BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEMI SVOLTI MATURITA' 2014/ Violenza e non-violenza (Tipologia B, saggio breve o articolo storico-politico) di Luca Castellin (Esami di Stato)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Hannah Arendt (Immagine d'archivio)  Hannah Arendt (Immagine d'archivio)

TEMI SVOLTI MATURITA' 2014: VIOLENZA E NON VIOLENZA, TIPOLOGIA B DI LUCA GINO CASTELLIN - «Dov'è tuo fratello Abele?», chiese il Signore a Caino. «Non lo so», egli si affrettò a controbattere, «sono io forse il custode di mio fratello?». Invece, quest'ultimo lo sapeva bene. Il figlio maggiore di Adamo ed Eva aveva ucciso il fratello più piccolo. E, in questo modo, lui, il primo uomo nato da donna nella storia dell'umanità, segnava l'irrompere nelle dinamiche politiche, economiche e sociali della violenza. L'eco delle parole con cui Caino risponde in maniera lapidaria alla preoccupata domanda rivoltagli da Dio sulla sorte del fratello Abele dal libro della Genesi si è propagata fino al Novecento.

Nel corso dei secoli, la violenza e il suo rifiuto hanno intrecciato le loro traiettorie incessantemente, determinando il sorgere di una continua riflessione da parte degli intellettuali, delle autorità civili e religiose, nonché della gente comune. All'interno della civiltà occidentale, l'estrema durezza e pervasività dei comportamenti violenti, tipica del mondo classico, fu temperata dall'avvento del cristianesimo, che riuscì ad affermare nella quotidianità la testimonianza di una presenza originale in grado di scardinare ogni sistema politico o sociale. Nel riferimento a un'ideale estremamente concreto, che si incarnava nella costruzione di norme e istituzioni capaci di offrire una soluzione di compromesso e non violenta alle lotte interne e alle guerre tra unità politiche organizzate, il cristianesimo era riuscito a "normalizzare" l'orizzonte della vita sociale delle persone. 

Con l'avvento dell'età moderna, caratterizzata da un rifiuto – più o meno cosciente – della dimensione trascendente dell'uomo, che raggiunse il suo culmine con la Pace di Vestfalia, la quale riconobbe il definitivo passaggio a un sistema internazionale "secolarizzato", sorto sulle macerie della Respublica Christiana, la violenza venne apparentemente ancor di più "addomesticata", perché non più soggetta alle giustificazioni di carattere religioso, ma di fatto "sdoganata". L'incredibile ascesa del pensiero scientifico a partire dal XVI secolo, spinsero molti a credere che il dilemma della violenza fosse ormai superato. Con l'affermazione della scienza e della tecnica, il problema del potere – ossia del controllo dell'uomo sull'uomo – sarebbe stato accantonato. Tutte le principali ideologie politiche della modernità – dall'utilitarismo all'illuminismo, dal liberalismo al marxismo – erano convinte (e, molto probabilmente, i loro ultimi epigoni lo rimangono tuttora) che l'uomo non avrà più bisogno della violenza quando avrà raggiunto il dominio sulla natura fisica o sociale.

In apertura del Novecento, gli ultimi più o meno disincantati cantori del razionalismo e della Belle Époque avevano creduto che la violenza fosse un ricordo del passato. L'aumento dei rapporti economico-commerciali e l'edificazione di istituzioni internazionali stavano a indicare di una nuova fase della storia dell'umanità. La Prima guerra mondiale interruppe questo felice sogno a occhi aperti. Tuttavia, l'illusione dell'idealismo liberale – quello capeggiato, per esempio, da Woodrow Wilson – non evaporò. 



  PAG. SUCC. >