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SCUOLA/ Per "incontrare l'umano" occorrono le fiabe

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Il libro fondativo per incontrare l’umano: un titolo importante e un po’ misterioso per un libro (Sestante edizioni) che si presenta come un volumetto con un’allegra copertina perfettamente intonata al sottotitolo “Esperienze di lettura ad alta voce in classe”. Sono 150 pagine, agili, che scorrono veloci, in cui sono raccolte numerose esperienze didattiche compiute nella scuola primaria, presentate a cura di Paolo Molinari, personaggio eclettico dai molteplici interessi, a lungo direttore didattico in una scuola paritaria, di Fiorenza Farina, insegnante elementare, con già una esperienza di pubblicazione alle spalle, di Maria De Nigris, appassionata insegnante elementare vissuta per molti anni in California. Tutti e tre felicemente e regolarmente sposati con figli (nove in tutto). E questo non è un particolare secondario per capire questo testo.

Il libro non è di grande mole. Ciò non toglie che proponga una struttura complessa, come emerge anche solo scorrendo l’indice che, con una felice intuizione, è collocato nelle prime pagine. Le tre parti che lo compongono sono della stessa ampiezza e rappresentano tre passaggi ciascuno dei quali è essenziale per comprendere la proposta. Nella prima è presentata l’intuizione teorica che regge il libro, frutto di un lavoro “nella” scuola e non “sulla” scuola, proposta attraverso la trascrizione di una conversazione con Paolo Molinari e attraverso alcuni “spunti di lavoro” che anticipano e chiariscono la chiave di lettura che ritroveremo nelle esperienze presentate.

La seconda propone le programmazioni didattiche che hanno guidato l’azione dell’insegnante. I testi di riferimento (i “libri fondativi”) sono tutti diversi con la sola eccezione di Pinocchio, presente due volte, giusto omaggio a un personaggio che potrebbe rappresentare il logo di questa proposta didattica. Si tratta quindi di un test molto ampio (undici “casi”, attuati in sei scuole diverse) che evidenzia molto bene, anche nel linguaggio, come ciascuna programmazione rappresenti l’esito del lavoro personale di ciascuno degli insegnanti coinvolti.

Punto di partenza comune a tutti è la passione per la lettura e la pratica della lettura ad alta voce in classe. Questi due elementi sono diventati occasione per dare vita a un percorso didattico in grado di affrontare due delle grandi questioni che l’insegnante, non solo elementare, incontra nella sua pratica professionale: come far percepire all’allievo che i tanti particolari di cui si compone la proposta di apprendimento non sono monadi che non si incontreranno mai, ma che, per quanto oggi ci possano apparire diversi e distanti, potranno, nel tempo, tra loro comporsi; perché vale la pena di imparare.

A queste due domande si dà una risposta caratterizzata da una prospettiva culturale, pedagogica e didattica più ampia di quella offerta da altre proposte, correnti sul mercato, che pure si richiamano ad aspetti per molti punti di vista analoghi a quelli presenti nella proposta del “libro fondativo”, in realtà bloccate in una prospettiva soggettivistica in cui la “narratività” è colta come “tecnica retorica” o come strumento perché ciascuno possa dirsi in chiave “autobiografica”, prospettiva questa dominante che si lega all’uso didattico della favola in chiave antropologica o psicanalitica.



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