SCUOLA/ “Non educa più, e solo un ufficio pubblico in versione pop”

- Alessandro Artini

La scuola è ormai solo pubblica amministrazione senza più afflato educativo. Le questioni sono sempre più gravi ma Bianchi tace

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Esame di maturità al tempo del Covid (LaPresse)

Gentile ministro Bianchi,
mi consenta di fare qualche considerazione sullo stato dell’arte della scuola italiana.

Una prima osservazione è relativa agli scrutini e agli esami che, in molte scuole, hanno assunto una vocazione risarcitoria. Infatti, i voti alti si sono sprecati, particolarmente a conclusione degli esami di Stato. Forse, in questo modo, si è inteso compensare i giovani per i disagi subiti e causati da un anno scolastico molto difficile, ma l’idea di un siffatto risarcimento, sul piano educativo, è del tutto fasulla, nonostante il luccichio dovuto all’abbondanza dei “cento e lode”.

In questa chiusura di anno scolastico – mi perdoni, Ministro, se lo dico con franchezza – la valenza educativa della scuola è parzialmente scemata a vantaggio delle procedure. Anche l’innovazione del curricolo degli studenti, di per sé molto interessante, ha trovato un’attuazione “cerimonialistica”, più attenta alle forme che non alla sostanza. In questi giorni, non a caso, ricevo genitori che protestano contro la bocciatura dei figli, accompagnati regolarmente dagli avvocati. La scuola non è più uno spazio sacrale, in cui si rappresenta il messaggio educativo, bensì una parte, non sempre ben funzionante, della pubblica amministrazione. Non è cosa nuova, ma la pandemia ne ha rafforzato la tendenza.

Mentre la produzione di acronimi è proceduta a pieno ritmo, la distinzione concettuale tra gli stessi è tutt’altro che perspicua, come, ad esempio, quella tra la didattica a distanza (Dad) e quella digitale integrata (Did). Nei fatti, entrambe sono servite a completare costantemente le lezioni in presenza. Adesso dovremmo capire cosa farne, perché la richiesta di quel tipo d’intervento didattico è ben lungi dall’esaurirsi. Come si comporteranno le scuole, a fronte di richieste di Dad per gli alunni, che si assentano per motivi plausibili? Cosa fare con quegli alunni stranieri che rientrano in estate nei loro paesi lontani e ci chiedono, in questi giorni, di poter seguire in Dad i corsi di recupero? Se ammettessimo alla Dad gli alunni in isolamento, potremmo rifiutarla agli altri che hanno malattie diverse dal Covid? Se è plausibile che, per un periodo lungo di malattia, essi seguano le lezioni in Dad, come ci comporteremmo con gli assenti per brevi periodi? È giustificato rifiutare la Dad a chi ha un raffreddore, che lo tiene chiuso in casa per un paio di giorni? E con quegli alunni, gli hikikomori, che non escono di casa (spesso neppure dalle proprie camere), pur restando costantemente connessi con Internet, cosa faremo? E con quelli che hanno crisi di panico? Potrei andare avanti.

Personalmente, credo che molte risposte vadano affidate alle scuole, affinché prendano le loro decisioni in autonomia, tuttavia, una riflessione collettiva deve essere promossa.

Quando ero giovane, la pubblicità celebrava l’antenata di tutte le scuole a distanza, la gloriosa Radio Elettra di Torino, che appariva un frutto primordiale e precoce. Oggi tutte le scuole corrono il rischio di svolgere una parte delle loro attività a distanza, perché la Dad ne ha cambiato la natura. E non torneremo indietro, signor Ministro, anche se i docenti appaiono molto scettici verso le novità. Possiamo anche fare un Congresso di Vienna per la restaurazione della didattica in presenza, ma il seme della Dad ha già attecchito, anche se a molti appare come una pianta alloctona. Per questo, la pressoché totale assenza di un dibattito nazionale, salvo alcuni lampi notturni, non consente ai docenti di superare il senso di straniamento di fronte al quadro pop della scuola italiana, che è rimasta identica a se stessa pur navigando nell’etere.

Signor Ministro, debbo confessarle un’ultima cosa. Da quando le ho rivolto la mia precedente lettera aperta, non ho ancora capito come faremo a riaprire le scuole a settembre. Mi sembra chiaro che si manterrà il metro di distanza e che saranno usate le mascherine. Del resto, la variante Delta è qui, a due passi, in Gran Bretagna, e fa da monito… ma non mi è molto chiaro dove sarà possibile ospitare gli alunni, tenendo fermo il vincolo di quel famoso metro.

Sono state costruite nuove scuole da un anno a questa parte? Non credo; allo stesso tempo, gli spazi per ospitare gli alunni non sono complessivamente aumentati.

Anche per questo motivo sarà opportuno riflettere sulla Dad, perché essa rappresenterà il solo strumento atto a consentire il mantenimento delle distanze di sicurezza, lasciando a casa, a turno, gruppi di alunni di una stessa classe, collegati on line.

Signor Ministro, la terra si muove sotto i nostri piedi, mentre ci stiamo preparando al prossimo settembre. Le amministrazioni scolastiche regionali non sempre sono state all’altezza dei loro compiti: alcune afone, altre logorroiche, spesso intente in compiti di non chiara utilità, come i monitoraggi. Confidiamo in Lei, altrimenti i presidi, che, unitamente ad alcuni magnifici docenti, sono riusciti a tenere aperta la scuola italiana, non sapranno come fare. Se l’anno scolastico è giunto a compimento, ciò è dovuto unicamente a loro.

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