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GOOGLE/ La sfida di coniugare libertà e responsabilità: così anche il Web può costruire il bene comune

La battaglia tra i difensori della "libertà" della rete e coloro che vogliono regolamentarla o censurarla infuria. Quale può essere il modello da seguire per rendere la rete virtuosa? Il commento di JONAH LYNCH

google_pollock_R375.jpg (Foto)

Limitare, censurare, imbavagliare: sono questi i verbi che si usano per descrivere chi vuole regolamentare Internet. Si dice che invece bisogna salvaguardare innanzitutto la libertà di espressione. La libertà, intesa come “fare ciò che mi pare”, è senza dubbio la parola che più usano i promotori dell’Internet Wild West.

 

Ma Internet non è soltanto uno spazio di espressione in cui la libertà si gioca. È anche un insieme di strumenti potentissimi che distribuiscono quella libera espressione a tutto il mondo, quasi istantaneamente.

 

Prendiamo un semplice esempio. Non si può bestemmiare in un bar, davanti a pochi avventori. Ci sono ancora le targhe a testimoniare quella vecchia legge. Anche in televisione non si potrebbe bestemmiare, come i recenti dibattiti su Grande Fratello hanno ricordato.

 

Ma in Internet l’unica bestemmia è dire “non bestemmiare” - e così le bestemmie vere (sfruttamento di minori, latrocinio, associazione a delinquere, terrorismo…) raggiungono ogni angolo della terra. Questo potere moltiplicatore ha senz’altro delle conseguenze.

 

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