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CONCHITA WURST/ Quando il Nulla batte perfino il gender

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Conchita Wurst, al secolo Thomas Neuwirth (Infophoto)  Conchita Wurst, al secolo Thomas Neuwirth (Infophoto)

Il fascino dell'ambivalenza seduce la filosofia da molto tempo, almeno da quando Platone ha messo in scena nel Simposio il mito dell'androgino, affidandolo all'eloquio di Aristofane, commediografo di fama e per l'occasione del suo discorso sull'eros abbondantemente ubriaco. Ma tant'è, si è preferito non farci caso e sublimare il delirio alcolico del singhiozzante Aristofane in una cifra di verità: in vino veritas, assicura in tempi più recenti Søren Kierkegaard, anche lui stregato dal mito dell'androgino.

In origine gli esseri umani non erano sessuati — uomo e donna —, ma un tutt'uno dei due sessi. Non dunque uomo e donna, ma indifferenziati: neutrius generis, né uomo né donna. Mossi a invidia per la supposta pienezza dell'androgino, le divinità intervennero per distinguere l'originario indifferenziato in due metà: quella maschile e quella femminile, entrambe mancanti. Inizia così l'attrazione di una metà per l'altra, ma non si tratta dell'ingenua attrazione del polo maschile per quello femminile e viceversa, bensì del desiderio che non sussista alcun polo e che la differenza sessuale, vissuta come fastidio e come limite, svanisca di nuovo nell'indistinzione. È la tesi, in vero non molto nota, del Don Giovanni di Kierkegaard (1843), opera geniale nella quale il filosofo di Copenaghen vagheggia la conquista della donna come sconfitta di un nemico da vincere una volta per tutte. "In ogni femmina egli desidera l'intera femminilità e in questo sta la sua potenza sensualmente idealizzante con cui egli in un'unica volta abbellisce e sconfigge la sua preda" (Kierkegaard, Don Giovanni, p. 90, ed. Rizzoli). Caduta la donna "il desiderio sensuale — la forza di Don Giovanni secondo Kierkegaard — diviene così indefinito, l'oggetto così poco separato che il desiderato androginamente giace nel desiderio, parimenti come nelle piante maschio e femmina risiedono entro un unico fiore. Il desiderio e il desiderato sono unificati in questa unità, tale che ambedue sono neutrius generis" (Idem, p. 86).

Se comunemente Don Giovanni rappresenta un ideale di godimento maschile e se per Jaques Lacan, che nel Seminario XX (1972-73) ne mutua il tema da Kierkegaard, rappresenta un'ideale di godimento femminile, per Kierkegaard rappresenta invece un'ideale di godimento neutrius generis, né maschile né femminile. Infatti per Kierkegaard Don Giovanni non è un personaggio, bensì un'essenza di godimento che trova espressione nella musica dell'Ouverture e successivamente si incarna in tutti i personaggi dell'Opera: in Don Giovanni e in Donna Elvira, in Leporello non meno che in Donna Anna, in Ottavio e in Zerlina, eccetera.

Viene il dubbio che la vittoria di Conchita Wurst dell'Eurovision Song Contest 2014 a Copenaghen sia stata abbondantemente anticipata proprio dagli scritti del filosofo danese. Conchita, al secolo Thomas Neuwirth, è un cantante austriaco che nel 2011 ha creato il personaggio Conchita Wurst, col quale si è via via identificato fino a divenire un'icona mondiale. 



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COMMENTI
16/07/2015 - sembra facile (Claudio Baleani)

Mentre leggevo questo interessante articolo mi è venuta in mente una foto dove ero in compagnia femminile, tanti anni fa, in un periodo molto felice. Il fatto che ci fosse una donna contribuiva molto alla mia felicità, ma non era determinante. Me ne sono reso conto dopo. Eppure non avrei potuto prescinderne. E' un equilibrio strano, dove le cose vanno a combaciare solo se in movimento e cioè nella condizione più complicata: come un filo che entra nella cruna di un ago solo alla condizione che il sarto agiti tutte e due le mani, una col filo e una con l'ago. Sembra una scommessa impossibile: puoi raggiungere lo scopo solo se ti interessa davvero un particolare, la donna, ma solo se accetti il rischio che possa andare male. Annullare anche solo un termine della questione (il desiderio, la sessualità, il rischio, la libertà e persino l'indipendenza) per abbassare l'apparente casualità significa mandare a monte tutto. In questo contesto si capisce bene l'atteggiamento infantile e surreale di Conchita, la sua icona immateriale e psichedelica, la facilità del suo attecchimento, l'irrilevanza dell'errore, l'inutilità del ravvedimento, il depotenziamento della sessualità e persino la ragione per la quale nella Bibbia esiste il divieto del tatuaggio.