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SCUOLA/ Barbara (Lagos): qui in Nigeria i bimbi delle elementari lavorano per comprarsi i libri

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Nella scuola di St. John a Lagos, Nigeria (immagine d'archivio)  Nella scuola di St. John a Lagos, Nigeria (immagine d'archivio)

LAGOS - Piove a dirotto questa mattina, l’ora di punta in cui tutti si mettono in strada per andare al lavoro o a scuola. Due ore di traffico caotico e alle 7 sei a scuola puntuale, poi aspetti fino alle 8.00 che la scuola cominci, è ancora un po’ buio e ne approfitti per dormire un po’, sui gradini o sulle sedie; se non è allagato molti giocano correndo nell’ampio cortile della scuola. Non si può partire più tardi e pensare di essere a scuola alle 8, il traffico a Lagos è come un mostro misterioso: se parti alle 6 arrivi alle 10, se parti alle 5 arrivi alle 7. Ma c’è un’altra possibilità se parti più tardi e vuoi arrivare puntuale: invece di utilizzare i pulmini dei trasporti pubblici, guidati da autisti pazzi, assolutamente non sobri, devi accettare di utilizzare l’“okada”. Il nome okada deriva da una vecchia compagnia aerea nigeriana, per ovvi motivi non più in uso, ma il nome è ora prestato a queste motociclette-taxi: uno scooter, un autista spericolato, e 4 o 5 bimbi stipati un po’ davanti e un po’ dietro l’autista. Pioggia o no, lui ha la sua velocità e quella mantiene: anche così puoi arrivare a scuola.

Avendo piovuto abbondantemente, la strada e il cortile della scuola SS. Peter and Paul a Lagos in questi giorni sono allagati, i nostri bimbi danno la caccia ai granchi e ai pesci: arrotondano il pasto! Quando escono da scuola si tolgono sandali e calze bianche e camminano nel fango fino alla strada principale, i fratelli più grandi si caricano sulle spalle i più piccolini, così calze e sandali sono pronti per domani per rientrare a scuola in ottimo stato.

In settembre, pochi giorni prima che iniziasse la scuola, mentre entravo nel cancello della clinica St. Kizito ho visto un bimbetto con in testa un grande vassoio pieno di “plantain”, un particolare tipo di banana. Fermo la macchina, lo faccio entrare in clinica e comincio a fargli qualche domanda. Non è che fermo tutti i bimbi che vendono qualcosa per strada (non farei un passo altrimenti), ma lui è vicino al cancello della clinica e la sua faccetta mi incuriosisce. “Ciao, come ti chiami?” “David”. “Quanto costano?” “200 naira” (in pratica, con 1 euro compri 4 grosse banane da friggere), ne compro 8, poi penserò a come friggerle, e intanto “...ma vai a scuola?”, lui “sì” “e che classe fai?” “la quinta elementare”; è un po’ piccolino per la sua età, e subito mi salta in mente il mio schema sulla malnutrizione e le statistiche dei bambini di statura bassa in rapporto all’età. Ritorno a David e mi faccio dire bene dove va a scuola, quando comincia, e mi dice che - come pensavo -  vende il plantain per pagare la retta scolastica. La conosco la sua scuola, è un buco dentro la baraccopoli di Ilasan, ma è la sua scuola, è quello che può permettersi, “hai mangiato stamattina?” gli chiedo, ma è troppo timido e dignitoso per dirmi che avrebbe fame, “tieni il resto, ciao”, si sta guadagnando il suo pane quotidiano, si sta guadagnando la sua retta scolastica questo piccolo grande ometto!



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