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SCUOLA/ Da Epicuro ad Auschwitz, la libertà si gioca in ogni istante

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Testa di Ulisse, Gruppo di Polifemo, Sperlonga (Immagine d'archivio)  Testa di Ulisse, Gruppo di Polifemo, Sperlonga (Immagine d'archivio)

Che cos'è la libertà? Una dimensione fondamentale dell'essere umano? Un'illusione della ragione a fronte di una realtà biologicamente determinata? Una struttura condivisa con il mondo animale? Queste sono alcune delle domande poste a Emidio Spinelli (docente di storia della filosofia antica alla Sapienza) e Giovanni Maddalena (docente di storia della filosofia nell'Università del Molise) nel corso del Convegno introduttivo al Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes 2015, sul tema "Libertà va cercando", di fronte a 2100 studenti liceali collegati in streaming e giunto quest'anno alla sua seconda edizione. 

Il tema scelto, ha sottolineato il direttore del Concorso, Marco Ferrari, riguarda tutti e per essere affrontato richiede un metodo: il confronto con la propria esperienza condotto dall'interno di un lavoro rigoroso e approfondito di ricerca filosofica. 

Spinelli, ripercorrendo le concezioni di libertà più diffuse del mondo antico, ci ricorda che si può parlare platonicamente di libertà come scelta che introduce a un destino, a una storia di cui l'individuo diventa responsabile e a cui è "soggetto", oppure aristotelicamente di atto libero come gesto consapevole delle conseguenze in termini di bene e male. Infine, citando Epicuro, Spinelli ricorda che la libertà può essere indeterminatezza, gioco casuale di atomi che inclinano con i loro movimenti le volontà, una libertà cosmica che non riguarda solo lo spirito umano ma si colloca all'origine del mondo sensibile, nella materia stessa, priva di ogni necessità e libera di generare nuove forme di vita. 

Secondo Maddalena, invece, la libertà coincide con la vita dell'io. L'io è sempre libero, anche se è sottoposto a pressioni di ordine politico o sociale. La libertà non è solo una possibilità di scelta indeterminata, poiché ogni decisione umana è sostenuta da motivi che la rendono ragionevole e che ci permettono di aderire a un ideale di bene, di bello e di buono. La libertà è, dunque, adesione a un'ideale che rende tollerabile anche ciò che di per sé non lo sarebbe e che apre alla possibilità di una piena realizzazione dell'io. Eppure, se l'affermazione della libertà come pura possibilità di scelta ha condotto alla "dittatura del desiderio" di cui oggi tanto si parla, anche il concetto di libertà come adesione comporta forti rischi, come mostrano le disastrose conseguenze dei totalitarismi novecenteschi sintetizzate nella mostruosa affermazione di Goring: "la mia coscienza è Adolf Hitler". E' il paradosso della libertà: essa non può essere né pura possibilità di scegliere né totale adesione a un'ideale. 

E dunque? A tutti i lettori il compito di giudicare partendo dalla propria esperienza. Nel frattempo gli studenti partecipanti al concorso, oltre che cimentarsi su temi tanto ardui, dovranno confrontarsi con la proposta della Fondazione Rui, che chiede loro di mettersi in relazione a casi concreti in cui le diverse concezioni di libertà possano dimostrarsi risolutive di problemi. Per noi adulti una possibilità di riflettere, per i ragazzi l'opportunità di crescere come persone. 



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