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ISLAM/ Il vignettista ateo Sfar: la vita è questione di fede, per questo siamo morti

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Joann Sfar al Salone del libro di Radio France, 26 novembre 2011 (Foto di S. Veyrié, da Wikipedia)  Joann Sfar al Salone del libro di Radio France, 26 novembre 2011 (Foto di S. Veyrié, da Wikipedia)

"Il disegno e le parole sono un nastro senza fine. Si snodano, e passiamo la vita a cercarne il senso". Joann Sfar, disegnatore e regista francese, usa parola e disegno per scendere nel profondo della realtà e indagare i drammatici fatti che hanno straziato la Francia nel 2015. I suoi quaderni parigini dal significativo titolo Se Dio esiste sono arrivati in libreria a un anno dall'attentato jihadista alla redazione di Charlie Hebdo, giornale satirico per cui lo stesso Sfar ha lavorato per qualche tempo. Ma basta confrontare la copertina di Charlie in occasione dell'anniversario della strage del 7 gennaio 2015 con la copertina del libro di Sfar (pubblicato da Rizzoli-Lizard) per rendersi conto di due modi assai diversi di intendere la satira e di leggere l'attualità. 

La copertina di Charlie Hebdo, come si ricorderà, raffigura un dio col kalashnikov in spalla che s'aggira minaccioso per il mondo. Il disegno di copertina del volume dei diari di Sfar raffigura, invece, un giovane in ricerca che cammina in una città deserta. Sfar esprime il desiderio di "ritrovarsi", di recuperare una ragione per vivere e impegnarsi con la realtà. "Ho l'impressione — annota — di essere nella stessa situazione del mio Paese: voglio ritrovarmi".

A scanso di equivoci, è bene chiarire che l'autore non ha alcuna giustificazione verso chi uccide per un disegno né verso chi usa la religione come arma contro i nemici ("Se Dio esiste è facile che abbia qualcosa da ridire sul comportamento dei credenti. La religione dovrebbe portare pace!!!!"). Sfar, inoltre, non condivide la posizioni di alcuni colleghi che sostengono la necessità per i vignettisti di autocensurarsi. L'intellettuale francese, figlio di un avvocato sefardita e di una cantante askenazita, difende a spada tratta la libertà di pensiero e di disegno. Ma esplicita il modo con cui egli sceglie di esercitare questa libertà: "Io voglio ridere 'con'. Non voglio ridere 'contro'". 

Da questa posizione emerge una capacità di scavare dentro la realtà senza la fretta di catalogare le persone, di chiudere anzitempo la discussione o di fermare la ricerca. "Se smettiamo di farci domande — recita una delle frasi del suo diario — moriamo, in quanto civiltà".

Dopo le stragi di gennaio 2015 a Parigi in tanti hanno avuto fretta di chiudere subito la partita, accontentandosi di individuare il nemico nel terrorismo islamico. Sfar contesta questa posizione. "Il terrorismo — scrive — non è un nemico è un modo di agire. (…) I nostri nemici sono quelli che amano la morte". Perciò i nemici sono certamente i terroristi dell'Isis, ma sono anche gli occidentali che "amano" e lavorano per  la morte. 



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