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IL RICORDO/ Giorgio Pontiggia, il dono di un educatore di genio

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“Voi non ci crederete - disse una volta a me e a qualche altro amico - ma quando, la mattina, io guardo in faccia i ragazzi che entrano, so già chi tra loro, quel giorno, farà una stupidaggine. Ce l’hanno scritto in faccia”. Per chi sa leggere tra le righe, il ritratto di don Giorgio potrebbe finire qui, perché dentro c’è già tutto. Ci sono la sua intelligenza, la sua passione, il suo struggimento per il bene dei ragazzi, la sua sospettosità (soprattutto nei riguardi degli insegnanti, ma non solo), la sua tendenza a vedere il negativo prima del positivo, il suo senso dell’obbedienza a un compito ricevuto, e molte altre cose.


Durante gli scrutini o i consigli di classe più importanti teneva sempre davanti a sé un faldone pieno di cartellette dedicate ciascuna a un ragazzo. In quelle cartellette c’erano svariate notizie sul loro andamento scolastico - tutte redatte dagli insegnanti - che comprendevano anche episodi particolari di cui il ragazzo (o la ragazza) era stato/a protagonista, frasi da lui (o da lei) dette in un certo contesto, appunti di conversazioni personali e, soprattutto, c’era la fotografia graffettata sulla prima pagina della cartelletta.

 

Se la foto mancava, si arrabbiava: “Come mai non c’è ancora la foto?” Don Giorgio non poteva parlare di un ragazzo senza avere davanti agli occhi la sua immagine fisica. Se non riusciva a ricordare la sua faccia, i dati raccolti sul suo conto non avevano senso: l’uomo è innanzitutto la sua faccia. Quei dati avevano senso perché riguardavano un volto, una fisionomia, un destino. Una volta fissato il volto, tutte le notizie sul conto del ragazzo, per quanto contraddittorie, servivano a precisare la sua immagine.


Tutte le volte che qualcuno di noi insegnanti cominciava a parlare di un ragazzo, dei suoi voti, del suo comportamento in classe, dell’andamento del suo trimestre, doveva tenere conto che don Giorgio ne sapeva, a proposito di quel ragazzo, molto più di lui. In questo modo, noi insegnanti arricchivamo il suo quadro, ma siccome era lui ad avere il quadro del ragazzo in esame, era poi lui a spiegare a noi il senso (o il non senso) delle nostre stesse osservazioni.

 

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COMMENTI
21/10/2010 - Don Giorgio Pontiggia (Massimo Scotti)

sono stato suo alunno al Liceo Cremona ed ero uno di quelli che come scrive Doninelli, "detestavo" Don Giorgio, per un suo modo troppo burbero di rivolgersi a me o in generale ad altri. Non posso però non riconoscergli e gliene sono grato, di esser sempre stato un segno per me, un segno grande

 
21/10/2010 - grazie (daniele ferrari)

Grazie Luca. Era proprio così.