Ridisegnare il percorso dall’infanzia alle scuole medie è un compito arduo, ma è quello che si è prefisso il ministro Valditara per i prossimi mesi. Potrebbe essere una svolta importante e decisiva per la scuola italiana, che non naviga in buone acque, come emerge chiaramente dagli esiti delle prove INVALSI negli ultimi anni. Il programma è davvero ambizioso: si intende avvicinare i bambini della primaria alla letteratura italiana perché prendano gusto alla lettura fin dalla giovane età, si ipotizza di avvicinare gli studenti allo studio del latino fin dalla seconda media.
Si è scelto dunque di alzare, per così dire, l’asticella dei livelli di preparazione, ma i segnali che arrivano dalle classi evidenziano ben più gravi emergenze.
Le rilevazioni nazionali (sia INVALSI che OCSE-PISA) delineano un quadro piuttosto desolante: gravi difficoltà degli studenti nella comprensione della lingua italiana, nella conoscenza del lessico e delle strutture grammaticali, scarse competenze nelle discipline logico-matematiche, a fronte di migliori risultati nei test di lingua inglese.
Tutte le risorse messe a disposizione (PNRR e altri) per ridurre il divario territoriale e porre un freno all’abbandono scolastico testimoniano infatti un quadro non molto roseo.
Le nostre comunità di discenti sono composte per larga parte da alunni appartenenti a famiglie di immigrati e gli stessi nativi italiani dimostrano scarsa propensione per la lettura e conoscenza lessicale alquanto limitata. Una delle più serie difficoltà dei docenti delle varie discipline è rappresentata inoltre da una grave insofferenza negli alunni, che si dimostrano completamente demotivati, a parte naturalmente pochissime eccezioni. Questi, davvero pochi, da soli non riescono a creare un clima di ascolto ed interesse; sono spesso sopraffatti dagli altri e tendono ad appiattirsi.
Si fa persino dell’ironia su questa situazione: si vedano i libri di successo della collega Valentina Petri (Portami il diario e altri), i numerosi blog di insegnanti che raccontano gli aneddoti più disparati e che ci restituiscono un’immagine della scuola vissuta dai ragazzi con estrema pesantezza, priva di qualsiasi forma di entusiasmo e che tende a svilire il valore del compito e la figura stessa del docente.
Quale migliore occasione per invertire questa tendenza se non l’idea di una riforma?
Questa, però, deve far fronte alle necessità reali che emergono, se si vuol ridare alla scuola quell’attrattiva che consente di motivare all’apprendimento. È senza dubbio necessario incrementare la conoscenza delle strutture della lingua italiana, migliorare la produzione scritta ed orale e ove possibile, introdurre lezioni di lingua latina come disciplina opzionale. Ma è allo stesso tempo inevitabile ripensare ad una didattica che comunichi i saperi in modo più adeguato agli studenti di oggi. Qualcosa di riproducibile, da rendere sistematico, sarà pur emerso dalle numerose sperimentazioni di questi anni!
Non si auspica in alcun modo di semplificare i contenuti ed impoverire le discipline, ma creare ambienti di apprendimento meno noiosi e più attraenti, prendendo spunto dalle istanze e dal vissuto dei ragazzi per riflettere sui temi didattici.
Sicuramente va ripensata anche l’organizzazione della scuola primaria, che deve fornire la strumentalità di base delle discipline essenziali. Questo, purtroppo, per tante difficoltà organizzative e di gestione delle classi non avviene.
La composizione delle nostre comunità di discenti richiede una diversificazione della comunicazione dei saperi idonea alla presenza di tanti alunni fragili, non italofoni, con difficoltà di apprendimento talvolta non diagnosticate che impongono effettivamente di cambiare rotta.
A fianco delle lezioni segmentate (sistema di suddivisione dei momenti di apprendimento alternando ascolto, attività e riflessione), che rispettano i tempi di concentrazione ed il lavoro di tutti gli studenti, servono anche esperienze laboratoriali (a classi aperte, per livello di apprendimento, per interesse) dove approfondire i contenuti in modo diversificato.
Quando i ragazzi sono implicati in prima persona nel portare avanti un progetto di studio mettono in campo tutte le strategie che possiedono e risultano soddisfatti, decisamente meno stanchi o annoiati rispetto alle lezioni tradizionali e cattedratiche (anche se “vivacizzate” con contributi video, esercizi on line).
Ad esempio per avvicinare alla lettura e promuovere un corretto uso della lingua italiana sarebbe opportuno reintrodurre l’ora di narrativa, in cui dedicarsi alla lettura integrale di testi per ragazzi e leggere ad alta voce. La letteratura young adult è molto ricca di produzioni valide e sempre nuove, come testimoniano numerose iniziative di successo quali premi letterari come il Bancarellino e manifestazioni come Mare di libri, solo per citarne alcune. I nostri ragazzi però non leggono, o meglio lo fanno se obbligati ma difficilmente si appassionano.
Accreditati studi e ricerche hanno rilevato che la lettura ad alta voce praticata in modo sistematico sia il metodo più efficace per far nascere nuovi lettori. Questa metodologia è sostenuta e diffusa da alcuni illustri professori italiani quali Federico Batini e Simone Giusti ed è oggetto di corsi universitari di didattica dell’insegnamento.
Negli ultimi anni inoltre circola diffusamente il metodo Writing Reading Workshop (WrW) che viene utilizzato in tutti gli ordini di scuola e trova ampi consensi presso molti editori di antologie italiane, che hanno rivisto i testi proponendo questa metodologia. Si tratta in sintesi estrema di una didattica laboratoriale per favorire l’apprendimento della letto-scrittura. Sempre affollatissimi da parte dei docenti risultano i corsi di aggiornamento per apprendere e sperimentare tale strategia.
È auspicabile inoltre pensare a come potenziare efficacemente lo studio della seconda lingua (attualmente due ore a settimana), ma anche la conoscenza delle discipline scientifiche e dare un seguito e una doverosa giustificazione alle numerose risorse investite nello sviluppo delle discipline STEM, connubio tra scienze, tecnologia, ingegneria e matematica.
Quando si ipotizza una modifica importante come una riforma è opportuno che si vada a migliorare un assetto secondo le diverse esigenze che emergono come bisogno manifesto e documentato dalle esperienze di docenti e discenti. Dovrebbero esserci tavoli di confronto e discussione con diffusione capillare dei temi emersi, in modo da favorire un’ampia partecipazione e possibilità di suggerimenti anche operativi. Purtroppo invece ancora una volta le idee sono calate dall’alto, dagli esperti che circondano il ministero, che sono scarsamente riconducibili alle reali esigenze del mondo scolastico.
Non resta che augurarci che questa occasione non vada sprecata e non si riveli l’ennesima delusione.
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