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TERESA D'AVILA/ Il segreto di una mistica che piace anche ai non credenti

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Gianlorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa d'Avila (1647-52, particolare) (Foto dal web)  Gianlorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa d'Avila (1647-52, particolare) (Foto dal web)

I cinque secoli trascorsi dalla nascita, ad Avila, di Teresa de Cepeda y Ahumada, in religione Teresa di Gesù, sono stati celebrati in tutto il mondo da un'infinità di eventi, di cui dà puntualmente conto l'interessantissimo sito delaruecaalapluma.worldpress.com, curato da una monaca carmelitana scalza, e ricco di materiali e link utilissimi. Le celebrazioni si sono chiuse ufficialmente il 15 ottobre, festa canonica della Santa Madre del Carmelo riformato, non senza code successive, come i congressi tenuti tra novembre e dicembre presso tre università italiane: Bologna, Pavia e Torino.

È allora il momento di fare un bilancio, incominciando col constatare il successo e l'interesse che hanno superato le più rosee aspettative. Preparato con grande attenzione, preceduto da una serie di anticipazioni importanti (come gli incontri annuali su questa o quella delle grandi opere spirituali teresiane tenuti al Cites, l'"Università della mistica", di Avila), costruito con grande apertura verso ogni tipo di collaborazione religiosa o laica (importante il contributo del ministero della Cultura spagnolo), il programma, studiato da un apposito comitato dell'ordine carmelitano scalzo, si è andato man mano arricchendo per il gran numero di iniziative che sono state proposte liberamente in tutto il mondo, e negli ambiti disciplinari più diversi (dalla teologia alla musica, dalla storia del libro alle belle arti), e con una grandissima escursione di destinatari e tipo di approccio: dal seminario specialistico al grande raduno internazionale di giovani ad Avila in agosto, dai concerti ai film (la televisione spagnola ha reso gratuitamente scaricabile la celebre fiction prodotta negli anni Ottanta, e ha presentato come novità il film Teresa, che prova a spiegare con delicatezza cosa può ancora dire la santa a una ragazza d'oggi).

È emerso così in modo chiaro che Teresa è ancora un personaggio che colpisce ed affascina, che coinvolge con la sua carica psicologica e la sua naturale simpatia, superando le barriere culturali e confessionali, ed imponendosi anche nella secolarizzazione imperante. Dopo la splendida mostra bibliografica di primavera alla Biblioteca Nacional, la grande esposizione Teresa di Gesù, maestra di preghiera organizzata dalla fondazione culturale Las edades del hombre, emanazione delle diocesi castigliane e leonesi, si presenta poi come il grande evento che ha saputo convogliare su due luoghi per eccellenza teresiani, Avila e Alba de Tormes, 400mila visitatori. Questi erano certo diversi per grado di preparazione culturale e conoscenze specifiche, e anche per motivazioni (Teresa in Spagna è figura popolarissima, studiata nei programmi di letteratura da ciascun liceale, percepita come parte del patrimonio culturale di tutti, e non dobbiamo dunque pensare alla maggioranza dei visitatori come a credenti), ma tutti ugualmente affascinati sia dalla figura della santa, sia dai documenti artistici e bibliografici di grande qualità e rilievo esposti (fino alla reliquia della misera alpargata, il sandalo di corda, che dice tutto della pratica della povertà). Anche la mostra aperta fino a febbraio al Museo Nazionale di Scultura di Valladolid, lo scrigno dei gioielli dell'arte scultorea spagnola del Rinascimento e del Barocco, si annuncia come evento di non minor risonanza.



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