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FINANZA/ 2. Euro, così abbiamo "regalato" 40 miliardi alla Germania

Prosegue il nostro viaggio nell’euro in compagnia di GIUSEPPE DI TARANTO. La moneta unica avrebbe dovuto portare a dei vantaggi di cui hanno goduto in pochi, tra cui la Germania

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Prosegue il nostro viaggio nell’euro in compagnia del prof. Giuseppe Di Taranto, ordinario di Storia dell’Economia e dell’Impresa alla Luiss - Guido Carli. Nella prima parte di questa lunga conversazione abbiamo ripercorso le tappe principali che hanno portato all’introduzione della moneta unica e le difficoltà che vennero a galla già agli inizi. In questa seconda parte Di Taranto, che fu tra quelli che da subito denunciarono alcune “anomalie”, come la posizione dominante della Germania, tocca qui temi di grande attualità: ci parla di spread, titoli tossici, Grecia, ecc. E fornisce anche una riposta a chi invoca un referendum per abrogare l’euro.     

Professore, ci stava parlando di quanto sia alto il livello dell’export tedesco in rapporto al Pil: trova giusto che la Germania sia sotto osservazione dell’Ue?

Sì, perché il suo successo non è, per così dire, “asettico”. Di fatto sconta l’insuccesso delle altre nazioni. Tecnicamente, se la Germania ha un aumento costante delle esportazioni significa che altri paesi hanno un deficit nel saldo della bilancia commerciale. Quando non c’era ancora la moneta unica, ciascun Paese ricorreva alla propria banca centrale che, attraverso prestiti allo Stato od operazioni di mercato aperto, poteva di fatto sanare il deficit stampando moneta. Ora questo non è più possibile. Così si è aperto il problema dello spread.

In che senso?

La speculazione è passata dal corso dei cambi, come accadde nel ‘92 in Italia, a quello dei titoli. Nel momento in cui non abbiamo più avuto la possibilità, attraverso la banca centrale, di attuare le nostre politiche interne - del tasso di sconto piuttosto che le operazioni sul mercato con cui, ad esempio, la Banca d’Italia acquistava titoli di Stato - la speculazione è passata alla solvibilità degli Stati, cioè al valore di titoli.

Torniamo allo spread.

Nel 1992 lo spread arrivò a 700, ma nessuno sapeva cosa fosse. Perché non era pericoloso.

Perché?

Non essendoci ancora la moneta unica, noi rientrammo dalla crisi del ‘92 perché avevamo ancora gli strumenti di politica economica per combattere la speculazione sul cambio. Quando la speculazione è passata ai titoli di Stato, ci siamo trovati con la Banca centrale europea come unica istituzione che poteva fare qualcosa - e per fortuna ha fatto - per risolvere il problema della solvibilità dei debiti sovrani delle singole nazioni acquistando titoli dei paesi in crisi sul mercato secondario. Negli ultimi tre anni la Germania, proprio attraverso lo spread, ha guadagnato oltre 40 miliardi.

In che modo?

Per il monopolio che le abbiamo regalato attraverso Maastricht e Lisbona, la Germania è diventata un Paese “rifugio”.

Cosa intende con “Paese rifugio”?

Come un bene rifugio. La Germania ha acquistato a costo zero moltissimi capitali da tutta Europa e non solo. A costo zero, cioè non pagando gli interessi su quei capitali perché la Germania era considerata - e lo è - un Paese economicamente molto solido, grazie al regalo che le abbiamo fatto con le regole di Maastricht. Non solo. Quei capitali la Germania li ha poi investiti.

Dove?


COMMENTI
30/12/2013 - Basta essere schiavi dei trattati iugulatori (Carlo Cerofolini)

Basta essere schiavi di trattati – che per Bismark erano solo pezzi di carta – fatti in epoche antidiluviane e di diktat che stanno portando l’Italia alla rovina. Ciò detto dobbiamo quindi avere il coraggio di denunciare unilateralmente i trattati eurolandici che ci strangolano e riprendiamoci la nostra sovranità monetaria uscendo dall’euro, a meno che le cose non cambino: 1) niente fiscal compact; 2) Bce banca di ultima istanza; 3) emissione di eurobond; 4) Bce deve intervenire per mantenere la parità fra euro e dollaro (1:1); ecc... Insomma à la guerre comme à la guerre, senza più sciocchi timori riverenziali perché siamo una grande Nazione ed un grande Popolo e non dobbiamo né possiamo permettere a chicchessia di ridurci a colonia.

 
30/12/2013 - chi e come ha fregato maastricht? (antonio petrina)

La domanda vera forse è questa : chi e come è stato fregato lo spirito di Maastricht? il prof Di Taranto dice che è stata la Germania che ci ha fregato 40 miliardi con il mercato unico, salvo a scoprire l'errore teutonico di investirli in titoli tossici ( bontà loro! ),mentre noi da Maastricht che guadagno abbiamo avuto ? A rileggere le pagine di Carli (Cinquant'anni di vita italiana,La Terza,1996) , artefice con Pohl, del Trattatto e specie dell'art 104 c) sui disavanzi eccessivi,occorre dire che con Maastricht è stato infranto il sogno di Mefistoefele cioè di battere moneta con la finanza allegra del deficit spending,ma lo spirito italico ,con lo schermo di Maastricht ha superato il Trattato, come ? Battendo debito a go go ed oggi siamo alla prese per ridurlo ! Come ? Con le patrimoniali (grazie a Monti) ed i compiti di austerity, approvati in sede UE,con le quali siamo entrati in recessione ? No Grazie! Non sarebbe il caso di aiutare la crescita come negli Usa e che lo spirito di Maastricht, con le finanze in ordine e qualche riforma utile ( dopo quella previdenziale ,a merito del governo tecnico)prevedeva ? Ci aiuta in tal senso la burocrazia europea a crescere e, specialmente, si fidano ancora dell'Italia ?