Ormai non vi sono più dubbi circa il fatto che la povera Sharon Verzeni sia stata assassinata da Moussa Sangare. Quest’ultimo era stato inchiodato dalle telecamere ma anche da una sua stessa ammissione ed ora è arrivata anche la terza “pistola fumante”, quella del dna. Ad un certo punto, come ricorda il Corriere della Sera, quello di Sharon Verzeni, omicidio commesso lo scorso 30 luglio in quel di Terno d’Isola, vicino a Bergamo, sembrava il delitto perfetto.
Non vi erano infatti sospetti nei confronti del suo fidanzato, ne tanto meno dell’ex o di un conoscente, di conseguenza sembrava davvero complicato riuscire a risalire al colpevole. Le forze dell’ordine hanno quindi indagato a 360 gradi, non escludendo alcuna pista, e nel contempo le trasmissioni tv e i quotidiani hanno dedicato ore di servizi e pagine di articoli all’argomento, fino a che un giorno, dal nulla, non è saltato fuori appunto Moussa Sangare.
SHARON VERZENI E LA TRACCIA DI DNA DI MOUSSA SANGARE: LA SCOPERTA DEI RIS
Quella sera l’omicida era uscito in bicicletta, ed è proprio sul suo mezzo che sono state trovate delle tracce di dna che non hanno lasciato spazio a dubbi circa il colpevole di quel brutale assassinio senza senso. Tutto merito di una piccola traccia che è stata trovata sulla mountain bike del ragazzo, così come individuati dagli abili uomini dei Ris di Parma.
Una piccola macchiolina che conferma come fra Moussa e Sharon Verzeni vi sia stato un “contatto” e che non lascio spazio a dubbi, se ancora ve ne fossero. Il ragazzo voleva fare qualcosa quella notte, si sentiva irrequieto, ed era quindi uscito di casa in bicicletta, pronto ad individuare il bersaglio perfetto. Aveva prima individuato due ragazzi, minacciati con un coltello ma fortunatamente non aggrediti, poi ha visto la preda perfetta, la povera Sharon Verzeni, che quella sera aveva deciso di farsi un giro in paese visto il troppo caldo della notte. L’ha quindi presa da dietro, aggredendola con tre pugnalate, e lasciandola al suolo in una pozza di sangue.
SHARON VERZENI E LA TRACCIA DI DNA DI MOUSSA SANGARE: COME È STATA UCCISA
La 33enne barista originaria di Bottanuco è riuscita a strisciare fino alla cabina telefonica per chiedere aiuto, per poi morire a seguito delle gravi lesioni riportate dopo l’accoltellamento brutale. Moussa Sangare aveva di fatto premeditato l’azione violenta, visto che in casa aveva preso un coltello da cucina e se l’era infilato poi nello zaino, alla ricerca appunto di un bersaglio facile.
Un omicidio brutale, a sangue freddo, che è stato confessato anche davanti ai carabinieri, dopo un interrogatorio durato diverse ore: “Le ho chiesto scusa prima di colpirla”, ha raccontato Moussa Sangarè agli uomini dell’arma, per poi precisare nel dettaglio come aveva colpito Sharon Verzeni, una volta al petto, con tanto di coltello rimbalzato, e poi tre volte alle spalle, mentre la ragazza stava scappando. Un’azione fulminea che non ha lasciato alcuna traccia di dna sul corpo della vittima, ad eccezione appunto dell’unica macchiolina di cui sopra rinvenuta sulla bici, un mix di materiale genetico di Sangare e di Sharon. Il pm chiederà il giudizio immediato, il processo inizierà a breve.