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SCUOLA/ Referendum Bologna, da Beppe Grillo ai Cobas il dio-Stato vuole tutto

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Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)  Eugène Delacroix, La libertà che guida il popolo (1830) (Immagine d'archivio)

A Bologna qualcosa si muove. Non è solo un altro capitolo del difficile riconoscimento della cosiddetta parità scolastica, diciamo pure della solita diatriba tra chi pensa che la scuola, per essere pubblica, debba essere statale e coloro che invece pensano che scuola pubblica sia anche quella non statale. Non è nemmeno che, a Bologna, su questa faccenda si farà un referendum tra i partigiani di  A, i contrari alle paritarie dell’infanzia, e quelli di B, i favorevoli. È piuttosto che il Pd bolognese prende nettamente le distanze da quella parte di se stesso che in questi ultimi anni si è alimentata, non tanto di politica, quanto di mistica (producendo tra l’altro danni politici incalcolabili allo stesso Pd). 

Pur chiamandosi in un altro modo, era di certo un Pd che si alimentava di politica quello che nel 1994 stipulava le convenzioni con i privati, nell’intento di consentire a tutte le famiglie bolognesi di mandare i loro figli in una scuola pubblica. In questo modo, l’allora sindaco di Bologna Vitali dimostrava, non soltanto di saper fare i conti con la realtà (la scarsità di “asili” comunali), ma anche di saper ottemperare al preciso dovere costituzionale di “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di un’attività di interesse generale” (art. 118). Magari faceva questo a malincuore, poiché i privati appartenevano in gran parte a quel mondo cattolico, guardato come un pericoloso concorrente politico-culturale, ma lo faceva per offrire un servizio ai suoi concittadini e perché non si poteva negare il grande valore politico (e democratico) che hanno pluralismo e sussidiarietà. 

Con lo stesso spirito il Pd di Bologna e il sindaco Virginio Merola si schierano oggi in difesa delle suddette convenzioni contro le iniziative dei referendari che vorrebbero abolirle. Ma la loro presa di posizione è ancora più meritoria, se pensiamo alla situazione che si è creata in questi mesi nell’area della sinistra italiana in generale e di quella bolognese in particolare. Sel, Movimento 5 Stelle, Cgil, Cobas, sinistra libertaria, associazioni come lo Uaar (l’unione degli atei e degli agnostici razionalisti), personaggi come Stefano Rodotà e Margherita Hack, tanto per citarne alcuni, tutti sono infatti schierati dalla parte dei referendari. Facile immaginare dunque le reazioni politiche (politiche?) nei confronti di un Pd che sceglie di schierarsi insieme alla Curia, al Pdl e alle associazioni per la scuola libera, semplicemente perché, sono parole del sindaco Merola, “è giusto farlo”. 

Ciò che a Bologna sta emergendo in modo eclatante è il lato mistico di un certa cultura politica italiana, che, come ho già accennato, ha già fatto grossi danni al Pd e che ancora più grandi potrebbe farne (non solo al Pd), se il Pd dovesse rimanervi invischiato. 



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