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GEOFINANZA/ Dagli Usa un "salvagente" per l’Italia che punisce la Merkel

Pubblicazione:venerdì 29 novembre 2013

Christine Lagarde (Infophoto) Christine Lagarde (Infophoto)

Forse è il caso di fare gli scongiuri. Alan Greenspan, intervistato da Bloomberg tv nel Giorno del Ringraziamento, ha detto di non veder alcun rischio bolla nei livelli attuali della Borsa americana. Ma l’ex presidente della Fed ha raffreddato gli entusiasmi aggiungendo che, a suo dire, la stima di una crescita del Pil Usa per il 2014, il 2,6% secondo il ministero del Tesoro, è senz’altro “troppo ottimistica”. “Non andremo oltre il 2% o poco più”, sostiene l’ex presidente della Federal Reseve.

La forbice tra finanza ed economia, dunque, sembra destinata ad allargarsi anche l’anno prossimo: Wall Street macina record storici (Dow Jones oltre 16.000 punti, Nasdaq a 4.000 e più, S&P 500 più di 1.800); a Tokyo l’indice Nikkei (+45% da gennaio contro il 26% di New York) torna ai livelli del 2007; Francoforte è già oltre. Con l’eccezione di Milano, che comunque registra un ragguardevole rialzo rispetto a gennaio, la finanza sembra aver archiviato i postumi della crisi esplosa sei anni fa sul fronte dei subprime americani. L’economia reale, al contrario, sembra ancora in alto mare, soprattutto in Europa.

E così, mentre si moltiplicano gli allarmi sulle possibili bolle (il Nasdaq, il debito pubblico del Sud Europa, il Giappone tanto per citare gli Sos più recenti), le banche centrali prendono atto che la politica di espansione monetaria ha sì permesso di evitare tracolli rovinosi, ma non ha portato alimento all’economia reale. Pare quasi di assistere a un drammatico tiro alla fune: riuscirà la finanza, grazie all’enorme liquidità a disposizione, a dotare l’economia dei mezzi necessari per avviare la ripresa? Oppure verrà confermato il vecchio detto per cui “è inutile portare il cavallo in riva al fiume se non ha sete”? Il mondo, sostengono i più pessimisti, è ormai caduto nella trappola della liquidità: il denaro è abbondante e, almeno all’apparenza, a buon prezzo. Ma, ahimè, scarseggiano le occasioni per fare business con profitto.

È un puzzle complicato, cui non è facile dar risposta. Janet Yellen, futuro presidente della Fed, non mostra segni di incertezza. Pur di far ripartire l’economia e sconfiggere la disoccupazione, la Federal Reserve è pronta a moltiplicare le indicazioni in senso espansivo. Certo, il tapering prima o poi partirà. Ma questo potrà avvenire solo quando i mercati si saranno convinti che il taglio degli acquisti di titoli sui mercati non sarà l’avvio di una stretta, bensì il passaggio a una politica più efficace. Anzi, secondo Goldman Sachs la Yellen non esiterà a mettere in campo la strategia del tasso di crescita nominale, l’arma suprema dell’espansione monetaria: una volta decisa che la crescita, ad esempio, debba essere del 5%, poco importa se il risultato sarà raggiunto solo grazie all’inflazione piuttosto che in termini reali.


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