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SCUOLA/ Pochi soldi, finta autonomia: e le "competenze" restano a piedi

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Sono trascorsi tre mesi da quando sono intervenuto sulle problematiche della valutazione parlando dell’importanza della passione nel lavoro di insegnante. Purtroppo le critiche rischiano di essere percepite da chi non le merita; parlo di tutti quegli insegnanti che stanno sul pezzo e ci stanno con passione. Qualcuno dei miei docenti si è lamentato e ho promesso che ci sarei tornato sopra trattando delle condizioni necessarie per garantire alla passione di vivere, svilupparsi e durare nel tempo.
Siamo al primo anno di applicazione di una riforma che, esagerando, il ministro ha definito epocale. Più correttamente negli ambienti del ministero si parla di riordino e si tende a vedere la questione in termini processuali.
Il nodo principale è quello della didattica per competenze che richiede uno stravolgimento del modo di insegnare e di valutare e ciò richiede a sua volta di monitorare il processo, lavorare a fondo sulla formazione, condividere esperienze, intervenire sulle caratteristiche dei libri di testo, introdurre misure organizzative che agevolino la rottura della monodisciplinarietà, modificare l’esame di stato. A livello centrale, sino ad ora, si è fatto poco o nulla: qualche conferenza di servizio per i dirigenti, qualche seminario nazionale rivolto a chi sta già operando, condivisione di documenti sul sito dell’Indire e poco altro.
Nell’istruzione tecnica si è scelto di accettare la pressione delle associazioni professionali che spingevano per salvaguardare la specificità delle discipline e così uno dei principali elementi di innovazione (l’insegnamento integrato di Scienze) è diventata Scienze Integrate con il trattino, seguito dalla parola magica Fisica, Chimica, Scienze. Le materie sono rimaste distinte, il monte ore teorico e laboratoriale è diminuito e si è richiesta la integrazione. Certo, noi ci si prova, ma sarebbe stato meglio un po’ più di coraggio per evitare di affidare alla buona volontà i processi di integrazione.
Le scelte possibili erano due: prevedere un’unica materia con un monte ore cospicuo cui far accedere docenti di più classi di concorso; mantenere la distinzione delle materie ma consentire la unitarietà del docente (attraverso il meccanismo delle classi di concorso atipiche) per almeno due delle tre materie. Non si è fatta né l’una cosa né l’altra e gli editori si sono già adeguati bloccando ogni progetto di testi unificati.



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