Educazione
venerdì 19 marzo 2010
Ci risiamo. Con i seminari di restituzione degli esiti della rilevazione sugli apprendimenti degli studenti del 2008-09, di fatto l’INValSI ha avviato (a mio avviso con un po’ di ritardo) l’analoga operazione per il corrente anno scolastico, che - come previsto dalla Direttiva ministeriale n. 74 del 15 settembre 2008 - si estende anche alla classe prima della secondaria di 1° grado e che dal prossimo anno coinvolgerà anche la seconda classe delle scuole superiori. Insomma, stiamo per assistere (o per partecipare) ad un’altra sessione di quel “gioco dei pacchi”, che molti operatori della scuola, probabilmente la maggioranza, non sempre silenziosa, vedono con un certo malcelato sospetto e con qualche diffidenza.
Vari sono i segni rivelatori di questo strisciante e diffuso timore che, alla fin fine, il “gioco dei pacchi” nasconda un’insidia certamente molto poco gradita ai più: valutare, attraverso gli esiti delle varie prove, non solo gli alunni, ma anche l’operato degli insegnanti, mettendone allo scoperto le inadeguatezze didattiche, evidenziandone le inefficienze e la scarsa produttività, creando in tal modo le premesse per successivi interventi di natura amministrativa, che - in questo clima di premialità e di merito, caratterizzato da revisione e ridimensionamento degli impegni di spesa, oltre che degli ordinamenti e del numero delle istituzioni scolastiche - trovino nei risultati delle rilevazioni tendenzialmente oggettive del Servizio Nazionale di Valutazione una motivazione e una giustificazione più che plausibile.
Non si spiegherebbe diversamente la propensione comunemente riscontrabile tra i dirigenti scolastici, oltre che - ovviamente e ancor di più - tra gli insegnanti, a fornire giustificazioni soprattutto di quel fenomeno, che da parte dell’INValSI è stato denominato di “comportamenti opportunistici”, emerso in varia misura da una puntuale e dettagliata analisi condotta dallo stesso Istituto Nazionale sulle risposte fornite dagli alunni nella prova nazionale dell’esame conclusivo del 1° ciclo del 2009, in grado di smascherare - grazie a sofisticati metodi di indagine, con algoritmi e formule dei quali si parla nell’appendice 5 del fascicolo “Prova nazionale 2009. Prime analisi” (pag. 84-94) - eventuali interventi fraudolenti, che hanno certamente determinato alterazioni negli esiti e una scarsa affidabilità di non pochi risultati.
Va rimarcata anche la modesta considerazione prestata dalla maggior parte delle scuole ai vari rapporti puntualmente pubblicati dall’INValSI sia sulle rilevazioni degli apprendimenti nella scuola primaria sia sulla citata prova nazionale 2009, non sempre - occorre ammetterlo - di agevole e immediata lettura e comprensione, ma ricchissimi di dati molto utili per chi volesse dare qualcosa di più che un modesto credito a quanto da essi rappresentato. Soprattutto se utilizzati come riferimento per un confronto con i risultati che l’Istituto Nazionale ha messo a disposizione scuola per scuola, in modo che ciascun operatore scolastico potesse trarne le necessarie e doverose conseguenze. Ma non risulta che si sia in genere prestata grande attenzione a questa possibilità; e gli esiti delle rilevazioni sono serviti o per una sorta di sterile autocelebrazione, laddove positivi, a sostegno della proclamata validità dell’azione della scuola; ovvero, se non molto esaltanti, ad alimentare il timore che da queste rilevazioni c’è, alla fin fine, da aspettarsi ben poco di buono.
E così, il pacco che sta per circolare di nuovo nella classe, vuoi per la rilevazione degli apprendimenti vuoi per la prova nazionale, è ancora percepito da molti, forse troppi, come una specie di “paccotto”, per dirla alla napoletana, contenente una potenziale “fregatura” (mi si passi il termine) per gli insegnanti, passibili di future condanne in caso di risultati non propriamente positivi.
Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Roberto Stefanoni (Miur) su Invalsi
L’autore si rassegni. Non si riuscirà mai a costruire un sistema di valutazione della qualità dell’apprendimento che sia nel contempo oggettivo e perfetto. Questa pretesa trascura (prescinde dalla) libertà dell’uomo. Non si tratta di invocare il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma di riconoscere che dichiarando ciò che misuro modifico i comportamenti dei soggetti osservati, focalizzandoli su ciò che è rilevato attraverso le misurazioni, che non è affatto detto che sia ciò che voglio incentivare. E’ quello che alcuni studiosi della teoria degli incentivi descrivono con l'espressione “you get what you pay for” (ottieni ciò per cui paghi) e che potremmo altrimenti descrivere in maniera più colorita con il più nostrano “fatta la legge, trovato l’inganno”.
Non capisco il commento precedente, di Enrico Maranzana, quando dice "A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale?". Forse che i fenomeni stocastici non si sanno analizzare? E' proprio dalla mancanza di certi comportamenti tipici dei fenomeni stocastici che l'INVALSI può determinare se i test sono stati "tarroccati". Peggio ancora quando dice "l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!" La cultura che la scuola trasmette agli allievi è per definizione, potremmo dire, la sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, e nessuno la chiamerebbe un coacervo. Se in una scuola questa sommatoria è scarsa, e lo è per tutti i discenti, allora quella scuola ha un problema, inutile girarci intorno. Certo, i test INVALSI sono valutazioni globali, non individuano il singolo docente scadente, ma possono individuare i punti deboli, quelli su cui la scuola, nel suo complesso, deve impegnarsi. Poi sta ai dirigenti fare il resto. Con tutti i suoi limiti, le valutazioni INVALSI sono uno strumento prezioso. Poi c'è un altro aspetto, che come genitore mi è capitato di dover affrontare: che credibilità ha un insegnante quando dice che copiare è disonesto, e poi suggerisce i risultati dei test INVALSI. I ragazzi lo sanno che quei test servono a valutare la scuola!
A cosa servono le rilevazioni Invalsi se l'oggetto misurato ha natura casuale? Vediamo perché: le competenze specifiche altro non sono che una sottoclasse delle competenze generali, traguardo che unifica il servizio scolastico e che ne definisce la finalità. In tale contesto sistemico muove la disposizione che impegna le scuole a progettare percorsi formativi, educativi e di insegnamento, norma di cui non c'è traccia nei Pof: il servizio offerto è disarticolato, non coordinato, centrato sulla trasmissione delle conoscenze disciplinari. Ne consegue che l'oggetto della rilevazione Invalsi deriva dalla sommatoria degli effetti del lavoro dei singoli docenti, un tipico coacervo!
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