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FINANZA/ Quei "cavilli" che lasciano la Bce in mano alla Germania

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Non voglio essere il solito piantagrane che, mentre tutti festeggiano, fa sparire le bottiglie di champagne. Tuttavia, le esaltazioni al termine dei “dieci giorni che hanno fatto tremare l’Europa” mi sembrano eccessive: l’unica vera buona notizia (a cui, peraltro, si è data poca attenzione da parte di editorialisti che si congratulavano con questo o quello) riguarda l’esito delle elezioni olandesi: il partito trotzkista-antieuropeista ha perso, con il risultato che destra e sinistra europeiste si accingono a formare una coalizione “arcobaleno” analoga a quella dell’inizio degli anni Ottanta che rivoltò come un calzino il welfare all’olandese e rimise in moto l’economia del Paese.

Non c’è tanto da giubilare per quel che riguarda il programma Outright monetary transactions (Omt) annunciato dalla Banca centrale europea il 6 settembre, la sentenza della Corte costituzionale tedesca del 12 settembre e l’imminente firma, ed entrata in vigore, del trattato relativo all’European stability mechamism (Esm). Ciò non perché, come sostengono alcuni colleghi schizzinosi, il combinato disposto di Omt-Esm vorrebbe dire essere posti sotto tutela (dai tempi della guerre di successione spagnola nel Settecento numerosi Governi e Parlamenti italiani hanno aspirato ad avere “tutori” che togliessero loro le castagne dal fuoco e a cui indirizzare le proteste del colto e dell’inclito, nonché del popolo elettore in generale). La ragione risiede nel fatto che molti cari e autorevoli colleghi non si prendono la briga di leggere, non dico studiare, i testi che commentano.

L’Omt è ancora un oggetto semi-misterioso in quanto si sa solo quanto reso noto nel comunicato stampa; il dispositivo della sentenza della Corte costituzionale tedesca è disponibile non solo in lingua originale, ma anche in una buona traduzione in inglese. Il Trattato è disponibile on line da mesi.

Partiamo da quest’ultimo, che non solo i diplomatici ma anche gli editorialisti economici dovrebbero conoscere a fondo. Una lettura attenta dell’art. 4 e dell’allegato I dimostra che, dalla sfida all’OK Corral del 6 settembre in seno al Consiglio Bce, il vero vincitore è stato il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann: è lui ad avere la Colt carica, non Mario Draghi. L’art. 4 prescrive una maggioranza di due terzi per le decisioni di ordinaria amministrazione Esm, una dell’80% per quelle complesse e l’unanimità per quelle davvero difficili. L’allegato I conferisce alla Bundesbank oltre il 27% dei diritti di voto - ossia un potere di veto per tutte le decisioni che richiedono una maggioranza qualificata dell’80%. E per altre, è sufficiente che i tedeschi si alleino con gli austriaci e i finlandesi, o ancora più facilmente con gli olandesi per controllare il tavolo. Dato che occorre fare domanda all’Esm per accedere allo sportello Omt, e i programmi di riassetto (e relativo monitoraggio) sono in gran misura di spettanza Esm, è evidente chi siede al posto del conducente.



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COMMENTI
21/09/2012 - Comanda chi paga (Moeller Martin)

Perchè stupisce che la Germania abbia oltre il 27% dei voti? La Germania contribuisce per oltre il 27%! Si tratta di puro buonsenso: non si può contare senza 'cacciare il grano'! Chi non lo accetta è semplicemente uno stupido o, usando la battuta di un cabarettista tv, 'siamo tutti finocchi con il c... degli altri'. Complimenti a Giuseppe Pennisi per il suo articolo ed in particolar modo per la nota riguardo ai suoi colleghi che neanche leggono ciò che commentano. Aggiungerei che la stessa cosa vale per larga parte dei politici italiani.

 
19/09/2012 - prendere atto (francesco taddei)

dato l'allegato I cosa aspettiamo a cambiare nome alla UE e chiamarla Unione Germanica delle Repubbliche Europee?