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LETTERA CARRON/ Risé: la lotta tra la luce della grazia e l’oscurità della pesantezza

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Carron (Infophoto)  Carron (Infophoto)

Don Julian Carron, con la sua lettera a Repubblica, ha ripetuto, e quindi proposto a chi la leggeva, il gesto  introduttivo alla meditazione cristiana e  al Mistero della Messa:  Signore pietà.
Atto sorprendente in un’epoca e un costume in cui l’esibizione di forza e irreprensibilità ( come di tutto ciò che cattura lo sguardo altrui: bellezza, sfrenatezza, successo), è esercizio e quasi dovere quotidiano, all’interno di quel culto dell’immagine ansiosamente praticato dai più (e, per quel che ho capito, presente anche tra le accuse mosse nella campagna politica contro il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni e Comunione e Liberazione).

Kyrie eleison è però anche gesto e espressione indispensabile, fondativa dell’esperienza cristiana, personale (per quanto misera, come la mia) e collettiva. La Passione, la caduta, l’umiliazione e la vergogna è passaggio non evitabile perché ci sia Resurrezione e Pasqua. Mi viene in mente l’urgenza della “pulizia dalla sporcizia” in cui si trovava la Chiesa che Joseph Ratzinger chiese di condividere con lui a chi lo seguiva nella via Crucis del suo primo venerdì santo da Papa.

Non c’è dinamica, né movimento spirituale (ma neppure cognitivo o psicologico), senza questa alternanza tra l’inorgoglirsi della conquista e lo svelamento della propria inconsistenza. Senza di essa ogni sviluppo si ferma; subentra invece l’arresto, la stasi, il gonfiarsi di potenza vanesia, portatrice di guai per tutti.

La lotta tra la luce della grazia e l’oscurità della pesantezza, che segna l’esperienza cristiana dalle origini ad oggi, non può che essere oggetto costante di meditazione e di supplica, soprattutto  per chi sente il dovere di impegnarsi per gli altri esseri viventi, nel mondo. Riferirsi a Cristo, in modo sempre parziale e imperfetto, significa essere ben consapevoli che, subito dopo il Battesimo, appena avvicinatisi alla comprensione del suo significato, ci sarà da andare nel deserto e confrontarsi con le sue tentazioni di Satana: la smisuratezza e la fantasia di onnipotenza. Che vengono declinate in modo diverso in ogni tempo e in ogni persona, ma non risparmiano nessuno.



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COMMENTI
18/05/2012 - la Memoria di Cristo è fonte di ogni Grazia (Andrea Sonego)

la Memoria viva (cioè lo Spirito Santo) di Cristo è la fonte della Grazia: il Kyrie eleison deriva dalla Memoria di una Presenza che ci investe. "Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo l'incarico di servire alle mense" (At 6,3). Gli apostoli ci indicano il criterio del servizio, anche politico: pienezza di Spirito Santo (la Memoria), grazie a Cui è possibile godere di Sapienza e buona reputazione (e quindi anche essere eletti mediante voto di preferenza, come avvenne nella scelta dei primi diaconi) per ben servire. E' questo che mi addolora: perché un Memor che, come tale, necessariamente deve fare Memoria (fate questo nella mia Memoria, disse Gesù nell'atto di consacrazione del pane e del vino) fa vacanze in yacht dove non può attingere alla Fonte quotidiana della Memoria che è la celebrazione eucaristica? Nella Memoria tutto è dato, e viceversa trascurandoLa, anche solo per pochi giorni, molto (e talora anche tutto) è perduto. Con ciò lamento anche uno scollamento dalla Dottrina sociale della Chiesa; nella Quadragesimo anno Pio XI scrive che è preferenziale l'aggregazione sociale, e perciò anche politica, unitaria dei cristiani, per mezzo della quale è possibile evitare anche taluni errori che, viceversa, con scelte condotte individualmente, o al max sentiti i soliti capi, sono inevitabili: tale scelta preferenziale non è stata negata neanche da Giovanni Paolo II nel discorso di Palermo (1995)

 
16/05/2012 - Sempre più al cuore della sfida di don Carron (Gianni MEREGHETTI)

Sempre più al cuore della sfida di don Carron! Grazie a Risè, grazie al Sussidiario di tener viva la sfida che don Carron ha lanciato dalle pagine di Repubblica. Oggi con Risè si entra in una delle dimensioni più profonde e misteriose dell'esperienza cristiana, in quella capacità di portare il male proprio e altrui che solo Cristo morendo in croce per noi, lui innocente, compie. L'uomo non è capace di portare il male proprio, tanto meno quello degli altri, Carron invece ci ha testimoniato questa capacità che nasce dal cuore toccato da Cristo.Lo stesso abbiamo visto fare da Giovanni Paolo II, quando ha chiesto perdono per il male che hanno fatto tanti uomini di Chiesa, quel dolore del Papa ce lo ricorderemo sempre, uno dei segni più travolgenti di un amore che vive del perdono e di un abbraccio che è infinito proprio perchè nessun limite lo può fermare, anzi dentro il dolore per il peccato diventa più forte, più certo di quella resurrezione che scaturisce dalla croce. Grazie a Risè che oggi ci sottolinea che non c'è amore senza questa capacità di condividere l'opposizione al bene che alberga nel nostro cuore, non c'è amore senza la capacità che Cristo ci dà di portare i nostri pesi e quelli degli altri. Don Carron ci ha testimoniato questo, volgendosi al male che ci minaccia ci ha aperto la ragione al Bene che vince, Cristo più forte di tutte le nostre brutture, e così vivere diventa sempre più un affascinante cammino sulle tracce del nostro destino.