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SCUOLA/ Un rapporto leale con tutta la realtà, è questa la miglior cura contro i bulli

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Anche recentemente il tema del bullismo a scuola è tornato a occupare le pagine dei quotidiani. Un fenomeno che colpisce i più piccoli e inquieta molto i grandi, su cui di tanto in tanto si azzardano analisi e statistiche dalla natura più descrittiva che interpretativa. E anche le interpretazioni tendono ad avere un carattere prettamente sociologico.

Occorre innanzitutto dire che il bullismo è una forma alterata di rapporto, in cui tutti lavorano per la propria rovina. Nella disastrata coppia bullo-vittima, non esistono un vinto e un vincitore, ma due perdenti; così come non esistono un potente da una parte e un debole dall’altra, ma due impotenti di segno opposto. Nel bullismo c’è diseconomia, assenza di vantaggio, rovina, macerie, ferite. Il bullismo è il regime della guerra, avverso a quello della pace nel rapporto.

Per capire di cosa si tratta, e quindi per poter poi agire di conseguenza, è forse bene affrontare i due termini di questa insana coppia separatamente.

La vittima. Chi è la vittima, anzi chi è una vittima? Proprio della vittima è il farsi trovare al posto giusto, ossia farsi trovare nel posto esatto in cui il persecutore la vuole. Parliamo del posto della vittima, proprio come se fosse un posto fisico, occupabile, come una sedia vuota o una poltrona o uno spazio ben definito (ecco la cosiddetta vulnerabilità individuale). È lì che il persecutore mi vuole, nel posto dove sono inibito nel giudizio su quello che sta accadendo e inibito quanto all’agire sulla scorta del giudizio che potrei formulare. In ultima analisi il persecutore mi vuole inibito quanto alla difesa sapendo che la prima forma di difesa è proprio il giudizio.

Si legge che di solito la vittima viene isolata dagli atti di bullismo, piuttosto ribalterei la situazione: la vittima diventa vittima, perché è isolata. Situazione che ritroviamo con evidenza nei bambini e ragazzi colpiti dai bulletti nei corridoi o nei cortili delle scuole, lontani dagli occhi di insegnanti o adulti. Spesso i bersagli dei cattivi sono proprio coloro che già faticano a stringere rapporti significativi, bambini sensibili sì, ma vulnerabili proprio nella loro non-certezza di saperci fare con gli altri. Assai raramente un bambino diventerà vittima di un bullo se si sente sicuro della sua capacità di rapporto. Non tanto perché ha la certezza che qualcuno accorrerà a difenderlo e a coprirgli le spalle, ma perché sarà la sua stessa competenza nello stringere rapporti che gli consiglierà di stare alla larga dai più infidi e nel caso questi si allarghino un po’ gli permetterà di rimetterli al loro posto o almeno a non soccombere.

 

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COMMENTI
13/12/2009 - III parte (adele vitale)

Servono innanzitutto proposte educative improntate anche alla collera etica e bisogna porsi nei confronti dei ragazzi come modelli autorevoli. Insomma è pur vero che bisogna capire le ragioni di chi sbaglia, ma non bisogna essere necessariamente giustificazionisti! Chi sbaglia deve essere reindirizzato, anche con sanzioni. I bulli hanno bisogno di adulti competenti con cui confrontarsi e anche confliggere, che la pensino in maniera diversa, ma che siano disponibili ad un rapporto dialettico. L'atteggiamento più deleterio in questi casi è la chiusura dei rapporti-chiave, dei canali di comunicazione. Serve insomma un'autorità cognitiva che guidi alla maturazione emotiva. Spesso, a torto, nella nostra società si ritiene che le regole limitino la libertà, mentre è esattamente il contrario: le regole servono per difendere la libertà soprattutto dei più deboli, per instaurare un clima di sicurezza e stabilità. Non basta però soltanto l'impegno della scuola; è necessaria la collaborazione attenta della famiglia in primis e delle istituzioni tutte per far sì che il bullismo venga prevenuto, combattuto e sconfitto.

 
13/12/2009 - II parte (adele vitale)

Ma guardare al bambino come soggetto del processo di crescita, non come oggetto, fa correre il rischio di “adultizzarlo”, senza un adeguato sviluppo dell'affettività e delle competenze. Questo modello educativo distorto fa sedere sui banchi di scuola soggetti convinti che la propria persona sia più importante dell'altrui: essi vanno a scuola senza aver paura, senza alcun senso di colpa per non avere svolto i compiti. Per questi soggetti diventa importantissima la relazione con i coetanei, ai quali si appoggiano anche per decidere il giusto e l'ingiusto e, nell'adolescenza, l'appartenenza al gruppo diviene fondamentale: il desiderio di visibilità e di potere si unisce al desiderio del gruppo, per non sentirsi invisibili, brutti, inferiori, ma è un fattore di rischio che può fare evolvere il gruppo in gruppo-banda, in cerca della rissa, del nemico da battere ed umiliare. Delicato compito del docente è quello di riuscire a far coniugare meglio all'allievo il”sè” con una nuova e positiva gestione del proprio ruolo, per organizzare un valido progetto educativo, un'alleanza tra scuola, famiglia e istituzioni, grazie all'apporto di adulti buoni e competenti.

 
13/12/2009 - Interessanti misure di prevenzione ( I parte) (adele vitale)

Di fronte al problema del bullismo, è necessario elaborare una risposta educativa concreta: la scuola italiana è infatti infarcita di pedagogismo verboso, è necessario invece formulare un progetto educativo applicabile alla realtà. Molti sostengono che istruzione ed educazione civica siano separate, mentre in realtà non c'è vera istruzione senza educazione e viceversa. Anche le punizioni devono essere applicate, ma , prima di punire, dobbiamo prevenire e promuovere comportamenti contrapposti a quelli che vogliamo combattere. Questa generazione di adolescenti non vede più il significato istituzionale della scuola? La risposta è da mettere in relazione col modello educativo dei nostri giorni: i bambini vedono con gli occhi degli adulti, partecipano e cogestiscono, imponendo con la loro forte soggettività l'ascolto del mondo adulto. Questa importanza precoce data al “sé” ha messo in discussione il significato simbolico del ruolo paterno e materno.