un pretesto per rimanere prigionieri del passato. A questo deve servire la “giornata della memoria” che celebriamo oggi.

Hannah Arendt, proprio pensando alla Shoah, ha scritto da qualche parte che c’è un male che non può essere perdonato, perché non sappiamo neanche come potrebbe essere adeguatamente punito. Usando l’immagine evangelica, meglio sarebbe che coloro che lo hanno commesso non fossero mai nati o che fosse stata legata loro al collo una macina da mulino e gettati nel mare. Parole che turbano e che sento di condividere nel profondo del cuore. Il martirio di un popolo e di tanti popoli deve diventare occasione di una vera e propria pedagogia civile, ricordarlo un modo per dire a noi stessi e alle persone che abbiamo vicino che non succederà più, almeno per quel poco o tanto che sarà in nostro potere. In questo senso la “giornata della memoria” ci orienta al futuro, tremanti e fiduciosi che i nostri figli non abbiano mai a vedere e subire ciò che altri figli, innocenti come loro, hanno invece visto e subito.



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COMMENTI
27/01/2011 - Che valore ha la giornata della memoria? (Gianni MEREGHETTI)

Quanto scrive Sergio Belardinelli urge una riflessione che sappia andare al cuore della vicenda della memoria. Io posso semplicemente dire quello che ho fatto, sono stato con una classe a vedere lo spettacolo teatrale IL MEMORIOSO, il cui testo è tratto dagli scritti di Gabriele Nissim, ho fatto con alcune delle classi in cui insegno un percorso centrato sulla memoria del bene, ho visto con altre classi dei filmati sull'orrore dell'Olocausto. Proposte diverse, e in ogni caso ho riscontrato una grande sensibilità degli studenti per i temi della memoria. Mi ha colpito soprattutto l'intensità con cui gli studenti hanno vissuto questi momenti, la voglia di capire, e la domanda su che cosa c'entri quella immane tragedia con me. C'è una novità nella memoria, è finita la stagione ideologica, la contrapposizione tra modi diversi di intendere i totalitarismi, è finita anche l'età dei valori, con la memoria i giovani d'oggi pescano dentro la vita alla ricerca di qualcosa o qualcuno che la renda degna, affascinante. Auschwitz è vinto non dal bene, ma dagli uomini e dalle donne che lo hanno fatto, da quelli che il mondo ebraico chiama i giusti. E' per questo che la memoria c'entra con la vita, con l'oggi, perchè i giusti sono "degli amici che ci insegnano a vivere la nostra quotidianità".