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SCUOLA/ Usare la ragione? Una "strana" forma di obbedienza

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)

Con la Lezione accademica introduttiva tenuta da Costantino Esposito il 7 novembre ha avuto ufficialmente inizio la prima edizione delle Romanae disputationes, concorso nazionale di filosofia per studenti liceali organizzato e coordinato dall'associazione ToKalOn didattica per le eccellenze, in collaborazione con Diesse, gli istituti Luigi Sturzo e Sant'Orsola di Roma, l'Istituto Malpighi di Bologna e la casa editrice Loescher di Torino. L'iniziativa è rivolta a tutti gli studenti del trienno liceale e le iscrizioni al concorso sono aperte fino a venerdì 22 novembre.  Per quanto riguarda le modalità di adesione tutti i dettagli sono disponibili sui siti di ToKalOn e di Diesse

Costantino Esposito ha "sfidato" ben 1300 studenti liceali, tra quelli presenti in sala e quelli collegati in web conference da molte parti d'Italia, sul titolo stesso del concorso Sapere Aude! Natura e possibilità della ragione umana, ricordando fin dall'inizio quanto sia elevata la posta in gioco dentro questa sfida: la scoperta personale dell'avventura del pensiero quale unica strada per poter verificare insieme la forza della ragione. 

Chi ha lanciato questa sfida con grande e drammatica consapevolezza, afferma Esposito, è stato Immanuel Kant che in un articolo dal titolo Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo? così ha scritto: "l'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! – è dunque il motto dell'illuminismo". 

Questo passo kantiano è la chiave di apertura del problema sulla natura della ragione umana: la ragione umana è una competenza personale, perché, sottolinea Esposito, ciascuno di noi ce l'ha in carico. La ragione è una facoltà che non ci possiamo scrollare di dosso e ci chiede di essere esercitata liberamente. Ecco allora il grande invito di Kant, invito a cui nessuno può sottrarsi, riecheggiare in tutta la sua potenza: abbiamo davvero il coraggio di servirci della nostra intelligenza senza delegare ad altri (ossia a chi determina le mode e i modelli culturali) il compito di ragionare per noi? Sapere Aude! significa quindi scoprire nella nostra esperienza umana che cos'è la ragione, o detto altrimenti, verificare personalmente la natura e le possibilità della nostra facoltà razionale.

In prima luogo questo coraggio non è una forma di eroismo solitario, ma è, così lo chiama Esposito, una "strana forma di obbedienza". Avere il coraggio di rischiare in proprio la ragione significa allora non censurare il dinamismo della ragione ma seguirne fino in fondo le sue esigenze. Questo dinamismo appartiene alla natura della ragione e non può essere una nostra attività arbitraria: la ragione vuole capire come stanno le cose e per capirle deve seguire le cose stesse. 



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