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CHESTERTON/ Quella "profezia" sui banchieri di Wall Street

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Gilbert Keith Chesterton non è uno scrittore del secolo passato, ma del futuro prossimo. Nella produzione decisamente abbondante, consona al suo autore, che ci ha lasciato, accanto alle ben note opere narrative, tra le quali spiccano i racconti di Padre Brown, nonché i romanzi, ricchi di immaginazione fantastica, da Il Napoleone di Notting Hill a L’Osteria Volante a L’uomo che fu  Giovedì, troviamo una produzione saggistica assolutamente eccezionale: il suo talento ebbe modo di sfornare opere come Ortodossia o le biografie di santi come Francesco d’Assisi e Tommaso d’Aquino, e altro ancora. Dopo anni di oblio, Chesterton sembra tornato di moda: lo si ripubblica, si offrono (finalmente) al pubblico italiano diversi inediti, e se ne parla in incontri e convegni. Se ne mette in evidenza - e giustamente - lo spirito apologetico del cristianesimo, ma c’è anche un altro fondamentale aspetto da sottolineare del grande giornalista e scrittore inglese: la sua capacità di leggere profeticamente la realtà. Già negli anni 30 scriveva e discuteva di eugenetica, ma non solo: vide in anticipo tutti i guasti che avrebbero prodotto i sistemi politici che a vario titolo soffocavano le libertà autentiche, in particolare giudicando con straordinaria preveggenza i guai di un moderno “stato servile” dove l’uomo è espropriato della sovranità personale, della possibilità di disporre del proprio lavoro, del proprio tempo, persino dei propri talenti.

Chesterton scrisse in una lettera alla fidanzata, agli inizi del proprio impegno giornalistico: “È facile, a volte, donare il proprio sangue alla patria, e ancora più facile donarle del denaro. Talvolta è più difficile donarle la verità”. Urgeva in lui il desiderio appassionato di salvaguardare le coscienze e il pensiero dei suoi connazionali dai veleni della propaganda di parte, con tutte le sue falsità e menzogne. 

L’intento di Chesterton era quello di prendere sul serio la realtà nella sua integrità, a cominciare dalla realtà interiore dell’uomo, e di adoperare fiduciosamente l’intelletto - ovvero il buon senso - nella sua originale sanità, purificato da ogni incrostazione ideologica.

Di fronte ai mali della Modernità, e, al loro progressivo affermarsi, Chesterton non rispose con pessimismo recriminante, ma con la lieta ribellione del cristiano.

Con l’uso sapiente del paradosso, Chesterton non si limita a far sorridere il lettore. Gli svela che il mondo lasciato a se stesso diventa sempre peggiore. La conseguenza più deleteria della scristianizzazione non è stato il pur gravissimo smarrimento etico, ma lo smarrimento della ragione. Il mondo che rifiuta Dio, che gli volta le spalle, che vuole fare a meno di Lui, impazzisce. Il rapporto individuo-società, libertà personale-ordinamento civile, ovvero persona-stato, è uno dei nodi cruciali della modernità. Uno dei modi più originali di affrontarlo è stato rappresentato dal movimento inglese del Distributismo, cui novant’anni fa Chesterton diede vita insieme agli amici Hilaire Belloc, scrittore, giornalista e parlamentare, e Vincent MacNabb, frate domenicano irlandese.



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