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SCUOLA/ 953, il numero che suona il "funerale" dell'autonomia

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Non c’è dubbio che l’approvazione da parte della Camera dei deputati del Testo unificato di Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali (il cosiddetto ddl Aprea) costituisca il punto di arrivo di una ormai decennale traversia tra le forze politiche (e all’interno di ciascuna di esse) sugli organi collegiali della scuola.

Quindi, almeno nelle originarie intenzioni di chi ha promosso tale percorso, in tal modo si dovrebbe completare il disegno dell’autonomia scolastica, avviato nel 1997 e mai effettivamente attuato, anzi rallentato e complicato da mille lacci e laccioli successivamente intervenuti.  

Tuttavia, forse a proprio a causa di tale lungo percorso e delle inevitabili “contrattazioni” di cui esso è stato oggetto, l’attuale testo approvato dalla Camera, e in procinto di essere approvato dal Senato, non solo non comporta nessuna aggiunta reale all’autonomia delle scuole, ma anzi complica il quadro, sia a livello locale che nazionale, oltre a contenere alcune norme invasive della competenza regionale e, dunque, facilmente impugnabili dalle Regioni per incostituzionalità. 

Per quanto riguarda gli organi interni della scuola, l’unica vera novità potrebbe essere costituita dalla previsione della “Conferenza di rendicontazione” che potrebbe finalmente costituire l’inizio di una vera cultura di bilancio sociale da parte delle scuole. Che le scuole finalmente rendano conto al proprio territorio della loro attività didattica ed extradidattica potrebbe costituire l’inizio di un percorso che conduce la scuola italiana ad uscire dalla propria autoreferenzialità, costringendola a confrontarsi con tutto ciò che popola le mura esterne della scuola stessa. Dunque ben venga la conferenza di rendicontazione, a patto però che venga intesa come redazione di un bilancio sociale.

Per il resto nessuna reale novità. Il “Consiglio dell’autonomia” altro non è che il precedente Consiglio di istituto; idem per il Collegio docenti (ribattezzato Consiglio, che da sempre ha avuto compiti di progettazione dell’attività didattica) così come il Consiglio di classe. Neppure il “Nucleo di autovalutazione” è una vera novità: è infatti previsto dal regolamento che ha istituito il Sistema nazionale di valutazione (Snv), affidando all’Invalsi il compito di coordinamento dello stesso. 

Non solo, sul terreno della valutazione si perpetua l’antico errore di prospettiva ovvero la sua concezione autorefenziale alla scuola stessa, così come emerge limpidamente dall’art. 8, comma secondo cui: “Il Nucleo di autovalutazione, coinvolgendo gli operatori scolastici, gli studenti, le famiglie, predispone un Rapporto annuale di autovalutazione, anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli altri strumenti di rilevazioni forniti dall’Invalsi”. 

Quell’“anche” è assai significativo in quanto può costituire la via di fuga delle scuole rispetto ai criteri e parametri Invalsi. Non solo ma quel Rapporto, anziché far parte del bilancio sociale della scuola, è tutto giocato all’interno della scuola stessa, in quanto “parametro di riferimento” del Pof. Il giurista poi si chiede cosa vuol dire “parametro di riferimento”: o il Pof deve tenerne conto o può, che è cosa ben diversa.



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COMMENTI
16/10/2012 - Sacrosanto (Giorgio Israel)

Semplicemente sacrosanto. Una pessima pseudoriforma che non fa che scaricare sulla scuola un'altra overdose di burocrazia e rendere semplicemente derisoria l'idea dell'autonomia. È il trionfo dell'ideologia che sta sempre più prendendo piede nel mondo dell'istruzione: una miscela di dirigismo bottaiano, di demagogia di radici sessantottine e di tecnocrazia. È da sperare che il Senato, in un sussulto di ragionevolezza, la mandi a picco.