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SCUOLA/ Di Menna (Uil): la vera "partita" dei prof è quella del contratto

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L’intervento del Governo sulla scuola ha determinato non solo la protesta sindacale, ma una vera sollevazione da parte degli insegnanti che si sono sentiti offesi per come il Governo stesso considera una professione così importante e delicata. Le modalità della protesta sono state tante e varie, ma tutte con un filo comune: affermare l’orgoglio di un impegno utile al nostro Paese che non vive certo un momento eticamente e politicamente positivo.

No, il Governo e in particolare il ministro dell’Istruzione non dovevano portare alla scuola anche questo vulnus. Chi paga i danni in termini di effetti sulla scuola, determinati da tanti giorni di proteste? A noi, al sindacato compete il compito di rappresentare tale disagio e di fare tutto il possibile per trovare concretamente le soluzioni. In questo ambito va letta la mobilitazione che abbiamo promosso, di cui lo sciopero è una parte. Non stiamo semplicemente preparando uno sciopero, ma stiamo con il fiato sul collo sulle forze politiche, in particolare Pd, Pdl, Udc, perché in parlamento cambino la legge, eliminando la norma sulla scuola.

 Al momento tutti ci danno ragione, perchè nessuno di buon senso può dire che l’Italia si può permettere gli insegnanti con lo stipendio più basso ed il numero di ore di insegnamento più alto tra i Paesi europei. Le dichiarazioni non sono sufficienti. Si è ingenerato un eccessivo ottimismo; la questione ad oggi non è risolta. La commissione Cultura della Camera ha espresso un parere non risolutivo perché il Governo continua a porre un problema di copertura finanziaria. Tale copertura riguarda i 180 milioni di euro previsti dalla “spending” e quindi già votati dal Parlamento.

Il ministro Profumo avrebbe dovuto impegnarsi su questo anziché inventarsi una sorta di tesoretto di 700 milioni di euro per il 2014 da coprire con i risparmi previsti dai minori stipendi da pagare con l’obbligatorietà di passare da 18 a 24 ore di insegnamento senza retribuzione. Un bel pasticcio da cui si deve uscire riportando il tutto alla copertura dei 180 milioni di euro, senza toccare contratto e retribuzione, nonché spese di funzionamento. La commissione Bilancio, con cui stiamo interloquendo, deve presentare il nuovo testo in aula, con il parere favorevole del Governo, la settimana prossima. La questione si deve risolvere in questi giorni. Per questo continua la nostra mobilitazione. Non stiamo affatto tranquilli.

Analogamente il Governo deve mantenere l’impegno preso dal ministro Profumo a giugno sull’atto di indirizzo all’Aran per risolvere la questione scatti di anzianità. Su questo non stiamo chiedendo altri soldi perché opereremo con quelli già disponibili, quindi non riusciamo a comprendere le ragioni del ritardo.



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COMMENTI
08/11/2012 - Lo sciopero è un gioco delle parti (Gianni MEREGHETTI)

Lo sciopero è un gioco delle parti, questa è la tristezza di questa mobilitazione che parte scontata e rischia di finire già prima che inizi. Che cosa significa scioperare contro un governo che di fatto è in scadenza? e perché mai scioperare contro un governo che non può fare quella riforma strutturale sempre più urgente? C'è da protestare e come, ma lo sciopero è un gioco delle parti, l'atto dovuto e che tutti aspettano dal mondo sindacale. Non uno sciopero, ma il blocco della burocrazia, non questo diffuso andare contro studenti e genitori, ma mandare a vuoto i meccanismi di una scuola che si svende sempre di più alla rete! oggi più dello sciopero varrebbe una mobilitazione che porti all'attenzione di tutti la bellezza dell'insegnare, più che le lamentele che provocano le opinioni più diverse sarebbe interessante far emergere quanto sia affascinante insegnare, questa è la mobilitazione che urge, insegnanti, studenti e genitori che finalmente si chiedono perché insegnare sia così importante oggi, perché insegnare edifichi l'umano! Questo è il problema serio, non scioperi che lasciano tutto tale e quale, ma un impeto di costruzione, la decisione di fare di quel che si rischia ogni mattina in classe il punto di interesse per tutti, proprio come vi era scritto su una parete della scuola di Barbiana, "I CARE".