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SCUOLA/ Le 4 frasi del ministro Giannini che vanno prese sul serio

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Nel periodo del Regno d'Italia (1861-1946) lo Stato italiano avocò a sè la scuola come strumento per sanare l'analfabetismo e favorire l'unità del Paese. Si trattava evidentemente di una questione vitale: senza scolarizzazione il nuovo Stato non sarebbe sopravvissuto, né avrebbero potuto provvedere le buone scuole del tempo, rette da congregazioni religiose anche centenarie, fucine di cultura e formatrici in umanità. La necessità portò alla creazione di una struttura burocratica mastodontica e complessa che, se inizialmente sembrò porre rimedio al grave deficit di alfabetizzazione, successivamente mostrò tutti i limiti connessi ad una organizzazione autoreferenziale, in cui gestore e controllore da sempre si identificavano. 

A distanza di anni, dal dopoguerra ad oggi, il "sistema istruzione Italia" ha di fatto appesantito ulteriormente i suoi limiti strutturali, aggravati dalla crisi di valori sociali e familiari che è sotto gli occhi di tutti. A ciò si è aggiunto un gravissimo vulnus: la mancata recezione della riflessione post-bellica – a livello mondiale, dopo la tragedia dell'atomica - sui diritti dell'uomo, primo fra tutti, in ambito educativo, quello di libertà di scelta. Per meglio dire, in Italia il genitore vede riconosciuto nella Carta costituzionale il diritto a scegliere la buona scuola pubblica del figlio, ma in nessun modo applicato. 

È evidente che una nazione il cui sistema di istruzione abbia tali contraddizioni può essere definita "a rischio". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha coraggiosamente definito la scuola come "il punto di partenza". Non uno dei tanti punti bensì il punto. Parole confermate dalle dichiarazioni chiare e inequivocabili del neo ministro all'Istruzione Stefania Giannini che ha affermato "fondamentale garantire la libertà di scelta educativa".

Proviamo allora a ripercorrere le ultime dichiarazioni del neo ministro dell'Istruzione come per scandire un percorso. 

"Non avviare nuove riforme". Come non applaudire ad una dichiarazione di tanto buon senso che ci libera dall'ansia del legiferare a tutti i costi al di là di ogni utilità? Il diritto alla libertà di scelta educativa in capo ai genitori che ne hanno la responsabilità in quanto tali, è già ampiamente riconosciuto: dall'articolo 30 Cost., dalla risoluzione Ue 2012 (n.1904, F-67075, libertà di scelta educativa), dall'art. 33 Cost., dalla risoluzione Ue del 13 marzo 1984 (libertà di insegnamento). Risultano indispensabili pertanto azioni di fatto che segnino il passaggio dal riconoscimento del diritto alla garanzia dell'esercizio dello stesso. A completamento di tale atto dovuto si può ipotizzare un Testo Unico che elimini sovrapposizioni e prescrizioni contraddittorie alla Azzeccagarbugli. 

a. "Valorizzare l'autonomia delle scuole" è l'unica strada per incentivare la qualità e la ricchezza della diversità. Le scuole saranno cosi tutte di qualità e la differenza sarà principalmente nell'identità di ciascuna scuola che sarà l'oggetto della scelta della famiglia. La famiglia sceglierà sulla base dell'identità e dell'offerta formativa riconosciute più conformi alla propria linea educativa. Tale autonomia implica che lo Stato passi da soggetto gestore a soggetto garante del sistema scolastico nazionale.



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COMMENTI
18/03/2014 - Lo Stato italiano nasce centralista (Vincenzo Pascuzzi)

Lo Stato italiano nasce centralista e anticlericale. L’autrice dell'articolo dimentica (o omette!!) di dire che lo Stato italiano nasce centralista (e centralizzato) per rispondere a specifiche esigenze (unitarie: antiregionaliste) e, soprattutto, con un netto accento anticlericale dovuto al problema della questione romana. Si propose perfino il divorzio. Anna Monia Alfieri omette anche un passaggio fondamentale che è rappresentato dalla fase costituente. E che non è di poco conto. Perché le scuole nelle mani dello Stato? Perché l'"esame di Stato", pur nel sancito diritto di libertà di scelta delle famiglie? E, ancora, perché niente costi a carico dello Stato per l'istruzione privata? Una Costituzione di un paese LIBERO non poteva non contemplare la libertà: di scelta delle famiglie, di insegnamento, dopo gli anni bui del testo unico. Ma doveva fare i conti con due problemi, uno geografico e uno storico. Quello geografico: la presenza del Vaticano in Italia. Quello storico: la natura confessionale delle scuole private italiane (a parte quelle per il recupero anni). Fu dunque in nome della laicità dello Stato che venne curata la struttura costituzionale del sistema scolastico, esami di Stato compresi: perfino dai liberali, che, obbligati a scegliere fra pluralità e laicità, preferirono garantire la laicità. (In collaborazione con L.R.)

 
17/03/2014 - L’aziendalizzazione estrema delle scuole! (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

A dispetto delle dichiarazioni del ministro ("Non avviare nuove riforme"), Anna Monia Alfieri ri-propone una super-riforma megagalattica: l’aziendalizzazione estrema e totale delle scuole! La cui realizzazione richiederebbe decenni, la condivisione convinta e perseverante di tutte le forze politiche, il consenso pieno da parte di docenti, ata, ds, studenti e famiglie, e risorse. Condizioni inesistenti al momento, né ipotizzabili per il futuro. E poi la ri-proposta è ancora – dopo anni – a livello di idea larvale, suggestiva per una minoranza, con lacune, omissioni, incertezze, esplicitamente rifiutata da molti e con solide motivazioni. Come si può pensare che dei governi incapaci a gestire decentemente la scuola attuale, sarebbero invece capaci di assicurare davvero “lo sguardo garante dello Stato” sulle scuole-aziende? Chi si dovrebbe farsi carico di problemi quali: la sicurezza e l’adeguatezza degli edifici, la dispersione scolastica, il precariato storico cronicizzato, le retribuzioni inadeguate di TUTTI i docenti, ….? Sono questioni ignorate dalla nota di A.M.A. e da altri commentatori su posizioni simili. A parte l’incostituzionalità, l’erogazione di un voucher, pari al “costo standard dell’allievo”, da assegnare tramite le famiglie, alle scuole statali e private, porrebbe queste ultime in posizione di vantaggio potendo esse chiedere altri contributi alle famiglie che ora sono in grado di sostenere per intero le rette!

 
17/03/2014 - L’aziendalizzazione estrema delle scuole! (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Già adesso lo Stato è nella imbarazzante situazione di richiedere per le SUE scuole contributi “volontari” (100-200 euro) alle famiglie, mentre eroga contributi (intorno ai 500 euro pro capite) alle private! Ma forse il vero scopo perseguito non è quello dichiarato, cioè avere a lungo termine scuole completamente autonome, “una buona e necessaria concorrenza“ fra di esse, una maggiore “qualità del sistema scolastico”, ecc.. Il vero scopo è a breve termine, è quello di avere ora maggiori contributi statali per le private. Infatti le scuole private non vanno bene, stanno vivendo un periodo di crisi, registrano contrazioni di iscritti e difficoltà economiche. Loro che propagandano libera concorrenza vorrebbero aiuti! Ancora “Ricordiamo che l'Italia è il paese che spende di più e peggio in Europa”, ma ciò non è vero, almeno in questi termini. D’accordo su diseconomie ed eccesso di burocrazia. Assolutamente NO riguardo ai livelli di spesa, sia in termini assoluti, sia con riferimento al Pil (da noi intorno al 4,2% mentre la media europea è quasi al 6%). Infine è da sottolineare la coincidenza temporale (16 marzo), e quindi la sinergia mediatica, della nota di Anna Monia Alfieri con le parole di papa Bergoglio all’Angelus in piazza S. Pietro a Roma e quelle del card. Scola a piazza del Duomo a Milano.

 
17/03/2014 - OCCORRE ANCHE ALTRO (FRANCO BIASONI)

Tutti noi che abbiamo a cuore l'educazione speriamo che le intenzioni del ministro Giannini si realizzino, tuttavia questo non basta, anche se è molto. 1. Bisogna abolire il valore legale del titolo di studio. Basta "pezzi di carta" garantiti dallo Stato. Occorre che si vada a scuola per essere educati e non per un diploma low cost. 2. Occorre rendersi conto che la crisi educativa della famiglia ha origine nella sua emarginazione dalla scuola. Non basta scegliere, occorre anche saper scegliere. Per questo i genitori devono essere coinvolti nelle scelte che la scuola fa in modo decisivo. 3. Attualmente circa il 95% delle scuole sono statali. Per incidere sull'emergenza educativa bisogna che qualcosa cambi in queste scuole. 4. Benissimo l'autonomia, ma la scuola, autonoma dallo Stato e dalla sua burocrazia, a chi risponde? Secondo me deve rispondere ai genitori che sono titolari del diritto-dovere di istruire ed educare i figli (vedi Costituzione citata nell'articolo). 5. Perciò le scuole statali devono diventare scuole statali autonome, governate da un Consiglio di Amministrazione che possa disporre direttamente di tutto ciò che serve alla scuola per funzionare (edifici, attrezzature, personale). Il Consiglio di Amministrazione deve essere eletto dai genitori (che però non devono farne parte).

 
16/03/2014 - scuola (delfini paolo)

Interessante articolo. Dopo la sciagurata gestione Gelmini e la pessima gestione Profumo, forse con l'ex Ministro Carrozza e l'attuale Ministro Giannini è cominciata un'epoca un po' più felice per la Scuola italiana.